26-01-16 MPS Weekly: L’aggiornamento del rapporto semestrale World Economic Outlook del Fondo Monetario Internazionale appare all’insegna di un cauto pessimismo

La settimana appena passata rimarrà nella memoria come una delle più turbolente e volatili per i mercati finanziari italiani dal picco della crisi del debito sovrano….


Se vuoi ricevere le principali notizie pubblicate da BONDWorld iscriviti alla Nostra Newsletter settimanale gratuita. Clicca qui per iscriverti gratuitamente.


Monte dei Paschi di Siena


La performance di borsa e il collasso dei prezzi dei bonds del settore bancario italiano è stata interrotta solo in chiusura di settimana dall’intervento di Draghi, che è riuscito a porre un freno, si spera duraturo, ad un trend di mercato che correva il rischio di autoalimentarsi. La settimana si apre con i maggiori indici europei in territorio leggermente negativo. L’indice tedesco IFO di gennaio è uscito al di sotto delle aspettative, quasi interamente dovuto alla componente aspettative. Nel corso della settimana gli eventi principali sono: il meeting del FOMC della Fed, che si concluderà mercoledì, la prima stima del Pil del Q4 negli USA (venerdì) e dell’inflazione dell’area euro di gennaio (giovedì). Inoltre questa settimana sarà particolarmente importante per il settore bancario italiano. I temi sul tavolo del governo e delle autorità sono: la bad bank, o più in generale i meccanismi che agevolino lo smaltimento dello stock di NPLs (martedì è in programma un incontro tra la commissaria alla concorrenza Vestager e il ministro dell’Economia Padoan), il provvedimento sulle BCC, il processo di alienazione delle nuove quattro banche nate dalle ceneri dei quattro istituti risolti (oggi alle 18 scade il termine per la presentazione delle manifestazioni di interesse).

Il presidente della Bce, Mario Draghi, ha indicato che l’istituto di Francoforte è incline ad allentare ulteriormente la propria politica monetaria in marzo. La Bce appare soddisfatta degli sviluppi in Eurozona ma vede una molteplicità di rischi esterni che minacciano di tenere bassa l’inflazione. La frase di apertura dello statement della Bce dopo il meeting di giovedì 21 gennaio afferma che verranno compiuti preparativi per “assicurare che vi siano tutte le condizioni tecniche per rendere disponibili all’implementazione l’intera serie di opzioni di policy” al meeting di marzo. Gli osservatori ipotizzano un ulteriore taglio di 10 punti base nel tasso sui depositi liberi delle banche presso la Bce (che arriverebbe a -0,40%), un aumento di 10 miliardi nel passo di acquisti ed una estensione di tre mesi del QE, sino a giugno 2017.

Non ci saranno variazioni particolari delle stime di crescita della zona euro in occasione dell’aggiornamento sullo stato della congiuntura previsto a febbraio. Lo ha dichiarato il Commissario agli Affari economici e monetari Pierre Moscovici, intervistato a margine del World Economic Forum a Davos. A novembre l’esecutivo Ue proiettava una crescita della zona euro pari a 1,8% quest’anno e di 1,9% l’anno prossimo. “Da quello che vedo oggi non ci sono particolari cambiamenti delle nostre previsioni per l’Europa” Ma certamente abbiamo messo in conto alcuni rischi al ribasso. Non abbiamo bisogno di cambiare il nostro orientamento di politica economica, ma di rafforzarlo”, ha affermato Moscovici. Il Commissario non ritiene che si possa tornare a una nuova crisi finanziaria internazionale, nonostante le turbolenze che hanno scosso i mercati, a causa del rallentamento della Cina e del calo dei prezzi del greggio.

L’aggiornamento del rapporto semestrale World Economic Outlook del Fondo Monetario Internazionale appare all’insegna di un cauto pessimismo legato a un clima globale di spiccata incertezza e volatilità.

Il documento FMI recita:

“I rischi per lo scenario globale restano sbilanciati al ribasso e vanno messi in relazione all’attuale fase di aggiustamento a livello mondiale: un generalizzato rallentamento degli emergenti, il riequilibrio dell’economia cinese, la caduta delle materie prime e il progressivo abbandono di una politica monetaria eccezionalmente espansiva negli Usa. Se questi ostacoli non verranno affrontati e superati in modo adeguato rischiano di far deragliare il treno della crescita globale”.

Invariate da ottobre – occasione in cui sono state ritoccate lievemente al rialzo – le prospettive per la congiuntura italiana nel prossimo biennio, malgrado lo scenario globale di generalizzato deterioramento. Dopo lo 0,8% con cui dovrebbe essersi concluso il 2015 – proiezione identica a quella di inizio ottobre, da confrontare con lo 0,9% della nota di aggiornamento al Def – le indicazioni sono per una crescita di 1,3% per quest’anno e 1,2% il prossimo. Pur evidenziando una divaricazione rispetto alle stime ufficiali governative italiane (pari a 1,6% in entrambi gli anni), si tratta di dati invariati rispetto al Weo pubblicato il 6 ottobre. L’Italia, su livelli di crescita contenuti, non è l’unica eccezione: dalla correzione al ribasso è risparmiata infatti l’intera zona euro, con crescita rivista al rialzo per quest’anno (1,7% da 1,6%) e confermata a 1,7% per il prossimo. Entro l’Eurozona, la stima sulla Germania migliora di 0,1% su quest’anno (1,7%) e 0,2% il prossimo (1,7%), peggiora la Francia nel 2016 (-0,2% a 1,3%) e nel 2017 (-0,1% a 1,5%). Decisamente bene la Spagna, per cui la prospettiva migliora di 0,2% quest’anno a 2,7% e di 0,1% il prossimo a 2,3%. L’indicazione sulla crescita globale passa invece da 3,6% a 3,4% per il 2016 e da 3,8% a 3,6% per il 2017.

Identica revisione al ribasso sia per i paesi emergenti e in via di sviluppo sia per gli Usa: da 4,5% a 4,3% nel 2016 e da 4,9% a 4,7% nel 2017 i primi, a 2,6% da 2,8% per il biennio nel caso degli Stati Uniti. Contenuta riduzione di 0,1% a 2,1% – sia su quest’anno sia sul prossimo – della proiezione per le economie avanzate.

Secondo il giudizio del capo economista del Fondo monetario internazionale, Maurice Obstfeld, che ha presentato l’aggiornamento del World Economic Outlook, la reazione dei mercati alla correzione dei prezzi del greggio e ai timori sullo stato di salute della congiuntura cinese appare eccessiva. E’ tuttavia di fondamentale importanza, secondo Obstfeld, che Pechino faccia massima chiarezza sulla propria strategia di politica monetaria ed economica, cambio compreso. L’attuale livello dello yuan è tuttavia giudicato sostanzialmente adeguato. Quanto alla zona euro, permangono chiare pressioni deflattive che fanno prospettare una nuova mossa espansiva da parte della Bce.

 

Fonte: BONDWorld.it


Iscriviti alla Newsletter di Investment World.it

Iscriviti alla Newsletter di Investment World.it

Ho letto
l'informativa Privacy
e autorizzo il trattamento dei miei dati personali per le finalità ivi indicate.