La settimana è incentrata sulla giornata di mercoledì, che si aprirà con il risultato del meeting della Banca del Giappone e si chiuderà con il meeting del FOMC della Fed……
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Monte dei Paschi di Siena
Dopo aver ricevuto segnali contrastanti nelle ultime settimane sia dal flusso di dati macro che dalle dichiarazioni dei membri della banca centrale USA, il mercato si avvicina all’evento attribuendo una probabilità del 20% ad un rialzo dei tassi. I dati sui prezzi al consumo di venerdì agevoleranno al margine le ragioni di chi, all’interno del FOMC, ritiene che sia arrivato il tempo per un secondo rialzo dei tassi, dopo quello oramai lontano di dicembre 2015.
I mercati finanziari appaiono ben impostati in apertura di settimana, con gli indici asiatici in territorio positivo e gli indici europei in rialzo attorno all’1%. Durante il fine settimana i risultati delle elezioni a Berlino (calo per entrambi i partiti maggiori, CDU e SPD e avanzata dell’AfD che è stata comunque inferiore alle previsioni) hanno evidenziato il difficile momento del governo Merkel. Una delle conseguenze di questo stato di cose sarà in tutta probabilità un irrigidimento della Germania nei confronti delle richieste italiane di maggiore flessibilità sui conti pubblici del 2017. Il Presidente della Bundesbank Weidmann ha rilasciato ieri dichiarazioni alla stampa italiana che vanno esattamente in questa direzione.
La settimana appena conclusa non è stata certamente gentile con gli investitori europei. La debolezza dei mercati azionari è stata una costante della settimana e si è esacerbata venerdì, in congiunzione con la notizia della possibilità di una mega multa di $14 mld a Deutsche Bank da parte del Dipartimento di Giustizia USA; la sorpresa non è rappresentata dalla possibilità della multa ma dalla sua entità dal momento che il mercato si attendeva una richiesta iniziale di circa $5 mld . Il bilancio della settimana vede i maggiori indici europei in calo del 3% (la peggior settimana da metà febbraio per lo Euro Stoxx), con le banche area euro in calo del 7% e quelle italiane del 9%. Sul fronte obbligazionario, dopo il grosso sell-off della settimana precedente, i rendimenti dei titoli governativi a dieci anni sono rimasti praticamente stabili.
Il meeting della Banca del Giappone (BoJ) di mercoledì riveste una certa rilevanza. Il paese è intrappolato nello stesso tipo di ambiente macroeconomico che caratterizza in maggiore o minore misura tutte le economie avanzate, con la sola differenza che vi è immerso da più tempo. La BoJ è stata la prima a sperimentare politiche non-convenzionali (in particolare l’acquisto di titoli) e a sperimentarne una certa inefficacia e potrebbe essere la prima a ripensare interamente l’impianto di politica monetaria, con evidenti effetti sulle altre banche centrali. Nel meeting del 28-29 luglio la BoJ ha annunciato un comprehensive assessment della sua politica, i cui risultati saranno condivisi con il mercato mercoledì mattina. Le aspettative degli operatori sono le più varie e la possibilità che il mercato reagisca in maniera scomposta ad eventuali annunci è elevata.
In gennaio il taglio dei tassi in territorio negativo ha provocato un deciso e non desiderato apprezzamento dello yen. In luglio l’aumento degli acquisti di ETF (diretti a sostenere il mercato azionario) non ha sortito effetti particolari; la performance del Nikkei da allora è nell’intorno di quella dello S&P500 o dello Euro Stoxx mentre da inizio anno è la peggiore tra i maggiori mercati.

Sul fronte domestico, fonti di stampa riportano che la data del referendum costituzionale verrà comunicata il 26 settembre, con la data più probabile una delle domeniche a cavallo tra novembre e dicembre. Nel frattempo pare che la sentenza della Corte Costituzionale sulla legittimità costituzionale dell’Italicum possa slittare a dopo il referendum, cosa che probabilmente contribuisce a semplificare il quadro.
Fonte: BONDWorld.it
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