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02-08-16 MPS Weekly: La FED ha lasciato invariati i tassi

La settimana segnata dalle attese per il meeting della FED e l’annuncio dell’EBA sui risultati degli stress test bancari, ha visto i mercati azionari comportarsi in modo interlocutorio. L’indice italiano, fortemente…


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Monte dei Paschi di Siena


influenzato proprio dal settore bancario ed in particolare apprensione per i risultati, ha registrato un po’ di volatilità, ma la settimana si è conclusa con performance positive dei mercati europei. I risultati dello stress test hanno eliminato incertezza e riportato fiducia sul sistema bancario italiano.  

Sono stati comunicati dalla Commissione Europea nei giorni scorsi i dati sulla Business Confidence (fiducia sul attività imprenditoriale) e Consumer Confidence (fiducia dei consumatori) nella zona Euro. Si è registrato un sostanziale equilibrio rispetto al mese precedente, questo grazie ad una compensazione tra una minor fiducia da parte dei consumatori ed una maggior confidenza nell’industria, nelle costruzioni e nella distribuzione al dettaglio. A livello geografico si è rilevato un sensibile incremento in Italia ed un calo in Francia e Spagna, con la Germania risultata invariata.
Sempre in settimana è stato rilasciato il Pil della Gran Bretagna: il dato, migliore delle attese che puntavano su un +0,5%, è cresciuto dello 0,6% nel secondo trimestre (prima quindi della Brexit), dallo 0,4% del trimestre precedente. La produzione industriale è cresciuta del 2,1%, il livello più alto dal 1999, con il settore manifatturiero in aumento dell’1,8%. Ora, per l’effetto della Brexit, si prevede per il terzo e quarto trimestre un Pil in caduta che potrebbe spingere il Paese in recessione per la prima volta dal 2009.

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La FED, come da previsioni (con nove membri su dieci concordi sulla decisione), ha lasciato invariati i tassi sui Fed-Funds tra lo 0,25% e lo 0,50%, ma ha migliorato la sua valutazione sulle recenti performance economiche in Usa. Il FOMC (Federal Open Market Committee) ha sottolineato che i rischi nel breve termine sono calati, lasciando quindi aperta la porta per un rialzo dei tassi nei prossimi mesi (tra settembre e la fine dell’anno). A far propendere per un nuovo rinvio del rialzo dei tassi è stata l’incertezza che ancora circonda l’economia globale che, a differenza di quella americana, mostra segni di grande debolezza con prospettive tutt’altro che confortanti: a preoccupare sono soprattutto l’apatia della crescita dell’Europa a cui si è aggiunta l’incognita sugli effetti nel medio-lungo termine della Brexit e il prolungato rallentamento della Cina. 

Il contesto macroeconomico americano, invece viene descritto dalla Fed più solido, con un mercato del lavoro rafforzato (a differenza di quanto riportato mesi fa nelle precedenti riunioni del FOMC, in cui i dati contenuti nell’Employment Report avevano destato un po’ di preoccupazione). L’attività economica, sebbene ad un ritmo moderato, ha continuato ad espandersi, con i consumi che risultano solidi (e rappresentano due terzi della crescita Usa) ma gli investimenti ancora non particolarmente, mentre l’inflazione rimane sotto il 2% (in parte dovuto al calo dei prezzi dell’energia).

Il comunicato quindi lascia intendere che, con una riduzione dei rischi di breve termine, che nei mesi scorsi avevano pressoché congelato il sentiero di rialzo dei tassi, un aumento dei Fed Funds sarebbe possibile in tempi relativamente ravvicinati. Pensare che si possa già trattare del meeting di settembre è ancora prematuro: un’indicazione potrà venire sicuramente dalla lettura dei dati in uscita nelle prossime settimane e dall’intervento della stessa Yellen in programma a Jackson Hole per la fine di agosto. 

Nel frattempo, nella giornata di venerdì, sono stati rilasciati i dati sulla crescita del PIL Usa: la prima lettura rileva risultati inferiori alle attese. Nel Q2 l’economia statunitense ha messo a segno un incremento dell’1,2% contro un 2,6% stimato ed una revisione del Q1 da 1,1% allo 0,8% . La seconda lettura del dato avverrà a fine agosto e sarà così possibile avere la conferma se la componente degli investimenti, particolarmente negativa in questa occasione, mostrerà ancora un calo così consistente (-3,2%, calo maggiore dal 2009). 

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La Bank of Japan ha deciso di intervenire sul mercato annunciando un rafforzamento dello stimolo monetario effettuato attraverso un raddoppio dei propri acquisti annuali di ETF, deludendo le aspettative del mercato che si aspettava provvedimenti ben più decisi come un ulteriore movimento dei tassi in territorio ancora più negativo, un acquisto di titoli di stato fino a stimoli estremi come il famoso “helicopter money”. In tale contesto abbiamo assistito ad un rafforzamento dello yen contrapposto ad una chiusura in lieve calo dell’indice Nikkei.

Fonte: BONDWorld.it


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