Image

Le idi (olandesi) di marzo

Il ciclo elettorale europeo 2017 si apre il 15 marzo con le elezioni legislative olandesi………


Se vuoi ricevere le principali notizie pubblicate da BONDWorld iscriviti alla Nostra Newsletter settimanale gratuita. Clicca qui per iscriverti gratuitamente.


Sembra probabile uno spostamento a destra del voto: a contendersi il primo posto nei consensi saranno il partito del premier Rutte e quello del populista di destra Geert Wilders. Quest’ultimo potrebbe essere il più votato, ma il meccanismo proporzionale e la frammentazione del voto gli renderanno molto difficile realizzare il suo programma xenofobo ed euroscettico. Lo scenario più probabile sembra essere quello di un’ampia ed eterogenea coalizione moderata, guidata nuovamente da Rutte. Un’avvertenza è d’obbligo: gli elettori sono confusi e il potere predittivo dei sondaggi è indebolito da un’ampia quota di indecisi.

Il ciclo elettorale europeo 2017 si apre con le elezioni generali olandesi che si terranno il prossimo 15 marzo. Gli elettori chiamati a eleggere i 150 membri della Camera Bassa degli Stati Generali sembrano orientati a premiare il partito nazionalista xenofobo ed euroscettico PPV. Tuttavia, il sistema elettorale proporzionale è destinato a restituire un parlamento frammentato fra numerosi partiti, che saranno obbligati a riunirsi in eterogenee e fragili coalizioni per formare un governo. Perciò, il rischio che potrebbe concretizzarsi più facilmente dopo il 15 marzo non è quello dell’uscita dall’Eurozona dell’Olanda, ma piuttosto quello della sua ingovernabilità.

La struttura istituzionale dei Paesi Bassi

In Olanda vige una monarchia costituzionale: gli Stati Generali sono formati da due Camere, la Prima e la Seconda Camera. La Seconda Camera, o Camera Bassa ( Tweede Kamer der StaatenGeneraal ), è composta da 150 membri eletti con il sistema proporzionale puro con preferenza unica, i collegi elettorali sono suddivisi in 20 circoscrizioni (19 + Antille Olandesi). I singoli partiti quindi sono rappresentati proporzionalmente al loro peso politico effettivo e non ci sono premi di maggioranza di sorta. La legislatura dura 4 anni. Attualmente il Governo in carica di Mark Rutte è sostenuto da una coalizione a due partiti (quello del premier, il VVD, e il PdvA dei laburisti) e dispone esattamente di 75 seggi. La Prima Camera o Senato ( Eesrte Kamer ) è composta da 75 membri e viene eletta anch’essa ogni quattro anni, sfasata di due rispetto alle elezioni della Camera Bassa: i suoi componenti sono scelti tra i componenti dei dodici Stati Provinciali ( Provinciale Staten ) e le prossime elezioni del Senato si terranno a maggio 2019 (a meno di uno scioglimento anticipato). La composizione attuale qui è diversa rispetto a quella della Camera Bassa: il Governo attuale mantiene solo 21 seggi, 12 la CDA, 10 la D66, mentre il PVV di Wilders è quarto, con 9 seggi (pertanto qui è sovra-rappresentato rispetto alla Camera Bassa) assieme ai socialisti, anch’essi con 9 seggi. La Camera Alta non ha iniziativa legislativa o di rettifica delle leggi, ma può solo approvare o rifiutare le leggi avanzate dalla Camera Bassa.

I partiti in lizza alle prossime elezioni

I partiti regolarmente iscritti presso l’Ufficio Elettorale Nazionale e che si presenteranno alle elezioni sono ben 31. Gli elettori chiamati a esprimersi saranno circa 12 milioni. Diamo una visione di sintesi dei principali partiti.

