A livello globale il movimento di risk-off dei mercati post-referendum si è materializzato nei due giorni seguenti; da lì il recupero è stato rapido ed inatteso….
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Monte dei Paschi di Siena
Nell’area euro, ed in particolare nel nostro paese, le preoccupazioni sulle conseguenze della Brexit sono state soppiantate, o forse hanno trovato uno sbocco, nella debolezza del settore bancario. A fronte di: (a) rendimenti obbligazionari in continuo calo ed il programma di acquisti della BCE che impedisce un allargamento dello spread BTP-bund, e (b) indici azionari ex-banche che continuano ad essere guidati da fattori globali (S&P500 pochi decimi di punto percentuale al di sotto dei suoi massimi storici), il settore ha assunto il ruolo di catalizzatore della debolezza del sistema finanziario.

In chiusura di settimana tuttavia, appariva evidente da diverse fonti che la drammaticità del momento sta contribuendo a fare in modo che, uno dopo l’altro, tutti i vari pezzi del puzzle si posizionino correttamente per una manovra che potrebbe essere ricordata come seminale nel processo di aggiustamento del settore bancario. La nozione che le norme (in particolare la combinazione dell’art. 32 della direttiva sulle risoluzioni bancarie BRRD e l’art. 107 del Trattato sul funzionamento dell’UE) permettono nelle attuali circostanze un intervento statale unita alla circostanza che altri sistemi bancari (Germania, Portogallo) devono confrontarsi con problemi simili, è oramai diventata una visione accettata dalla maggioranza dei policy makers e degli attori di mercato. Da ultimo, venerdì nella sua consultazione annuale sull’Area Euro, anche il Fondo Monetario Internazionale si è apertamente espresso in favore dell’idea di esercitare flessibilità sul tema degli aiuti di stato per il settore bancario.
A parte le problematiche relative al settore bancario, il singolo fattore che più sta impattando le dinamiche di mercato è l’azione delle banche centrali. Con la Fed ferma sul fronte tassi, la Banca d’Inghilterra che si appresta ad allentare ulteriormente (possibilmente nel suo meeting di questa settimana) e la BCE pronta a seguirla, un incendio è stato appiccato sul mercato dei tassi (per usare le parole del Financial Times). Questo sta beneficiando le obbligazioni, le azioni, i metalli preziosi, i paesi emergenti e sta impattando negativamente le valute le cui banche centrali devono allentare la politica monetaria e appunto le banche. La preoccupazione maggiore qui è la profittabilità, a fronte di un ambiente di bassi tassi per un periodo prolungato, più che possibili azioni di risoluzione/bail-in. Infatti, a differenza che nel precedente episodio di debolezza del settore (gennaio-febbraio), in cui le obbligazioni bancarie subivano la maggior parte del danno, attualmente la debolezza si concentra sulle quotazioni azionarie.
Sul fronte dei dati macro, il mercato del lavoro USA ha cancellato velocemente il dato deludente di maggio. A giugno la crescita degli occupati (287 mila) è stata superiore alle aspettative (180 mila) con una continuazione della moderazione salariale (+0,1% sul mese, +2,6% su base annua) che dovrebbe mantenere la Fed ferma sul fronte tassi in attesa di osservare l’eventuale impatto della Brexit sull’economia globale. A questo proposito nell’ultima settimana è continuato il flusso di banche e istituzioni che rivedono al ribasso la crescita del 2016/2017 in anticipazione del rallentamento indotto dalla Brexit. La tabella fornisce un quadro dell’azione recente su questo fronte.
Revisioni al ribasso delle stime sul Pil post-Brexit, var. annua %, Fonte: report case d’investimento, FMI.

In Europa i pochi dati rilasciati in settimana sono passati quasi inosservati dal momento che si riferiscono al periodo precedente al referendum. Di interesse un’indagine speciale post-referendum condotta sulla fiducia dei consumatori nel Regno Unito che ha mostrato una caduta record della fiducia; da un livello di -1 in giugno (pre-referendum) e da un valore medio di zero nel periodo gennaio-giugno, l’indice è calato a -9 nella rilevazione post-referendum, il minimo dal dicembre 2013. Non sorprendentemente, e a conferma di come le nostre attitudini e predisposizioni abbiano un profondo impatto psicologico, il calo della fiducia è stato decisamente più marcato tra i sostenitori del Remain rispetto ai sostenitori del Leave.
Per quanto riguarda i maggiori eventi della settimana: la Banca d’Inghilterra ha in programma il suo meeting di politica monetaria per giovedì 14 con gli economisti divisi quasi perfettamente a metà tra chi si attende un taglio dei tassi di 25 punti base e chi si attende tassi invariati allo 0,50%. Nell’area euro verrà rilasciata la produzione industriale di maggio, interessante per capire come si è sviluppata l’attività nel secondo trimestre, ma totalmente inutile in chiave prospettica allo scopo di capire l’impatto che la Brexit avrà sull’attività economica nella seconda metà dell’anno. Da segnalare anche il meeting Ecofin/Eurogroup che vede Spagna e Portogallo a rischio di multe per non aver rispettato le regole sul deficit pubblico.
Fonte: BONDWorld.it
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