Image

21-12-15 MPS Weekly: La crescita annua dell’economia cinese dovrebbe segnare un marginale rallentamento

Il FOMC ha votato all’unanimità un rialzo dell’intervallo obiettivo per il tasso dei fed funds di 25 pb, a 0,25-0,50%, indicando di voler mantenere il reinvestimento dei flussi cedolari e di capitale del proprio….


Se vuoi ricevere le principali notizie pubblicate da BONDWorld iscriviti alla Nostra Newsletter settimanale gratuita. Clicca qui per iscriverti gratuitamente.


Monte dei Paschi di Siena


portafoglio fino a quando la normalizzazione dei tassi non sarà “ben avviata” (“well under way”). Il Comitato ritiene che ci sia stato “considerevole miglioramento” nelle condizioni del mercato del lavoro quest’anno ed è “ragionevolmente fiducioso” che l’inflazione salirà nel medio termine verso il 2%. La svolta avviene in seguito a una valutazione di rischi “bilanciati” e di politica monetaria accomodante anche dopo la decisione di rialzo dei tassi. Il Comitato ritiene inoltre probabile che il tasso sui fed funds rimarrà “per un certo tempo” sotto il livello di equilibrio. Tempistica e magnitudine degli aggiustamenti futuri dipenderanno dalle “condizioni realizzate e attese rispetto ai due obiettivi” del mandato della Fed. In particolare però, vista la distanza dell’inflazione dall’obiettivo, la Fed sottolinea che “monitorerà attentamente il progresso effettivo e atteso verso l’obiettivo di inflazione. L’esito della riunione è in gran parte in linea con le attese: rialzi probabilmente graduali e determinati dai dati, focus sull’inflazione, mancanza di guidance “meccanica”. Sul sentiero dei tassi indicato dal grafico a punti, però non c’è revisione verso il basso del punto di arrivo e negli anni precedenti si registra uno spostamento verso il basso nel 2017: lungo tutta la curva dei punti c’è però maggiore convergenza, con i falchi più allineati al centro. Le proiezioni della Fed restano al di sopra di quelle del mercato: il sentiero atteso dell’inflazione e l’estensione dei reinvestimenti porta il FOMC a prevedere 4 rialzi nel 2016.

La crescita annua dell’economia cinese dovrebbe segnare un marginale rallentamento, scendendo l’anno prossimo al ritmo di 6,8% rispetto al 6,9% previsto per quest’anno. Lo indica un rapporto curato dalla banca centrale, in cui si stima anche, sempre per il 2016 e sempre su base tendenziale, un valore di 1,7% per l’inflazione e di -0,8% per i prezzi alla produzione. People’s Bank of China prevede inoltre – sempre per il 2016 – su un incremento di 10,8% degli investimenti fissi e di 11,1% delle vendite al dettaglio. Quanto all’export, la previsione è di un recupero di 3,1% a fronte di una contrazione di 2,3% della voce importazioni. Sulla seconda economia mondiale continuano a prevalere rischi al ribasso, avverte la banca centrale, mentre l’impatto positivo delle misure di politica economica e monetaria adottate quest’anno per far fronte al rallentamento della congiuntura dovrebbe iniziare a farsi sentire dal primo semestre del 2016. L’Accademia cinese per le scienze sociali, organismo tra i più autorevoli che fa consulenza economica al governo, prevede per il prodotto interno lordo dell’anno prossimo un’espansione tra 6,6% e 6,8%.

Confindustria rivede al ribasso la stima del Pil italiano per il 2015 (+0,8% da +1% di settembre), sotto il +0,9% previsto dal governo, in un quadro in cui la ripresa non ha lo slancio atteso almeno stando ai numeri attualmente disponibili. “Per noi questo rallentamento resta un po’ un mistero. Credo che quando avremo statistiche più solide scopriremo che il Pil è cresciuto più di quello che ora dicono i numeri”, ha sottolineato il direttore del Centro studi di Confindustria (Csc), Luca Paolazzi, presentando il report “Scenari economici”. Anche il Pil 2016 torna al livello previsto da Csc a giugno: +1,4% (da +1,5% stimato a settembre), contro il target del governo di +1,6%. Crescita +1,3% nel 2017, +1,6% per il governo.

Il rapporto deficit/Pil si attesta per il 2015 al 2,7% (dal 2,8%) e per il 2016 al 2,3% (dal 2,1%), 1,6% nel 2017. Il debito quest’anno è stimato al 132,9% (da 133%) e l’anno prossimo al 132,1% (da 132,6%), 130,6% nel 2017. Resta poi “molto alto” il rischio deflazione. Il bilancio è positivo per quanto riguarda il lavoro, con una crescita stimata di 650.000 posti nel triennio 2015-17. Csc rivede al ribasso il tasso di disoccupazione sia per quest’anno (12% da 12,2%) che per il prossimo (11,6% da 11,8%), e prevede un 11,1% per il 2017. La legge di Stabilità, in via di approvazione alla Camera, dovrebbe avere un impatto positivo dello 0,3% del Pil 2016, nelle stime Csc. Lo scenario internazionale resta molto favorevole (i prezzi bassi del petrolio faranno risparmiare 21 miliardi quest’anno e 24 il prossimo sulla bolletta petrolifera) ma il Paese fatica a sfruttare le condizioni positive. A frenare la ripresa è anche la questione del credito, che “nonostante un po’ di allentamento sul lato dell’offerta e maggiore liquidità, rimane estremamente selettivo”, spiega Paolazzi, precisando che un miglioramento è previsto nel 2016. Tra i nodi da risolvere quello dell’evasione fiscale e contributiva, che secondo il Csc ammonta quest’anno a 122,2 miliardi di euro: il dimezzamento comporterebbe un 3,1% di maggiore Pil e un aumento di 335.000 occupati. Buone notizie sul fronte della spesa per investimenti, che dopo sette anni di calo “inizia a recuperare e prenderà velocità”. E’ poi ripartita la produzione industriale, anche se rispetto all’aprile 2008 resta inferiore del 23,9%.

Le esportazioni giapponesi sono calate su base annua al ritmo più rapido da circa tre anni, risentendo della flessione della domanda proveniente dalla Cina e della debolezza delle economie emergenti. Secondo i dati diffusi dal ministero delle Finanze il canale export ha visto una contrazione tendenziale del 3,3%, oltre due volte le stime di un sondaggio Reuters di un declino pari a 1,5%. Si tratta del calo più pronunciato da dicembre 2012, quando la discesa annua ha raggiunto 5,8%. Sempre a novembre, le importazioni sono calate del 10,2% contro attese per -8,3%. La bilancia commerciale ha quindi evidenziato un deficit di 379,7 miliardi di yen, contro una stima per un rosso di 446,2 miliardi. La Bank of Japan ha deciso di indirizzare i propri acquisti verso la parte lunga della curva dei rendimenti, e di aumentare gli acquisti annui di ETF azionari del 10%, portando il totale a 3.300 miliardi di yen (circa 25 miliardi di euro)

Fonte: BONDWorld.it


Iscriviti alla Newsletter di Investment World.it

Iscriviti alla Newsletter di Investment World.it

Ho letto
l'informativa Privacy
e autorizzo il trattamento dei miei dati personali per le finalità ivi indicate.

Iscriviti alla Newsletter di Investment World.it

Ho letto
l'informativa Privacy
e autorizzo il trattamento dei miei dati personali per le finalità ivi indicate.