Prevedo che il 2011 sarà caratterizzato dalla volatilità sui mercati obbligazionari. Sussiste ancora la possibilità di ottenere buoni rendimenti ma gli investitori devono aspettarsi performance più moderate rispetto al 2009 e al 2010……
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Commento di Andrew Wells, Direttore degli Investimenti Obbligazionari Fidelity Investment Managers
Ritengo che le obbligazioni societarie investment grade offrano nel prossimo anno il rapporto rischio/rendimento migliore ed è probabile che i rendimenti di questa asset class si attestino intorno al 5%. In previsione 2011 le aziende si dimostrano infatti in buone condizioni: l’indebitamento è in calo, migliorano i rating e la tendenza delle imprese a contrarre prestiti per investimenti è ridotta.
Oltre a fondamentali societari positivi anche le valutazioni delle obbligazioni corporate sono ancora favorevoli poiché la compressione degli spread rispetto ai titoli governativi è stata minima nel 2010. Ai livelli attuali i differenziali risultano tuttora ampi rispetto ai dati storici e sebbene questa tendenza sia più evidente per i corporate bond del settore finanziario, la situazione non è dissimile negli altri settori. Inoltre, se rapportati ai tassi di default a livello storico, gli spread offrono un’adeguata contropartita. Le valutazioni assolute non sono altrettanto allettanti, con rendimenti per le obbligazioni corporate sotto la media degli ultimi dieci anni, ma ciò è in buona parte ascrivibile al livello ridotto dei rendimenti dei titoli di Stato.
I mercati high yield manifestano prezzi più equilibrati, con rendimenti che attualmente si aggirano intorno all’8% e spread vicini alle medie storiche. Queste obbligazioni si potranno dimostrare tuttavia sensibili alla congiuntura economica. Se i trend di una crescita lenta e di un’inflazione stabile si riconfermeranno anche nel 2011 è mia opinione che questo mercato potrà continuare a generare ritorni interessanti, soprattutto a fronte della ricerca continua di rendimenti da parte degli investitori che manterrebbe elevata la domanda di obbligazioni high yield.
I bassi tassi di interesse nei Paesi sviluppati si contrappongono a tassi più elevati nei Paesi emergenti. Inoltre le economie di numerosi Paesi emergenti evidenziano un solido rapporto debito/PIL, per il quale si prevedono ulteriori miglioramenti dovuti alla crescita economica che li caratterizza. Questo scenario ha consentito agli investitori di ottenere rendimenti molto interessanti dai titoli di debito dei Paesi emergenti nel 2010 e questa asset class sembra destinata a risultare interessante anche nel 2011. Se infatti sussitono dei dubbi sul livello dei tassi di interesse nel nuovo anno, vi è tuttaviafra gli investitori una crescente domanda di titoli di debito degli emerging markets che continuerà a supportare questa asset class.
Nel settore dei titoli di stato prevedo una lieve accentuazione dei rendimenti nel corso del 2011 con i mercati che attendono di un aumento dell’inflazione. Tuttavia eventuali rialzi dei rendimenti saranno relativamente contenuti se la crescita si mantenesse ridotta. L’apprensione relativa ai titoli di stato è cresciuta a dismisura poiché il forte indebitamento rappresenta un ostacolo non indifferente per la crescita delle economie sviluppate e scarseggiano i segnali che lasciano presagire un aumento significativo dell’inflazione a breve termine. Le prospettive sui tassi di riferimento contribuiranno ulteriormente a mantenere stabili i rendimenti dei titoli di stato. La politica delle Banche Centrali sarà calibrata in larga misura sulla crescita economica e gli indicatori dell’inflazione e prevedo che questi non registreranno probabilmente variazioni significative almeno fino al secondo semestre 2011. L’occupazione sarà un indicatore chiave da tenere sotto osservazione poiché le Banche Centrali saranno inclini a ridurre le misure di sostegno solo di fronte a chiari segnali di crescita sostenibile dei posti di lavoro abbinata a un calo del tasso di disoccupazione. Inoltre il forte indebitamento complessivo aumenta il grado di sensibilità delle economie sviluppate nei confronti dei tassi d’interesse e pertanto qualsiasi iniziativa di rialzo degli stessi da parte delle Banche Centrali avrà luogo in maniera molto graduale.
Sul fronte dei rischi è probabile che le emissioni degli Stati sovrani continuino a essere il tema prevalente anche nel corso del prossimo anno. Molti dei problemi che gli Stati in difficoltà si trovano ad affrontare non sono stati ancora risolti e, sebbene siano già state varate riforme fiscali nei Paesi con un deficit maggiore, la loro lenta crescita e le scarse prospettive di risanamento del debito tengono l’attenzione puntata su possibili iniziative di ristrutturazione. I meccanismi di supporto messi in campo fino a oggi hanno avuto come un unico obiettivo la dilazione del debito che, a sua volta, potrebbe costituire una seria minaccia per l’affidabilità creditizia dei principali Paesi. Pertanto prevedo che i mercati dei titoli di stato dei Paesi periferici dell’Europa continueranno a essere volatili e mi aspetto ulteriori interventi di supporto alla politica monetaria, ritenendo altresì molto probabile una ristrutturazione del debito di questi Stati nel 2011.
