La crescita dell’attività in zona euro è rimasta tiepida il mese scorso quando il massiccio programma di stimolo della Banca centrale europea sembra aver avuto apparentemente un impatto marginale anche sui prezzi della regione….
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Monte dei Paschi di Siena
Le survey congiunturali di Markit segnalano una crescita nel trimestre dello 0,4%, in linea con le stime di consenso. L’indice finale Purchasing Managers (PMI) composito di ottobre si è attestato a 53,9, contro una stima iniziale di 54 ma sopra il minimo di quattro mesi di 53,6 toccato a settembre. L’indice si posiziona sopra il discrimine di 50 che separa l’espansione dalla contrazione dal luglio 2013. “La lettura finale del Pmi conferma una crescita stabile ma in qualche misura ancora debole nella zona euro all’inizio del quarto trimestre”, ha commentato il capo economista di Markit, Chris Williamson. Dato preoccupante per la Bce, che ha come obiettivo un’inflazione appena sotto il 2%, l’indagine mostra che le imprese sono tornate a tagliare i prezzi il mese scorso. L’indice composito relativo ai prezzi di produzione è sceso a 49,6 dal 50 di settembre. In salita anche il Pmi relativo al settore terziario, al 54,1 dai minimi di sette mesi di 53,7 di settembre. Si tratta tuttavia di una lettura inferiore a quella preliminare di 54,2. Una nota positiva giunge dall’incremento degli occupati ad un ritmo superiore rispetto a settembre. L’indice relativo è cresciuto a 52,3 da 51,2.
La discesa delle aspettative d’inflazione ha incrementato il rischio di un disancoramento delle aspettative stesse nel lungo periodo, secondo il vicepresidente della Bce Vitor Constancio, che in un discorso ha affermato che “le recenti evoluzioni sia degli indicatori basati su indagini sia di quelli basati sul mercato tendono a sollevare qualche preoccupazione di un disancoramento delle aspettative di lungo termine sull’inflazione nell’area euro”. Le affermazioni di Constancio confermano la prospettiva di ulteriori misure di stimolo monetario suggerita dalla Bce nell’ultimo meeting, per fronteggiare l’aumento del rischio di un mancato raggiungimento del target di inflazione del 2%.
Contrazione inattesa per gli ordini all’industria tedesca a settembre, terzo mese consecutivo con il segno meno, principalmente a causa della debolezza della domanda estera. Secondo i dati del ministero dell’Economia, gli ordini di fabbrica tedeschi hanno segnato una flessione di 1,7% su mese, mentre la mediana delle attese degli economisti prospettava una crescita di 1% dopo -1,8% di agosto. Gli ordinativi dall’estero hanno registrato una contrazione del 2,4%. Il contributo negativo più forte è arrivato dall’area euro, i cui ordini sono diminuiti del 6,7%. Gli ordini interni sono diminuiti dello 0,6%. “Complessivamente, gli ordini all’industria vivono una fase di debolezza”, ha evidenziato il ministero. Analogamente, anche il dato di produzione industriale di settembre ha deluso, con una contrazione di 1,1% mensile, a fronte di attese per un incremento dello 0,5%.
Nessuna decisione è stata ancora presa ma un rialzo dei tassi a dicembre resta una possibilità, alla luce della performance positiva dell’economia statunitense. Lo ha detto la presidente della Fed Janet Yellen nel corso di un’audizione di fronte al Congresso Usa. “Vedo che l’utilizzo insufficiente della forza lavoro è calato in maniera significativa”, ha sottolineato Yellen. Federal Reserve “si aspetta che l’economia continui a crescere ad un ritmo che consenta all’inflazione di tornare al nostro target nel medio termine”. “Se le informazioni in arrivo confermeranno tale aspettativa…[il rialzo dei tassi a] dicembre resta una possibilità”, ha affermato la numero uno dell’istituto centrale Usa.
Un elemento a favore del rialzo del costo del denaro potrebbe tuttavia essere stato fornito dal rapporto di ottobre sul mercato del lavoro: la crescita di posti di lavoro negli Stati uniti ha registrato un balzo a ottobre dopo due mesi consecutivi di incrementi contenuti, con il tasso di disoccupazione che scende al minimo di sette anni e mezzo. Il mese scorso gli occupati non agricoli sono infatti aumentati di 271.000 unità, maggior incremento dal dicembre 2014, secondo i dati diffusi dal dipartimento del Lavoro Usa.
Il tasso di disoccupazione è sceso al 5,0%, minimo dall’aprile 2008, dal 5,1% del mese precedente.
I dati sugli occupati di agosto e settembre sono stati rivisti al rialzo di 12.000 unità rispetto a quanto stimato in precedenza. La variazione tendenziale dei guadagni medi orari ha toccato il 2,5%, nuovo massimo di questo ciclo economico.
Le stime di consenso ipotizzavano un incremento di 180.000 unità per il mese scorso, con un tasso di disoccupazione invariato al 5,1%.
