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01-02-16 MPS Weekly: L’aggiornamento del rapporto semestrale World Economic Outlook del Fondo Monetario Internazionale appare all’insegna di un cauto pessimismo

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La riunione del FOMC della Fed si è conclusa, come previsto, con tassi invariati. Di rilievo il fatto che nel comunicato non sia segnalata la….


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Monte dei Paschi di Siena


valutazione dei “rischi” congiunturali di breve termine. Fino a settembre 2015 i rischi erano stati valutati come “quasi bilanciati”; a dicembre, in occasione del rialzo dei tassi, i rischi erano considerati “bilanciati”. A gennaio, il Comitato si astiene dal valutare i rischi e afferma che “sta seguendo da vicino gli sviluppi economici e finanziari globali e sta valutando le loro implicazioni per il mercato del lavoro e l’inflazione e per il bilancio dei rischi”. Il FOMC appare quindi prendere tempo per valutare se le turbolenze dei mercati, il calo del prezzo del greggio, il rallentamento dei paesi emergenti e dei produttori di materie prime, l’apprezzamento del dollaro avranno effetti tali da indurre un cambiamento di rotta della politica monetaria rispetto alle proiezioni pubblicate a dicembre. Dal comunicato emerge che la ripresa USA potrebbe proseguire, ma ci sono potenziali effetti negativi dagli sviluppi “economici e finanziari globali”: a livello congiunturale il giudizio resta positivo, pur senza dare un giudizio diretto sulla crescita. Il comunicato indica che il mercato del lavoro è ancora migliorato “anche se la crescita ha rallentato a fine anno”, mentre consumi e investimenti crescono a ritmi “moderati” e il settore immobiliare continua a espandersi. Si evidenzia tuttavia il ruolo di freno delle esportazioni nette e delle scorte. Il Comitato non ritiene opportuno evidenziare esplicitamente timori per la ripresa domestica, che rimane sostenuta da buoni fondamentali. Il FOMC continua ad attendersi che “le condizioni si evolvano in un modo che richiederà solo aumenti graduali del tasso dei fed funds”, ma ribadisce che “seguirà da vicino il progresso effettivo e atteso verso l’obiettivo di inflazione”. I verbali in pubblicazione fra 3 settimane, l’audizione di Yellen in Congresso il 10 febbraio e i diversi discorsi in agenda nelle prossime settimane forniranno un quadro più preciso del grado di incertezza e dell’ampiezza ed articolazione del dissenso all’interno del FOMC.

Il prodotto interno lordo degli Stati Uniti è cresciuto al ritmo dello 0,7% annualizzato nel corso del quarto trimestre dopo il +2% del terzo trimestre e il +3,9% del secondo. La prima stima del dipartimento del Commercio è lievemente inferiore alle attese degli analisti che si attendevano un rialzo dello 0,8%. Nel trimestre l’indice dei prezzi delle spese per consumi personali (Pce) è cresciuto solo dello 0,1% rispetto al trimestre precedente mentre la componente core ha fatto registrare un rialzo dell’1,2%. Per l’intero 2015, il Pil è cresciuto del 2,4%, lo stesso ritmo del 2014 e lievemente al di sopra della media del 2,1% registrata a partire dal 2010, primo anno dopo la fine della recessione.

La banca centrale giapponese ha tagliato a sorpresa uno dei tassi di riferimento, portandolo sotto zero, nell’intento di rivitalizzare un’economia alle prese con le turbolenze dei mercati finanziari e il rallentamento della crescita mondiale, che minacciano l’azione di contrasto alla deflazione. L’istituto di emissione nipponico ha portato il tasso dei depositi liberi delle istituzioni finanziarie presso banca centrale a -0,1%. La decisione è stata presa dal board con 5 voti favorevoli contro 4. La BoJ ha ribadito di essere pronta a portare ulteriormente in negativo il tasso, se necessario. Resta invariato l’importo del programma di acquisto, con un target di espansione della base monetaria di 80.000 miliardi di yen l’anno. La scelta di tagliare il tasso dei depositi non significa, ha precisato il governatore Haruiko Kuroda, che il programma di quantitative easing abbia raggiunto un importo limite.
In precedenza una serie di dati economici aveva confermato la fase di debolezza congiunturale attualmente attraversata dal Giappone. Sul fronte inflazione, l’indice Cpi ‘core’ nazionale (cioè al netto degli alimentari freschi) ha segnato in dicembre un incremento dello 0,1% annuo, in linea con le stime; l’indice relativo all’area di Tokyo, che guarda un mese avanti, dunque a gennaio, ha mostrato invece una contrazione dello 0,1% su anno, a fronte di attese poste a +0,1%.

Il tasso di disoccupazione del paese si è mantenuto stabile al 3,3% in dicembre (in linea con le previsioni) mentre nello stesso mese la spesa delle famiglie si è contratta del 4,4% annuo (a fronte di stime per un calo più contenuto, del 2,4%). In contrazione anche la produzione industriale: -1,4% congiunturale il preliminare di dicembre, peggiore delle attese, fissate su un -0,3%. Un dato negativo è giunto anche dal settore edilizio: -1,3% su anno in dicembre per l’avvio di nuovi cantieri residenziali, su stime per un +0,5%.

In settimana, mercati rischiosi in rialzo in un contesto di persistente volatilità. La decisione della Bank of Japan di introdurre i tassi negativi, sia pure con gradualità, ha determinato un deprezzamento immediato dello yen del 2% ed il nuovo minimo storico di tutti i tempi del titolo governativo decennale, che ha toccato un rendimento dello 0,10%. Nel complesso, gli investitori continuano ad essere sorpresi dalla inventività ed assertività delle banche centrali ma questo sorpresa tende a dissiparsi sempre più rapidamente, con la presa d’atto che vi sono problemi che le banche centrali non possono gestire, come la bassa crescita della produttività e l’aumento dei rapporti di indebitamento nei mercati emergenti. Su tutto, la considerazione che l’attuale ciclo congiunturale espansivo appare molto maturo, per comparazione storica, ed ulteriori shock avversi potrebbero indurre una recessione conclamata. I mercati dei titoli di stato hanno evidenziato una flessione dei rendimenti in conseguenza dell’azione della Bank of Japan, di deboli dati macro statunitensi e degli esiti del FOMC della Fed. I mercati azionari hanno recuperato circa un terzo delle perdite subite da inizio anno, sulla spinta del recupero dei settori difensivi. Anche l’azionario emergente ha recuperato, sovraperformando i mercati sviluppati. Sul mercato delle materie prime, il petrolio ha prodotto un rally da ricoperture alla notizia che Russia e Opec potrebbero cooperare al taglio della produzione per sostenere i prezzi.

Fonte: BONDWorld.it


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