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Italia – Stabile il tasso di disoccupazione, torna in positivo l’inflazione

Il tasso di disoccupazione è rimasto stabile all’11,4% ad agosto. Si tratta di un minimo dal 2012……..


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Commento di Paolo Mameli, Senior Economist – Macroeconomics and Fixed Income Research Department di Intesa Sanpaolo


o Nel mese, si nota un lieve rimbalzo degli occupati (+0,1% m/m ovvero +13 mila unità), dopo il calo registrato a luglio (-0,3% m/m, -66 mila unità). Su base annua, l’occupazione resta in crescita (+0,7% ossia +162 mila unità, con i dipendenti permanenti ancora trainanti: +1,7% ovvero +253 mila unità). Tuttavia, si nota un rallentamento dal picco toccato qualche mese fa (a maggio, con un +1,9% ovvero +420 mila unità a/a). In ogni caso, il tasso di occupazione (stabile a 57,3%) resta sui massimi storici (sebbene su livelli inferiori a quelli che si registrano negli altri Paesi sviluppati).

o Ad agosto, sia i disoccupati che gli inattivi sono risultati poco variati (dopo essere rispettivamente scesi di -32 mila unità e saliti di +55 mila il mese precedente).

o L’andamento nel mese è molto diverso per uomini e donne: per i primi l’occupazione è calata e gli inattivi sono saliti (-28 mila e +57 mila unità rispettivamente), per le seconde è vero il contrario (+41 mila gli occupati, -54 mila gli inattivi).

o Il tasso di disoccupazione giovanile è sceso a 38,8% ad agosto, dopo essere salito a 39,2% a luglio. Il livello resta comunque superiore alla media registrata nei primi 7 mesi dell’anno (37,8%).

o Nel mese, sono saliti i dipendenti permanenti (+45 mila unità, massimo incremento mensile dallo scorso gennaio) mentre sono calati gli occupati indipendenti (-34 mila unità, dopo il calo di -74 mila precedente). I dipendenti temporanei sono risultati poco variati per il terzo mese consecutivo.

o Un segnale non positivo viene dal fatto che la ripresa degli occupati è confinata alle classi di età più anziane (+50 mila occupati sopra i 50 anni nel mese), mentre si nota una flessione per le coorti intermedie (-31 mila unità per i 25-34enni, -8 mila per i 35-49enni).

o In sintesi, il dato conferma i segnali di rallentamento del mercato del lavoro visti nei mesi estivi (con un trimestre di ritardo rispetto al PIL). In particolare, la flessione degli occupati indipendenti potrebbe essere un segnale anticipatore degli effetti del minor vigore del ciclo economico. Il trend per la disoccupazione resta a nostro avviso al ribasso, ma la discesa sarà lenta e irregolare. Stimiamo un calo solo modesto per il tasso dei senza-lavoro nel 2017, all’11,2%.

I prezzi al consumo sono calati di due decimi a settembre in base all’indice NIC (mentre sono saliti di 1,9% secondo l’armonizzato, che tiene conto delle variazioni temporanee di prezzo legate al rientro dei saldi estivi). Il dato è risultato in linea con le attese. Di conseguenza, l’inflazione annua, dopo 7 mesi in territorio negativo, è tornata sopra lo zero, a +0,1% (da -0,1% precedente) su entrambi gli indici.

o Il calo dei prezzi nel mese (in base all’indice nazionale) è dovuto alle ampie flessioni (che sono andate oltre la stagionalità tipica del mese) registrate dalle spese per tempo libero e cultura (-1,9% m/m) e trasporti (-1,3% m/m). Anche i listini alimentari sono calati, sia pure lievemente (-0,1% m/m).

o Viceversa, si registrano rincari per le spese per la casa (+0,6% m/m), per l’istruzione (+0,5% m/m, tipicamente stagionale e anzi al di sotto della tendenza media di settembre), servizi ricettivi e di ristorazione (+0,3% m/m), abbigliamento (+0,2%) e altri beni e servizi (+0,1% m/m).

o Come il mese scorso, tre restano le componenti che mantengono una tendenza annua deflattiva: spese per la casa (-1,4% da -2% a/a precedente), comunicazioni (-1% da -0,4% a/a) e trasporti, che però si riavvicinano con decisione allo zero (-0,1% da -2,3% a/a precedente). Solo bevande alcooliche e tabacco mostrano un incremento annuo superiore all’1% (+2%).

o L’inflazione core è salita a 0,5% da 0,4% a/a. In ulteriore aumento anche l’inflazione sui beni ad alta frequenza di acquisto (a 0,2% da 0,1% a/a precedente).

o In sintesi, settembre (come peraltro atteso) ha segnato l’uscita dal territorio deflattivo (anche se non abbiamo mai visto concreti rischi di uno scenario di autentica deflazione), per via soprattutto del rientro dell’effetto statistico di confronto con lo scorso anno sui prezzi delle materie prime energetiche (che si è riflesso in particolare sulla variazione annua della componente dei trasporti). In ogni caso, la risalita sarà assai lenta: stimiamo un CPI a 0,5% a fine anno e a 1% in media nel 2017

Fonte : BondWorld.it


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