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Il Punto: La ripresa euro zona continua a ritmi moderati

Dalla Nota di Aggiornamento al DEF emerge che la politica fiscale in Italia nel 2017 sarà nella migliore delle ipotesi neutrale….


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I margini per sostenere il ciclo sono molto limitati.

La ripresa euro zona continua a ritmi moderati e i timori di un effetto Brexit sono rientrati. Le indagini di fiducia a settembre hanno fatto meglio del previsto, grazie al recupero di domanda in particolare nell’industria. Nel contempo, l’inflazione è salita in linea con le stime.

– Il Governo italiano nella Nota di Aggiornamento al Documento di Economia e Finanza ha rivisto al ribasso le stime di crescita, a 0,8% da 1,2% precedente per il 2016 e a 1% da 1,4% per il 2017. I nuovi numeri sono in linea con le nostre previsioni; peraltro, riteniamo che in particolare sul PIL 2017 permangano rischi al ribasso. Tuttavia, eventuali sforamenti potranno essere compensati dai risparmi sulla spesa per interessi, su cui restano margini rispetto alle nuove stime. Il target sul deficit 2017 è stato rivisto da 1,8% a 2%, ma il Governo chiede alla UE di portarlo a 2,4% in considerazione delle spese per terremoto e migranti. Sulla base della Nota, la manovra 2017 sarebbe restrittiva per mezzo punto di PIL, a meno che non venga concesso l’ulteriore margine richiesto di 0,4%, nel qual caso il budget sarebbe sostanzialmente neutrale: tutti i nuovi interventi dovrebbero trovare adeguata copertura, attraverso nuove misure o di spending review o di recupero di base imponibile (probabile una riapertura della voluntary disclosure ). Infatti, la Nota stima un effetto espansivo di 0,4% delle misure programmatiche, ma il grosso dell’impatto (0,3%) viene dalla sterilizzazione delle clausole di salvaguardia, che però era già incorporata nelle attese degli operatori economici; al netto di ciò, l’impatto è per il Governo lievemente espansivo (0,1%) a fronte di una manovra restrittiva, il che si spiega solo con un moltiplicatore insolitamente alto (pari a 1) delle nuove misure discrezionali (ma non delle coperture), in particolare per quelle finalizzate a fare da “volano” per gli investimenti privati (il cosiddetto piano “Industria 4.0”). Laddove invece più cautamente si adotti l’usuale moltiplicatore (0,5), la manovra sarebbe restrittiva, o neutrale nel caso di concessione del margine richiesto di 0,4%. Per quanto riguarda il saldo strutturale, a luglio la Commissione Europea aveva richiesto una correzione di 0,6% nel 2017, mentre il quadro programmatico prospetta un saldo invariato.

– L’indagine della Commissione e gli indici di fiducia nazionali, IFO, INSEE, Istat hanno fatto meglio del previsto a settembre, grazie in particolare all’andamento degli ordini nell’industria. Il PMI composito, invece, era rimasto circa stabile, dal momento che il miglioramento di attività nel manifatturiero è stato controbilanciato da un rallentamento nei servizi, in particolare in Germania. La nostra lettura è che la Brexit è passata quasi inosservata e che il calo di fiducia in estate rifletteva più condizioni di domanda globale che non l’effetto del voto britannico. Segnali di stabilizzazione se non di lieve miglioramento del ciclo globale si stanno avendo anche da altri fronti: andamento dei dati negli emergenti e fine del ciclo delle scorte negli Stati Uniti. Il commercio mondiale potrebbe quindi fare meglio che negli ultimi mesi, anche se continuerà a muoversi su ritmi modesti. Prima di leggere nelle indagini di settembre l’inizio di un trend di riaccelerazione del ciclo euro zona attendiamo i dati su produzione industriale vendite al dettaglio di agosto in uscita in settimana e quindi ancora le indagini di ottobre. Gli indicatori di fiducia tendono, difatti, ad essere piuttosto volatili nei mesi estivi. Per il momento ci sembra più cauto confermare la nostra previsione di crescita del PIL euro zona di 0,3% t/t anche a fine 2016 anche se non escludiamo ritocchi al rialzo a 0,4% t/t. Insieme a dati di fiducia più forti del previsto, questa settimana l’inflazione euro zona è salita di due decimi a 0,4%, in linea con le attese. Al margine, i dati di settembre non contribuiranno alla formazione di un consenso interno al Consiglio BCE a favore di un aumento dello stimolo monetario.


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