La settimana appena passata si è chiusa con variazioni vicine allo zero per i maggiori indici azionari e con rendimenti obbligazionari in moderata flessione.. …
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Monte dei Paschi di Siena
In un vuoto per quanto riguarda i dati macro, il focus è stato sugli utili delle società europee del primo trimestre. In sintesi la storia sinora è stata: ricavi sensibilmente inferiori alle aspettative, utili che hanno invece battuto le aspettative grazie alla profonda revisione al ribasso degli utili avvenuta negli ultimi mesi, ed in particolare a febbraio, quando il collasso del mercato ha provocato il più alto tasso di revisione al ribasso degli utili societari degli ultimi sette anni.
Sul fronte macro, la prima stima del Pil del primo trimestre italiano, nonostante le turbolenze di mercato e le preoccupazioni sugli impatti che queste avrebbero potuto avere sul livello di attività, è uscito in linea con le aspettative (0,3% rispetto al trimestre precedente). Il tasso annuale (rispetto al primo trimestre 2015) è risultato l’1%. L’Istat renderà nota la composizione della crescita solo il 31 maggio, ma ha confermato che la crescita è stata guidata dalla domanda interna, con le esportazioni nette (esportazioni meno importazioni) che hanno contribuito negativamente. Il dato costituisce il quinto incremento trimestrale del Pil e conferma che la ripresa è in corso ma si mantiene modesta. Gli indicatori di fiducia suggeriscono una prosecuzione di una crescita moderata anche nel Q2. Da notare che il raggiungimento della previsione governativa per il 2016 (1,2%) richiede una accelerazione della crescita rispetto al primo trimestre.
Negli Stati Uniti i dati si sono concentrati nella giornata di venerdì, con le vendite al dettaglio di aprile che si sono rivelate relativamente robuste, smentendo alcuni timori di un deciso rallentamento basati sugli utili di diverse società del settore retail. Anche la fiducia dei consumatori di maggio ha fornito segnali positivi sullo stato dell’economia USA. Di conseguenza l’indicatore della Fed di Atlanta per la crescita del Pil nel secondo trimestre, che tenta di tracciare il tasso di crescita dell’economia “in tempo reale”, è salito al 2,8% (dal 2,2% precedente).
Riprendendo il tema delle conseguenze per i diversi attori del sistema economico dei tassi bassi/negativi: la Spagna si è unita ad altri emittenti (governativi e non) che vogliono sfruttare la finestra d’opportunità fornita dall’attuale livello dei tassi sulle scadenze ultra-lunghe (il tasso EUR swap a 50 anni è poco sopra l’1%), emettendo un titolo con scadenza 50 anni. L’emissione di 3 mld (cedola 3,45%, oltre 10 mld di ordini) è stata digerita facilmente dal mercato, così come le precedenti emissioni del Belgio e della Francia, e al pari di ciò che in tutta probabilità accadrà se l’Italia dovesse unirsi al club.
In settimana (mercoledì) è atteso il giudizio conclusivo sui conti pubblici italiani da parte della Commissione Europea. Come noto, l’Italia con l’ultimo DEF (Documento di Economia e Finanza) ha rimandato al 2019 il raggiungimento del pareggio di bilancio, pianificando per il 2016 una politica fiscale sensibilmente meno restrittiva rispetto agli ultimi anni. Il rischio è una procedura d’infrazione per violazione della regola del debito. Al momento il risultato più probabile pare essere un via libera sulla base delle argomentazioni del MEF (pressione deflazionistica, riforme strutturali, sottostima dell’output gap), dettagliate in un corposo documento spedito recentemente alla Commissione Allo stesso tempo dalle ultime indiscrezioni di stampa sembrerebbe che al governo italiano verranno richieste solide garanzie sulle misure da prendere in caso di deviazione dagli obiettivi programmati.
Sullo sfondo nelle prossime settimane rimangono alcuni importanti eventi come la conclusione della prima revisione del programma di aiuti alla Grecia, che dovrebbe arrivare in occasione dell’Eurogruppo del 24 maggio. Anticipando una conclusione positiva, nell’ultima settimana i titoli greci hanno performato bene, con un declino del rendimento decennale al 7,4%; verso la metà di febbraio il rendimento era dell’11,6%. Durante il fine settimana il PM Tsipras ha ipotizzato un ritorno sul mercato primario nel 2017 se la Grecia riuscisse ad ottenere una ristrutturazione del debito.
Il prossimo mese avremo il meeting di politica monetaria della Fed il 15 giugno e l’evento che in tutta probabilità provocherà un discreto livello di stress sui mercati, il referendum sulla “Brexit”, con gli ultimi sondaggi che danno le due opzioni (“Remain” e “Leave”) pericolosamente appaiati.
Fonte: BONDWorld.it
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