L’indagine congiunturale sul morale degli investitori della zona euro mostra a gennaio un deterioramento superiore alle attese, a riflesso di timori sulle ricadute del rallentamento cinese a livello di economia globale…..
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Monte dei Paschi di Siena
L’indice mensile curato da Sentix, istituto di ricerca con sede a Berlino, segnala una contrazione a 9,6 da 15,7 di dicembre, a fronte di attese di consenso poste a 12,2, prima flessione da ottobre e valore più basso da gennaio dell’anno scorso. Il deterioramento di sentiment appare imputabile soprattutto alla situazione cinese. L’impatto del calo dei prezzi del petrolio sull’inflazione non è temporaneo e la Bce rimarrà fedele al proprio obiettivo di portare l’inflazione vicina al 2% nel medio termine. Lo indica il capo economista della Bce, Peter Praet, capo economista della Banca centrale europea, in un commento comparso sul giornale tedesco Sueddeutsche Zeitung. Parlando dell’impatto sull’inflazione del calo dei prezzi del petrolio Praet ha sottolineato che “l’effetto, tuttavia, non è trascurabile o temporaneo”. Dai verbali dell’ultimo consiglio di politica monetaria della Banca centrale europea, svoltosi il 3 dicembre scorso e concluso con la decisione di limare di un ulteriore 0,1% il riferimento sui depositi, risulta che la decisione di tale entità permette a alla Bce di mantenere margine per ulteriori misure espansive, ove necessarie ed indotte da insoddisfacente andamento dell’inflazione. I rischi sullo scenario dei prezzi, si legge nelle minute pubblicate, sono da mettere in relazione in primo luogo a turbolenze sui mercati emergenti e sul fronte geopolitico, che incombono sui fondamentali della zona euro. La Bce ribadisce che spetta alla politica economica fare il proprio ruolo, dal momento che la banca centrale sta gestendo quella monetaria in direzione più accomodante possibile. Oltre a ridurre il riferimento sui depositi straordinari da -0,2% a -0,3%, il consiglio del mese scorso ha votato a favore di un’estensione temporale di sei mesi – fino a marzo 2017 – del programma di ‘quantitative easing’ mirato al rilancio del credito e dei consumi. La mossa Bce ha però deluso i mercati finanziari, che si erano sbilanciati fino a scommettere provvedimenti ancora più aggressivi.
“Si è pensato che un taglio di 10 punti base sul tasso dei depositi non potesse innescare alcuna ricaduta negativa, oltre a offrire il vantaggio di lasciar spazio a eventuali nuovi aggiustamenti al ribasso, quando questo si rivelasse necessario” si legge nelle minute. “Si sono inoltre valutati i rischi sullo scenario per l’inflazione armonizzata e si è giudicato che restano sostanzialmente al ribasso”, aggiunge la relazione. Sempre dalle minute emerge – come in realtà si poteva anticipare dalle parole del presidente Mario Draghi a inizio dicembre – che alcuni consiglieri erano a favore di un intervento più incisivo, ovvero un taglio di 0,2% del riferimento sui depositi, mentre altri avrebbero preferito un nulla di fatto. Altri ancora chiedevano provvedimenti ancora più espansivi, un’ulteriore estensione temporale del programma ‘QE’ o anche un incremento del volume degli acquisti. Novembre deludente per la produzione industriale italiana, che non fa eccezione nella zona euro in una chiusura d’anno che rischia di essere più debole delle attese, per effetto della frenata delle economie emergenti, Cina in testa. Secondo i numeri diffusi da Istat, la produzione è calata di 0,5% su mese dopo l’incremento di pari entità registrato ad ottobre. Su base annua la produzione italiana ha frenato la propria crescita a 0,9% da 3% segnato ad ottobre. Il consenso ipotizzava una crescita dello 0,2% su base mensile e di 2,5% tendenziale. Positive erano anche le indicazioni delle indagini qualitative sui direttori acquisti, come rilevate dall’indice Markit PMI manifatturiero. Il calo ha coinvolto tutti i raggruppamenti, dai beni di consumo all’energia. I dati di produzione industriale pongono rischi al ribasso sulla stima governativa di crescita del Pil nel 2015, già limata a +0,8% da +0,9% indicato nel Documento di economia e finanza, e inducono a guardare con una certa prudenza al contributo che l’industria italiana potrà offrire nel 2016 mentre abbondano gli elementi di incertezza, soprattutto sul fronte internazionale. Nello stesso mese la produzione industriale tedesca è calata dello 0,3% su mese (+0,5% le attese) e quella francese di 0,9% (-0,4% la stima). Nell’intera zona euro la flessione della produzione è stata dello 0,7%, secondo i dati diffusi da Eurostat. Le statistiche di ottobre sono state riviste al rialzo ad un incremento dello 0,8% su mese e del 2% su anno rispetto ad una prima lettura per rispettivamente +0,6% e +1,9%. La flessione mensile di novembre è la peggiore dall’agosto 2014 e la lettura su anno la più debole da aprile.
Negli Stati Uniti, le vendite al dettaglio di dicembre calano dello 0,1% mensile, dopo l’incremento dello 0,4% di novembre. In tutto il 2015, l’incremento è del 2,1%, il dato più debole dal 2009, dopo il +3,9% del 2014. Al netto di auto, carburanti, materiali da costruzione e servizi alimentari le vendite al dettaglio calano dello 0,3%. Questo gruppo, le cosiddette vendite core, traccia più strettamente la componente del Pil relativa alle spese dei consumatori. La produzione industriale statunitense di dicembre evidenzia una contrazione dello 0,4%, principalmente per effetto della debolezza delle utilities (la cui produzione flette del 2% mensile, dopo il calo del 5% mensile di novembre), riconducibile a temperature superiori alla normale stagionale. Di questa circostanza pare esservi evidenza anche nel report sulle vendite al dettaglio, che mostra una flessione dello 0,9% per le vendite presso gli esercizi di abbigliamento. Prosegue la flessione dei prezzi dei carburanti, che spinge al ribasso le vendite al dettaglio nominali. Altra settimana in caduta libera per i mercati rischiosi, dopo il già pessimo inizio d’anno. Dati deboli sui livelli di attività negli Stati Uniti, l’elevata incertezza sulla politica valutaria cinese ed il collasso nei prezzi del petrolio pesano sugli investitori, già preoccupati per la elevata longevità di questo ciclo espansivo di mercato. Sul mercato dei titoli di stato, la fase di avversione al rischio alimenta gli acquisti, con i rendimenti decennali per Stati Uniti, Germania e Regno Unito diminuiti da inizio anno tra i 15 e i 30 punti base. La debolezza dei livelli di attività economica induce ad aumentare le probabilità (soggettive basate su indicatori di mercato) di nuovi allentamenti dei tassi ufficiali. Nelgi Stati Uniti, ad esempio, il mercato appare ora prezzare solo un ulteriore aumento dei tassi da 25 punti base. Sui mercati azionari, continua la sottoperformance degli emergenti rispetto agli sviluppati. E’ iniziata la reporting season del quarto trimestre 2015, il consenso è per una contrazione degli utili per azione del 5% sull’anno precedente, che comprende un calo del 70% per il settore energia. Per l’Eurozona il consenso è per una crescita annua degli utili per azione del 10% circa, spinto soprattutto dai consumatori.
Fonte: BONDWorld.it
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