VVD (Partito popolare per la libertà e la democrazia): destra moderata, è per il libero mercato, liberale nelle istanze sociali. Possiede attualmente 40 seggi su 150 ed è guidato da Mark Rutte, che si ricandiderà per il suo terzo mandato il 15 marzo. Rutte ha già escluso di formare una coalizione con il PVV e si sta proponendo come la principale alternativa a Wilders. Partito filoeuropeo, allineato alla Germania su Brexit, Grecia e controllo dei conti pubblici.

PvdA (Partij van de Arbeid), dal 2016 guidato da Hans Asscher, è alleato di Rutte dal 2012. Social-democratico, ha moderato la sua ideologia di sinistra nel corso degli anni ’90; si focalizza ancora su lavoro e difesa dello stato sociale. Ha 35 seggi su 150 nel parlamento uscente, ma soffre di una grave crisi di consensi

Questi due partiti attualmente formano la maggioranza di governo.

PVV (Partij voor de Vrijheid , Partito della libertà), nato nel 2007 e guidato da Geert Wilders, fuoriuscito dal VVD, oppositore della islamizzazione e dell’immigrazione, attualmente ha 12 seggi su 150, raccolti alle elezioni del 2010 e confermati nel 2012.

Box – Chi è e cosa vuole il Partito per la Libertà?

Il PVV è stato fondato nel 2006 da Geert Wilders come partito personale, dopo che nel 2004 abbandonò il VVD perché quest’ultimo era a favore dell’ingresso della Turchia nella UE. Nonostante l’opacità delle sue fonti di finanziamento, il PVV ha sperimentato una rilevante ascesa dalla nascita ad oggi: alle elezioni del 2006 vinse 6 seggi, alle elezioni del 2010 ottenne 24 seggi, diventando il terzo partito più votato e offrendo per un breve periodo un supporto esterno al Governo di minoranza del premier Rutte. Alle elezioni del 2012 i seggi furono soltanto 15 e alle europee del 2014 ottenne per la prima volta la rappresentanza con 4 seggi su 26.

Il suo programma ha una spiccata tendenza conservatrice e populista1, a cui associa in politica economica istanze liberiste (taglio delle tasse, decentralizzazione, contenimento dello stato sociale e dei sussidi statali, abolizione del bicameralismo, riforma delle pensioni) e antiambientaliste (supporto al nucleare, riduzione dei sussidi ecologici, rimozione della tassa sulle emissioni di diossido di carbonio). L’istanza principale del PVV è l’assimilazione culturale degli immigrati, in particolare di quelli musulmani. Dal 2012, anche l’euroscetticismo è diventato una delle bandiere del movimento: l’uscita dall’Unione Europea e dall’euro è proposta come strumento per il contenimento del fenomeno migratorio. Il partito è anche contrario a un allargamento a est dell’Unione e al salvataggio della Grecia.

SP (Socialistische Partij) guidati da Emile Roemer. Dopo il successo del 2006, con il ritiro del leader storico Jan Marjinissen, avvenuto nel 2008, il partito è entrato in crisi. Ha attualmente 15 seggi, e si schiera fra le opposizioni di sinistra al governo Rutte.

CDA (Christen-Democratisch Appèl), un partito storico in Olanda che ha avuto un ruolo in tutti i Governi dal 1977 ma che però ultimamente ha perso parte del proprio consenso, storicamente più schierato a sinistra che a destra, moderato, convintamente europeista (per es. aperto a valutare l’ingresso della Turchia in Europa), aperto sulla questione degli immigrati. È per uno stato sociale attento ai conti pubblici, per la decentralizzazione e in maniera crescente per la tutela dell’ambiente. Ha attualmente 13 seggi.

D66 (Democraten 66) partito nato nel 1966 con lo scopo di riformare il sistema politico olandese. Di ispirazione liberale e progressista, attento all’ambiente, europeista e a favore di una politica europea comune su difesa, esteri, immigrazione. Guidato da Alexander Pechtold, che ne sta risollevando le sorti e si è caratterizzato per la sua opposizione a Wilders. Ha attualmente 12 seggi. Non è più al governo dal 2006. Nel 2013 raggiunse un accordo con VVD e PvdA per approvare il budget.

