Una ricerca effettuata a gennaio 2010 suggerì che l’output gap UK (ovvero il deficit tra il Prodotto Interno Lordo effettivo e quello potenziale) era del 2% e non del 5-7% come affermato in quel periodo da alcuni esperti. Questa fu la ragione principale per cui ci si attendeva che l’inflazione continuasse a oltrepassare le aspettative degli esperti e del mercato…
Commento settimanale a cura di Henderson Global Investors
Se vuoi ricevere le principali notizie pubblicate da BONDWorld iscriviti alla Nostra Newsletter settimanale gratuita. Clicca qui per iscriverti gratuitamente.
Tuttavia, il CPI (esclusa l’inflazione dei generi alimentari ed energia) ha registrato un rialzo a partire dalla fine del 2010, toccando l’1,3% in aprile. Un altro indicatore che esclude anche i costi delle case ha raggiunto quota 1,6%, valore intermedio rispetto all’oscillazione registrata negli ultimi anni.
Il fatto che l’inflazione core non sia riuscita a registrare un calo significativo suggerisce che, come in UK, l’output gap degli Stati Uniti fosse stato sovrastimato. Questa teoria viene supportata dai dati. La tabella a pagina 1 dell’allegato mostra la stima del gap secondo l’OCSE – rappresentativa dell’opinione del consensus – assieme ad un tasso di operatività dell’economia widederivante dal report ISM di metà anno (una media ponderata dei tassi del settore manifatturiero e non). I due indicatori divergono a partire dalla fine del 2009, con l’attuale valore dell’indice ISM più coerente con un output gap pari a solo l’1% piuttosto che pari a oltre il 3%, come affermato dall’OCSE.
Perciò le scorte a disposizione possono offrire un controllo limitato in caso di ripresa dell’inflazione core causata da un alleggerimento della politica monetaria e dalla debolezza del dollaro ad essa associata.
Fonte: BONDWorld – Henderson Global Investors
Iscriviti alla Newsletter di Investment World.it




