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18-04-16 MPS Weekly: Un nuovo concetto si sta facendo strada, quello dell’helycopter money

Ci sono mille e un modo in cui le banche centrali possono implementare quello che viene volgarmente definito “stampare moneta”. Le politiche non-convenzionali (in particolare il quantitative easing, o QE per gli amici) messe in pratica….


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Monte dei Paschi di Siena


negli ultimi anni dalle maggiori banche centrali (Fed, BCE, BoE, BoJ) si sono concentrate su una particolare modalità, che prevede la creazione di moneta rivolta all’acquisto di asset finanziari (obbligazioni governative, covered bonds, ABS, obbligazioni societarie e, nel caso della Banca del Giappone, ETF) . Dall’altro lato della transazione vi è un soggetto che deteneva un asset finanziario e che in tutta probabilità reinvestirà i proventi della vendita in un altro asset finanziario, magari con un profilo di rischio più elevato (innescando l’effetto ribilanciamento di portafoglio citato da Bernanke). L’operazione contribuisce ad un rialzo dei mercati finanziari e ad un effetto ricchezza dovuto al fatto che i detentori di questi asset dovrebbero percepirsi come “più ricchi”. Il problema inizia in questo punto, nel momento in cui la logica sottostante prevede che gli spiriti animali di questi neo-ricchi provochino un impatto positivo su consumi e investimenti.  

Questa è chiaramente una versione ultrasemplificata del modello, ma ad ogni modo questa visione felice del meccanismo sottostante le politiche di QE è stata ultimamente sotto attacco da diverse direzioni a fronte del suo apparente insuccesso nel ravvivare la dinamica della crescita, dell’occupazione e dell’inflazione. Di conseguenza, un nuovo concetto si sta facendo strada, quello dell’helycopter money, che equivale, nelle sue varie declinazioni, al finanziamento monetario di un aumento del deficit di bilancio pubblico. Quanta strada potrà fare il dibattito (e non solo in Germania) su un tema così spinoso e controverso è arduo dire. Ma il semplice fatto che l’argomento sia dibattuto è un segnale di quanto eccezionali siano i tempi in cui viviamo.  

Tornando a cose più prosaiche, la settimana sui mercati finanziari è stata dominata, come era prevedibile, dal tema delle banche. Tutti i maggiori indici hanno messo a segno performance elevate (dal 1.6% dello S&P500 a oltre il 4.5% dello EuroStoxx50 al 6,5% del Nikkei), ma è sul settore bancario che il livello di eccitazione ha raggiunto livelli oramai dimenticati. Ed il fenomeno non ha riguardato solo le banche italiane a seguito del varo del fondo “Atlante”, ma ha coinvolto il settore delle banche europee e USA. Queste ultime hanno beneficiato di una prima tornata di utili da parte di nomi come JPMorgan e Bank of America che hanno restituito un’immagine di un settore in salute. Da notare che gli indici bancari delle tre aree hanno toccato un minimo lo stesso giorno (il 7 aprile), mettendo poi a segno un forte rally (Italia 22%, Area Euro 12%, USA 8%).    

Sulle altre alte asset class i movimenti sono stati decisamente più moderati ed in linea con l’ambiente di rally visto sui mercati azionari. L’Euro si è apprezzato nei confronti del dollaro e i rendimenti obbligazionari si sono mossi di pochi punti base. In particolare il rendimento del bund decennale ha fallito per la seconda volta quest’anno il tentativo di violare il minimo storico di 0,075% segnato giusto un anno fa (20 aprile 2015).    

Mentre il risanamento del settore bancario è un tema che prevedibilmente ci accompagnerà per i prossimi mesi e trimestri, un altro tema che potrebbe ritornare alla ribalta nelle prossime settimane è quello del bail-out greco. Ultimamente si è riaperta la diatriba tra il FMI e le istituzioni europee: da un lato il FMI insiste sul fatto che il debito greco continua ad essere insostenibile e un’operazione di ristrutturazione è necessaria. Christine Lagarde è stata molto chiara su questo punto in settimana sostenendo che forzare Atene a raggiungere i surplus di bilancio richiesti (circa il 3,5% del Pil) ammonterebbe ad uno sforzo insostenibile ed irrealistico da parte del popolo greco. Lo stato del pacchetto greco sarà l’oggetto della riunione dell’Eurogruppo questo venerdì. Il rischio è che le divisioni determinino un abbandono del FMI (che non ha ancora firmato il bail-out del luglio 2015), cosa che renderebbe l’intero processo un pochino complicato. A rischio c’è l’esborso di una tranche di aiuti da € 5 mld, che appare necessaria per il pagamento a fine luglio di € 3,5 mld dovuti alla BCE. Vista la pluralità di problematiche che affliggono l’area euro (da quelle più prettamente macroeconomiche a quelle sociali, come la crisi dei migranti) vi è da pensare che una buona dose di ragionevolezza sarà messa sul tavolo da tutte le parti in causa e un escalation verrà evitata. Ad ogni modo anche questo è uno spazio da tenere sotto osservazione nelle prossime settimane.  

Giovedì è in programma il meeting mensile di politica monetaria della BCE. Dopo le importanti misure introdotte a marzo questo meeting sarà un non-evento in termini di misure di politica. In tutta probabilità Draghi reitererà concetti già ribaditi più volte riguardo: (a) la fiducia della BCE che le misure adottate aiuteranno la crescita e contribuiranno a riportare l’inflazione verso il target (vicino ma al di sotto del 2%), (b) la disponibilità a rispondere con ulteriori misure in caso crescita ed inflazione dovessero continuare a deludere. In aggiunta, Draghi sarà costretto a chiarire la posizione della BCE riguardo la politica sui tassi, dopo aver dato l’impressione, nel meeting di marzo, che ulteriori tagli siano contemplati in misura solo marginale; il mercato prezza un ulteriore taglio del tasso sui depositi entro fine anno. La parte più interessante del comunicato e della conferenza stampa riguarderà però il dibattito in corso sulla reale efficacia delle misure non convenzionali e le possibili innovazioni che potrebbero essere introdotte nel caso in cui l’attuale mix di crescita (bassa) ed inflazione (vicina allo zero) dovesse persistere. A questo proposito vi è stato recentemente un curioso “incidente”, che ha visto Draghi ed il capo economista della BCE Praet rispondere ad una domanda sull’ helycopter money in maniera diametralmente opposta.  

Per quanto riguarda i dati macro, venerdì i numeri preliminari di aprile sugli indici di fiducia PMI in Francia, Germania e Area Euro forniranno i primi elementi per capire cosa ci dobbiamo attendere per il livello di attività economica nell’area euro nel secondo trimestre. Ricordiamo che il primo trimestre ha visto una flessione dell’indice PMI composito (industria+servizi) rispetto ai livelli del Q4 2015, rimanendo comunque in territorio di espansione.  

Fonte: BONDWorld.it


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