La Bank of England segnala di non avere fretta di alzare i tassi di interesse, alla luce di un’inflazione che comincerà ad accelerare molto lentamente dall’attuale livello poco oltre lo zero, anche se i costi di finanziamento dovessero restare fermi tutto il prossimo anno. Il tono del rapporto trimestrale sull’inflazione, che ha accompagnato la decisione sul costo del denaro, confermato come da attese allo 0,5% – livello dove si trova dal marzo 2009 – ha spinto al ribasso la sterlina e i rendimenti dei titoli di Stato. Banca d’Inghilterra, che ha rivisto al ribasso le stime di crescita, rileva la presenza di rischi al ribasso sul Pil legati all’andamento dell’economia globale, su cui peserà il rallentamento degli emergenti. L’inflazione, secondo l’istituto di emissione britannico, è destinata a restare sotto l’1% per tutto l’anno prossimo.
Le “Previsioni d’autunno” della Commissione europea hanno evidenziato per il nostro paese esiti largamente in linea con le stime di governo (contenute nella Nota di aggiornamento al DEF) ed Istat.
“La ripresa ciclica dell’economia è iniziata nel 2015 e si consoliderà nel prossimo biennio, sullo sfondo di prezzi del greggio che rimangono bassi in parallelo a un’accelerazione dei consumi. Nel corso dell’anno prossimo si vedrà un deterioramento del deficit strutturale ma una lieve discesa del rapporto debito/Pil” è la frase con cui si apre il capitolo dedicato all’Italia, dal titolo ‘Verso una crescita più autosostenibile’.
La stima sulla crescita 2015 è rivista a 0,9% rispetto allo 0,6% previsto nelle stime di primavera, pubblicate lo scorso 5 maggio; migliora di un decimo quella sull’anno prossimo a 1,5% da 1,4% (1,6% l’indicazione del governo).
“La crescita 2016 dovrebbe partire dalla domanda interna: la bassa inflazione, la crescita degli occupati e i tagli fiscali dovrebbero aumentare il reddito disponibile, di qui i consumi” scrive la Commissione. Invariata rispetto alle stime di primavera del 5 maggio è la stima di 2,6% per il deficit/Pil 2015 – anche in questo caso livello identico a quello indicato dalla Nota di aggiornamento al Def.
Per il 2016 la stima è di un deficit nominale pari a 2,3% da 2,0% atteso a maggio e 2,2% indicato dal governo, che punta ad ottenere ulteriori due decimi di Pierre Moscovici, responsabile per gli Affari economici e monetari, la tassazione e le dogane, mette in relazione la differenza nelle stime – un decimo – tra l’attesa sul deficit dell’anno prossimo ad attese “leggermente meno ottimistiche” sul fronte delle entrate.
Nelle ipotesi della Commissione, quest’anno dovrebbe far registrare una stabilizzazione degli investimenti pubblici, dopo cinque anni di forte contrazione, e un andamento delle entrate in linea a quello del Pil nominale.
Allargando l’orizzonte, scrivono i tecnici della Commissione “sul fronte delle entrate, la tassazione dovrebbe crescere molto meno del Pil nominale grazie al taglio del cuneo fiscale sul lavoro e dell’imposta sugli immobili, con un carico fiscale complessivo che dovrebbe ridursi di circa 1% tra quest’anno e l’anno prossimo”.
Grazie al miglioramento della crescita e dell’avanzo primario sono destinati a contrarsi dall’anno prossimo non soltanto il rapporto deficit/Pil ma anche quello del debito/PIl. Dopo il 132,3% dell’anno scorso, che dovrebbe passare a 133% nel 2015, Bruxelles indica per il debito/Pil una discesa a 132,2% l’anno prossimo e 130% nel 2017. Il governo italiano ipotizza un rapporto a 132,8% quest’anno e 131,4% il prossimo.
Una nota Istat ha confermato per il Pil italiano la proiezione di +0,9% su quest’anno, indicando +1,4% per il prossimo.
Sui mercati finanziari, la settimana ha visto un rialzo dei rendimenti obbligazionari, sulla scorta del forte dato di occupazione statunitense e dalle precedenti dichiarazioni di Janet Yellen. I mercati prezzano ora una probabilità del 75% di rialzo dei tassi sui Fed funds a dicembre, contro il 50% della settimana scorsa. I mercati azionari sono risultati perlopiù invariati in settimana, con sovraperformance per ciclici e finanziari. Il dato sui payroll statunitensi ha spinto il dollaro a nuovi massimi di ciclo, ed alcune valute emergenti a nuovi minimi. Sui mercati delle materie prime il petrolio resta sotto pressione a causa di prospettive di ulteriore seppur modesto accumulo di scorte nel primo semestre del prossimo anno. La ritrovata forza del dollaro, a seguito dell’accresciuta probabilità di avvio dei rialzi dei tassi a dicembre sta contribuendo a deprimere i corsi delle materie prime.
Fonte: BONDWorld.it
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