La riunione del FOMC si è conclusa senza novità: tassi fermi, valutazione positiva della congiuntura, crescente fiducia nella sostenibilità della ripresa e nel graduale rialzo dell’inflazione. Il Comitato mantiene un basso profilo a fronte dell’attività vulcanica del presidente Trump……..
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Nel comunicato non si fa neppure riferimento all’incertezza sulla politica fiscale, che era stata citata in molti discorsi e nei verbali di dicembre. Maggiori informazioni sullo scenario di politica economica verranno con le audizioni di Yellen in Congresso (14 e 15 febbraio), con i verbali (22 febbraio) e con il discorso di Trump in Congresso (28 febbraio). L’ employment report di gennaio sorprende su tre fronti: occupazione più forte, disoccupazione più alta, crescita salariale più lenta. Ma il mix è positivo, e permette alla Fed di essere cauta.
La riunione del FOMC si è conclusa senza novità, come atteso, e senza alcuna indicazione nuova riguardo alla strategia di politica monetaria. I rischi sono considerati ancora “circa bilanciati”. Le uniche variazioni nel comunicato riguardano la valutazione macroeconomica, che riflette una maggiore fiducia nella sostenibilità della ripresa e nel raggiungimento degli obiettivi di policy. Nel testo si afferma che l’attività economica “ha continuato a espandersi a un ritmo moderato”, con consumi in crescita moderata e investimenti ancora deboli, ma si rileva miglioramento della fiducia nelle indagini. Riguardo agli obiettivi del mandato della Fed, il comunicato nota che l’occupazione continua a crescere a ritmi solidi e che l’inflazione è in rialzo, anche se resta sotto il 2%. In termini di scenario, si afferma che con un aggiustamento graduale delle condizioni monetarie, “le condizioni del mercato del lavoro si rafforzeranno ancora un po’ e l’inflazione salirà al 2%”, mentre nel comunicato di dicembre si affermava che “ci si aspetta che l’inflazione salga al 2%”. La sostituzione del verbo vuole segnalare un significativo aumento di fiducia nello scenario dei prezzi, particolarmente rilevante in un contesto di netto rafforzamento del dollaro.
Per il resto, il comunicato non si discosta da quello di dicembre: in particolare, non si fa riferimento all’incertezza dello scenario di politica fiscale. Il testo ripete ancora che il sentiero dei tassi verrà determinato dalle condizioni economiche correnti e attese, e dagli “sviluppi finanziari e internazionali”. Il Comitato ha scelto quindi di mantenere un profilo particolarmente basso, in attesa di maggiori informazioni riguardo alle politiche della nuova Amministrazione. La mancanza di nuovi segnali dal FOMC sposta i riflettori sui prossimi appuntamenti importanti: le audizioni di Yellen in Congresso (14 e 15/2), la pubblicazione dei verbali (22/2) e il discorso di Trump di fronte al Congresso riunito (28/2). Nelle prime due date, si avrà maggiore informazione sullo scenario del FOMC, condizionato all’evoluzione della politica fiscale. Il discorso di Trump in Congresso potrebbe delineare le priorità dell’Amministrazione, chiarendo se la parte populista del programma, negativa per la crescita, lascerà spazio ai temi più strettamente fiscali.
L’ employment report a gennaio sorprende su tre fronti, e in direzioni diverse: occupazione più forte, disoccupazione in rialzo, dinamica salariale in rallentamento. Le sorprese non modificano il quadro e manterranno la Fed nel suo atteggiamento di attesa. Gli occupati non agricoli aumentano di 227 mila (media 3 mesi +183 mila), con crescita positiva in tutti i settori (settore privato, 237 mila, servizi 192 mila, manifatturiero 5 mila, costruzioni 36 mila, estrattivo 4 mila), tranne il pubblico (-10 mila). Gli occupati rilevati presso le famiglie calano di -30 mila (media 3 mesi, 60 mila), il dato è influenzato dalla revisione della popolazione; al netto dell’”effetto popolazione”, gli occupati sarebbero in aumento di 457 mila. La forza lavoro aumenta di 76 mila, e la partecipazione aumenta a 62,9%, dopo la revisione della popolazione di fine 2016. Il tasso di disoccupazione aumenta a 4,8%, per la combinazione di occupati in crescita modesta e aumento della partecipazione, dovuta alla revisione della popolazione. I salari orari sono in aumento di solo 0,1% m/m, nonostante il rialzo del salario minimo in molti stati: riteniamo probabile una futura revisione verso l’alto. Le ore lavorate aumentano di 0,2% m/m e puntano a espansione della produzione industriale. Complessivamente i dati sono positivi. Il rialzo del tasso di disoccupazione è associato a una partecipazione più elevata, quindi non preoccupa. La dinamica occupazionale è molto forte e, da sola, porterebbe a un calo “eccessivo” del tasso di disoccupazione. I salari riprenderanno i rialzi, come indicato anche dalle imprese. Il mix dei dati di gennaio è il migliore dei mondi possibili e permetterà alla Fed di restare cauta.
Comunicazioni importanti
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