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21-03-16 MPS Weekly: Il quadro generale dell’economia americana resta positivo ed in linea con quello descritto a gennaio

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Nelle ultime due settimane abbiamo visto le due maggiori banche centrali del pianeta adottare un atteggiamento estremamente cauto, pur con le naturali differenze dovute alle diversissime fasi cicliche che le…


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Monte dei Paschi di Siena


due aree (l’Area euro e gli USA) stanno attraversando. Dopo che la BCE ha messo sul tavolo una serie di misure inattese, il FOMC della Federal Reserve (i cui risultati sono analizzati nel proseguo di questo settimanale) ha raffreddato le attese riguardo la prosecuzione della fase di rialzo dei tassi USA.  

La reazione dei mercati è stata mista. Sui mercati azionari europei l’impatto è stato limitato, mentre lo S&P500 ha messo a segno il quinto apprezzamento consecutivo su base settimanale, che ha riportato l’indice in territorio marginalmente positivo da inizio anno. Il mercato del credito ha reagito in maniera più decisa, con un sensibile restringimento degli spread in tutti i settori (conseguenza anche dell’allargamento del programma di acquisti della BCE ai corporate bonds). Laddove l’impatto è stato più evidente è stato sul mercato FX; l’euro ha messo a segno un sensibile apprezzamento nei confronti di tutte le principali valute (EURUSD a 1,1250 da 1,10 pre-BCE), frutto della minore probabilità di vedere ulteriori tagli dei tassi nell’area euro. I tassi impliciti indicano una probabilità di circa il 50% di vedere un ulteriore taglio del tasso dei depositi dello 0,1% (dal -0,40% attuale) entro la fine dell’anno.  

La riunione del FOMC della Fed si è conclusa con la riaffermazione che il duplice obiettivo di massima occupazione e inflazione al 2% possano essere raggiunti con un sentiero appropriato di rialzi graduali dei tassi. Il grafico a punti (dot plot, vedi grafico in basso) indica la riduzione dei rialzi previsti nel 2016 (da 4 a 2), sposta verso il basso anche gli anni successivi e abbassa il livello del tasso “naturale” a 3,25% da 3,5%. La decisione sui tassi di marzo ha avuto il voto contrario di Esther George della Fed di Kansas City, che avrebbe voluto alzare i tassi di 25 punti base.  

Nel comunicato, il quadro generale dell’economia americana resta positivo ed in linea con quello descritto a gennaio, “nonostante gli sviluppi economici e finanziari globali dei mesi recenti”. Anche a marzo, come a gennaio, non si fornisce una valutazione complessiva dei rischi: la ripresa è prevista proseguire ma il comunicato afferma che “gli sviluppi economici e finanziari globali continuano a porre rischi”. Il Comitato vuole ancora raccogliere informazioni sullo scenario internazionale.

Nelle proiezioni macroeconomiche, il FOMC ha ridotto marginalmente la crescita attesa a fine 2016 (a 2,2% da 2,4%) e nel 2017 (a 2,1% da 2,2%). Per il tasso di disoccupazione si prevede ulteriore riduzione, fino a 4,5% nel 2018 (due decimi sotto le proiezioni precedenti), con un livello di equilibrio a 4,8% da 4,9%. Per l’inflazione core, si continua a prevedere il deflatore per spese di consumi personali a 1,6% a fine 2016 (livello già raggiunto a gennaio) e si riduce la previsione per il 2017 a 1,8% da 1,9%, con l’obiettivo del 2% raggiunto nel 2018.  

L’essenza del messaggio della riunione di marzo risiede nell’affermazione di Yellen secondo cui “la cautela è appropriata” di fronte a uno scenario con numerosi rischi esogeni, che rende incerto il sentiero di politica monetaria. Da qui l’enfasi sul fatto che le proiezioni del grafico a punti sono le migliori previsioni possibili, ma non sono “un piano predeterminato, un impegno o una promessa”. Nella conferenza stampa Yellen ha descritto uno scenario economico positivo, ma con luci ed ombre: mercato del lavoro in costante miglioramento ma crescita un po’ più debole e salari ancora moderati; inflazione in rialzo, ma non ancora liberata dalle pressioni al ribasso indotte da cambio e petrolio. La riunione di marzo ha confermato che la Fed sta agendo in modo dipendente dai dati, e di conseguenza la guidance in questa fase del ciclo può essere solo indicativa, perché lo scenario resta intrinsecamente incerto. La conseguenza è anche, come abbiamo visto in questi mesi, un elevato livello di volatilità sui mercati.

Inflazione core statunitense oltre le attese in febbraio, un dato che potrebbe aiutare la Fed a mantenersi durante il 2016 su un percorso di graduale rialzo dei tassi. L’indice dei prezzi al consumo, escluse le componenti più volatili, cioè alimentari ed energia, è salito dello 0,3% congiunturale in febbraio, lo stesso incremento del mese precedente. Le attese erano per un 0,2%. A sostenere l’inflazione è stato il rialzo degli affitti, che hanno registrato un incremento dello 0,3%, pari a quello di gennaio. Un contributo è arrivato anche dall’aumento dei prezzi delle prestazioni mediche, con un +0,5%, anche in questo caso un dato analogo a quello del mese precedente. Su base tendenziale l’indice core segna 2,3% a fronte di attese per un 2,2%, dopo il 2,2% di gennaio, segnando l’incremento più consistente da maggio 2012. È invece risultato in contrazione in febbraio l’indice generale dei prezzi al consumo, che su base congiunturale è arretrato dello 0,2%, dopo il dato invariato di gennaio. Su base tendenziale l’incremento è stato dell’1,0% dopo il 1,4% di gennaio.

Esportazioni giapponesi in calo per il quinto mese consecutivo in febbraio, un dato che conferma i timori secondo cui la debolezza della domanda estera potrebbe contribuire a spingere il paese nuovamente in recessione. Malgrado la ripresa dell’export verso la Cina, il dato complessivo di febbraio fa segnare un calo del 4% su anno, peggiore delle stime di consenso, poste a -3,1%.  

In prospettiva, la settimana che si apre è relativamente leggera in termini di dati ed eventi. Nell’area euro il dato più rilevante è l’IFO tedesco, un indicatore che misura il clima di fiducia degli imprenditori. Dopo che nell’area euro, compresa la Germania, si è assistito ad una flessione degli indicatori di fiducia negli ultimi mesi, sarà interessante verificare se nel mese di marzo la fiducia ha continuato a flettersi, o se il clima più sereno visto sui mercati ha almeno interrotto il declino.

Negli USA saranno rilasciati i numeri finali del Pil del quarto trimestre 2015. Dall’iniziale 0,7% (trim/trim annualizzato) la crescita è stata rivista al rialzo all’1%, dato che dovrebbe essere sostanzialmente confermato. Il motivo principale di interesse di questa release è il fatto che saranno resi noti i dati sui profitti delle aziende. Nel terzo trimestre i profitti sono calati del 5,1% rispetto al terzo trimestre del 2014, quando si era registrato un picco dei profitti. Una continuazione del calo dei profitti è solitamente associato con un rallentamento dell’economia.    

Fonte: BONDWorld.it


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