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Il Punto: Perché le elezioni del 2017 innervosiscono i mercati?

Certamente per la presenza di partiti che propugnano anche l’abbandono dell’unione monetaria e che godono di significativo sostegno popolare………


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Ma il rischio di uscita dall’unione monetaria non è quello di più probabile realizzazione.

– Con l’analisi delle elezioni legislative olandesi del 15 marzo che viene pubblicata questa settimana, avviamo la nostra copertura del ciclo elettorale europeo 2017-18. Seguirà fra un mese la presentazione delle elezioni presidenziali francesi, che ormai hanno visto la completa definizione del lotto dei candidati e sono entrate nel vivo della campagna.

– Questa tornata elettorale si caratterizza per un’insolita drammaticità, dovuta alla robusta presenza di movimenti anti-euro e anti-UE. In Olanda, Francia e Italia, i movimenti euroscettici competono per il primo posto nei sondaggi elettorali, e hanno fatto del ripristino della sovranità monetaria un punto centrale della propria agenda nazionalista. Non stupisce perciò che l’avvicinamento alle elezioni si caratterizzi per tensioni sui differenziali di rendimento fra i titoli sovrani e una rinnovata pressione al ribasso sui rendimenti del debito tedesco. Mentre il rischio di ridenominazione legato a dubbi sul rifinanziamento del debito può essere contrastato dalla reazione delle autorità, come avvenne nel 2011-12 con la creazione di EFSF ed ESM e il lancio delle OMT da parte della BCE, non c’è nulla che Banca Centrale o Consiglio potrebbero fare se un paese decidesse secondo le proprie procedure democratiche di abbandonare l’unione monetaria: la promessa di fare “tutto quello che serve” fatta dal presidente della BCE nel 2012 potrebbe soltanto aiutare a contenere l’effetto domino.

– Il caso olandese, tuttavia, mostra che la tassonomia dei rischi potrebbe essere più complessa, e decisamente meno drammatica, di una semplice scelta binaria dentro/fuori. In Olanda, come spieghiamo nelle pagine che seguono, la legge elettorale proporzionale potrebbe restituire un parlamento dove il partito contro l’euro ha la maggioranza relativa ma resta isolato e lontano dalla maggioranza assoluta dei seggi. Anche in Francia, i sondaggi danno il Front National nettamente perdente al secondo turno. Il rischio ‘di coda’ che uno dei maggiori paesi dell’Eurozona possa scegliere di abbandonarla non si concretizzerà a breve. I movimenti precauzionali che stanno caratterizzando i titoli di stato europei in queste settimane, perciò, potrebbero creare alla fine un’opportunità. Il problema più concreto posto nell’immediato dall’avanzata dei populisti è piuttosto costituito dagli ulteriori ostacoli che pone al tentativo di migliorare le istituzioni che governano l’Eurozona e l’Unione Europea. In fondo, è più facile far proprio l’argomento che sia l’UE a impedire di fare quanto serve che proporre soluzioni: Rutte in Olanda ha già ceduto alla tentazione di ‘rubare’ qualche pagina all’agenda ai populisti invece di affrontare i problemi che ne hanno favorito l’ascesa. Può darsi che si tratti soltanto di tatticismo pre-elettorale, ma allora il rischio è che la negazione delle promesse rafforzi ulteriormente i populisti alle elezioni successive. Anche la prospettiva di un’eterogenea coalizione per tener il partito xenofobo fuori dal governo, purtroppo, rischia di rafforzarlo.

– In totale controtendenza con queste dinamiche, in Germania l’SPD è stata rilanciata dalla candidatura dell’ex-presidente del parlamento europeo, mentre il Primo Ministro della Germania, malgrado la prossima scadenza elettorale, è uscita allo scoperto con la proposta di rilanciare il meccanismo della cooperazione rafforzata già previsto dai Trattati. Tuttavia, si tratta di una proposta di metodo, non di un piano: il bilancio costi/benefici dipenderà dai contenuti di cui sarà riempita, e qui i nodi verranno al pettine. Per inciso, il meccanismo della cooperazione rafforzata non si applica alle materie che sono competenza esclusiva dell’Unione (tra le quali l’euro, il mercato unico e le politiche commerciali), ma potrebbe riguardare difesa, giustizia e politica estera, ed è già stato utilizzato per proporre l’imposta europea sulle transazioni finanziarie.


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