Banca MPS dati macro

02-07-18 MPS Weekly: I dati macro dell’anno

MPS. – Una prima metà dell’anno costellata da performance tutt’altro che esaltanti è passata e sarà difficile che venga rimpianta dagli investitori……

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Monte dei Paschi di Siena


IL QUADRO 

– Una de-escalation sulle politiche commerciali USA è necessaria per catturare il valore che si sta creando negli assets dei paesi emergenti

La prima metà dell’anno è passata e sarà difficile che venga rimpianta dagli investitori.  La tabella in fondo a questo documento nella colonna “da inizio anno” vede una chiara prevalenza di performance negative attraverso tutte le asset class.  Con le aspettative sulla crescita globale e degli utili societari che si mantengono solide, seppur in declino, l’azione dei prezzi sta creando meccanicamente aree di valore (gli emergenti di cui si tratta sotto ne sono un esempio) che per essere catturate hanno bisogno di un flusso di notizie almeno non-negativo su alcuni fronti (politiche commerciali USA in primis).  

La seconda parte dell’anno si apre con un calendario di dati macro piuttosto interessante negli USA, con l’indice ISM e il rapporto sul mercato del lavoro di giugno in uscita, mentre nell’area euro si completa il quadro degli indici PMI di giugno.  

MERCATI EMERGENTI: NECESSARIA UNA DE-ESCALATION SULLE POLITICHE COMMERCIALI USA

L’ambiente macro e di mercato non è stato facile per i paesi emergenti nella prima metà dell’anno.  Sul fronte macro, le tensioni commerciali e la fase di rialzo dei tassi della Fed hanno prodotto un declino delle aspettative di crescita, in particolare per i paesi dell’America latina.  Per quanto riguarda i mercati, dall’inizio dell’anno l’indice della valute emergenti ha ceduto circa il 7% vs. USD (vs. EUR il calo è stato limitato al 4%, grazie al contemporaneo deprezzamento dell’EURUSD) mentre quello dei bond (in valuta forte) circa il 1%.  L’MSCI paesi emergenti è giù di quasi il 10% da inizio anno contro performance comprese tra il +2% e il -2% per i maggiori mercati avanzati.  Dopo il declino visto a cavallo tra gennaio e febbraio e il recupero successivo, i paesi emergenti, a differenza dei mercati avanzati, hanno continuato il loro declino.  

Una molteplicità di fattori ha giocato a sfavore degli emergenti, ma tre fattori in particolare hanno determinato la cattiva performance:  

  1. la fase restrittiva della Fed che ha contribuito a determinare l’aumento dei rendimenti USA, con la salita del decennale in area 3% che ha trascinato al rialzo tutta la struttura dei rendimenti emergenti
  2. la politica commerciale USA che in ultima analisi colpisce in misura maggiore proprio i paesi emergenti, primi beneficiari dell’era della globalizzazione e dell’abbattimento delle frontiere (almeno per le merci)
  3. una serie di elementi idiosincratici che hanno colpito alcuni importanti paesi (Brasile, Turchia, Messico, Argentina)

La stabilizzazione dei rendimenti USA, unita alla minore influenza esercita dagli elementi idiosincratici, grazie per esempio a mosse di politica monetaria (Turchia) e programmi di stabilizzazione (Argentina), ha permesso di recuperare solo negli ultimi dieci giorni una postura più equilibrata per gli asset emergenti. 

La debolezza nel corso della prima metà dell’anno si è sviluppata nonostante una serie di fattori positivi per l’asset class: 

– Il differenziale dei rendimenti reali a 10y tra paesi emergenti e avanzati è al suo valore più elevato dal 2011-12 

– Le curve dei rendimenti (differenziale tra rendimenti a 10 e 2 anni) rimangono molto ripide 

– Le valutazioni dei tassi di cambio reali degli emergenti si trovano vicine ai minimi vs. USD (meno vs. EUR)  

– Sul fronte dei conti con l’estero, il quadro sui saldi di parte corrente degli emergenti è incoraggiante 

Due ulteriori elementi di attenzione sono: 

– Le fuoriuscite di capitale dall’asset class sono in corso, ma rimangono modeste, soprattutto se confrontate con i robusti afflussi degli ultimi anni.  Nonostante la relazione tra flussi e performance sia molto più tenue di quanto comunemente creduto, è evidente che, al margine, fuoriuscite di capitali significative potrebbero giocare un ruolo negativo 

– La performance dei fondi EM è stata estremamente povera, con una proporzione decrescente di fondi in grado di battere il benchmark: a giugno solo il 18% dei fondi batteva il benchmark di riferimento da inizio anno.  

Il punto critico, attorno a cui ruota la possibilità per gli investitori di catturare il valore che si sta creando, è la de-escalation sul tema politiche commerciali USA.  In particolare, qualsiasi azione che danneggi l’economia cinese, danneggia pari passu tutto il complesso degli emergenti più di quanto danneggi gli USA o l’Europa.  

Sinora, nonostante il clamore sul tema, sommando tutte le tariffe già in vigore e annunciate (in particolare le tariffe annunciate per settembre su ulteriori USD 200 mld di importazioni USA, ma escludendo le possibili tariffe sulle importazioni di auto possibili per novembre), solo circa l’1,6% del commercio mondiale sarà soggetto a tariffe.  

Il problema è che il mercato prevedibilmente si comporta come se questa percentuale sia destinata inesorabilmente a salire nei prossimi trimestri e, da gigantesco meccanismo anticipatore quale è, attribuisce una certa probabilità ad uno scenario in cui questo diventerà un problema macro globale.  Dal momento che il flusso di notizie su questo tema rimarrà estremamente volatile ma, al netto, negativo, non è affatto chiaro che le valutazioni degli emergenti abbiano già raggiunto un punto di minimo.    

Fonte: BONDWorld.it


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