Inoltre sarà necessario porre grande attenzione all’andamento del deficit delle economie dei Paesi più sviluppati, come Stati Uniti, Regno Unito e Giappone. La volontà degli Stati Uniti di mettere mano al deficit nel breve termine si è indebolita, mentre i progressi del Regno Unito dipenderanno dalla crescita del settore privato. Oltre ai problemi del debito sovrano ritengo che il comparto del reddito fisso debba temere come rischio principale nei prossimi anni l’inflazione. Secondo le nostre previsioni durante il 2011 l’inflazione resterà prevalentemente invariata nelle economie maggiormente sviluppate, ma sussiste il rischio che le pressioni inflazionistiche inizino a crescere nel prossimo anno. Le economie dei Paesi emergenti stanno già registrando un aumento del tasso di inflazione e delle pressioni sui salari. Nel contempo, nelle economie dei Paesi più sviluppati, il quantitative easing rischia di sprigionare aspettative inflazionistiche in una fase successiva del ciclo con il pericolo di accelerare la crescita della massa monetaria. Nel complesso ritengo che gli investitori dovrebbero iniziare a “coprire” i propri portafogli in vista di un potenziale aumento dell’inflazione. Al riguardo sono particolarmente utili le obbligazioni indicizzate all’inflazione, in particolare le soluzioni globali che possono sfruttare a proprio vantaggio le valutazioni relative tra le diverse aree geografiche.
I temi illustrati fin qui mettono in evidenza l’incertezza che gli investitori si trovano ad affrontare e l’esigenza di optare per la diversificazione o un approccio maggiormente attivo nell’asset allocation. Dopo le performance sostenute del reddito fisso negli ultimi anni agli investitori è richiesto uno sforzo maggiore per trarre vantaggio dai propri investimenti obbligazionari. Negli anni passati i fondi di Fidelity hanno espresso performance sostenute e i nostri gestori sono sempre impegnati nella ricerca a tutto campo delle migliori opportunità di rendimento anche per il 2011. Infatti il prossimo anno le strategie direzionali potrebbero assumere scarsa importanza in favore di un rinnovato interesse per quelle cross-market relative ai tassi di interesse, ai diversi settori e alla selezione dei titoli. Attualmente prediligiamo le obbligazioni corporate di alta qualità, ma non è il momento di basarsi esclusivamente sulle analisi macroeconomiche per gli investimenti. In particolare i nostri gestori continuano a perseguire una politica di attiva diversificazione e di attenta selezione bottom-up delle singole emissioni.
Commenti di alcuni dei gestori più rappresentativi di Fidelity Investment Managers
David Simner, Gestore di FF Euro Bond Fund
Nel 2010 i fondamentali aziendali sono migliorati in misura significativa e probabilmente l’incertezza sulle prospettive dell’economia mondiale potrà incidere positivamente sulle Società favorendo il contenimento dell’indebitamento e l’aumento della liquidità. Una congiuntura simile è favorevole alle obbligazioni corporate. Inoltre un contesto caratterizzato da ridotti tassi di interesse dovrebbe incoraggiare un afflusso costante di investimenti in questa asset class poiché la caccia al rendimento continua. È altresì probabile che la tensione presente nelle economie dei Paesi periferici dell’Europa periferica sostenga gli investimenti in quanto essa incoraggia a diversificare, passando dai titoli di Stato a titoli di credito di elevata qualità. Ciononostante i rischi persistono. I piani di austerity hanno infatti un impatto negativo sulla crescita economica dei Paesi sviluppati e i rischi di una crisi dei titoli di stato restano elevati. Nel complesso, comunque, crescita lenta e ridotta inflazione rappresentano generalmente il giusto mix per investire nelle obbligazioni corporate e quindi mi aspetto buoni rendimenti per questa asset class nei prossimi 12 mesi.
John Carlson, Gestore di FF Emerging Market Debt Fund
Date le performance che i titoli di debito dei mercati emergenti hanno messo a segno quest’anno e visti gli afflussi di investimenti di cui il segmento è stato oggetto, alcuni ritengono che questa asset class stia esaurendo la sua spinta. Tuttavia, a nostro avviso, le opportunità non si sono ancora esaurite e con uno spread sui rendimenti che supera i 300 punti base, vi sono ancora notevoli possibilità di carry trade. Inoltre riteniamo che la domanda strutturale di titoli di debito degli emerging markets sia ancora in una fase iniziale e pertanto potrebbe continuare a sostenere questa asset class.
A nostro avviso i tassi di interesse, che nel 2010 hanno rappresentato una fonte significativa di rendimento, si manterranno contenuti anche se nel 2011 contribuiranno in misura meno marcata ai rendimenti complessivi. Partendo da un livello base di rendimento pari a circa il 5,50% riteniamo che sia ragionevole aspettarsi un rendimento totale nell’ordine del 7% per il prossimo anno.
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