CU (ChristenUnie) altro partito di ispirazione cristiano-democratica, ma più conservatore ed euroscettico. Contrario a eutanasia e aborto. Ha attualmente 5 seggi. Anche il CU nel 2013 raggiunse un accordo con VVD e PvdA per sostenere il budget.

GL (GroenLinks) partito nato nel 1989 da un gruppo di partiti di sinistra e verdi, che promuove una piattaforma ecologista e solidaristica e difende il multiculturalismo. Attualmente schierato all’opposizione, conta su 4 seggi.

SGP (Staatkundig Gereformeerde Partij) partito di ispirazione calvinista, conservatore, ha ottenuto 3 seggi alle ultime elezioni ed è all’opposizione. Fino al 2006 proibiva alle donne di iscriversi al partito.

L’andamento della campagna elettorale

Il tema destinato ad alimentare la campagna elettorale e a polarizzare il voto degli elettori sarà quello dell’immigrazione. Il flusso netto dell’immigrazione nei Paesi Bassi si è mantenuto stabile attorno allo 0,2% della popolazione dal 2002 al 2014, un tasso simile a quello registrato in Germania, dove però dal 2014 il rapporto è salito allo 0,7%, secondo Eurostat, e dove si è verificato un ulteriore aumento dal 2015. L’arrivo dei rifugiati nei Paesi Bassi è stato meno intenso che in Germania. La domanda di richiedenti asilo, stabile allo 0,1% della popolazione dal 2008 al 2014, nel 2015 è salita allo 0,3% per poi tornare a 0,1% nel 2016. In Germania il rapporto è stato di 0,5% e 0,9% rispettivamente nel 2015 e nel 2016. Quindi, in termini relativi, i Paesi Bassi hanno assistito a un fenomeno meno massiccio di altri paesi. La Commissione Europea, tuttavia, nella sua ultima In-Depth-Review del 2016 per l’economia olandese aveva indicato persistenti problemi d’integrazione di rifugiati e migranti nel mercato del lavoro. Sebbene il tasso di partecipazione di migranti e rifugiati sia qui simile a quello tedesco (57,5% e 58,8% rispettivamente nel 2016), il tasso di disoccupazione degli extra-comunitari rimane più alto ed è anzi aumentato tra il 2007 e il 2016 (Fig. 1). L’immigrato di religione islamica svolge un ruolo molto importante nella piattaforma politica del PVV: è il simbolo della minaccia ai valori tradizionali della società olandese, l’altro rispetto al quale per contrapposizione viene definita la propria identità.

Il tasso di disoccupazione fra gli olandesi, sebbene basso nel confronto europeo, rimane ancora superiore ai livelli pre-crisi e può aver contribuito al massiccio consenso che stanno riscontrando i partiti nazionalisti di destra. L’euroscetticismo è giustificato dal PVV sulla base di un ipotetico legame tra partecipazione all’Unione e impossibilità di controllo delle dinamiche migratorie, similmente a quanto successo nel Regno Unito.  

10022017 1

Che cosa prevedono i sondaggi?

Di norma, le elezioni in Olanda vedono una campagna elettorale molto compressa e concentrata in poco più di un mese prima delle elezioni. Dai sondaggi emerge una forte incertezza dell’elettorato: secondo diverse agenzie demoscopiche, sette elettori su dieci sono ancora indecisi su chi votare e nessun sondaggio indica una quota di indecisi inferiore al 50%. Tra gli intervistati, la quota di chi sta pensando di astenersi sarebbe al 20%, ma questa percentuale potrebbe velocemente scendere nel caso la campagna elettorale si polarizzasse. Dagli olandesi residenti all’estero giungono invece segnali che potrebbero far pensare a una forte affluenza, maggiore che in passato, stando alle richieste dei votanti dall’estero che sono aumentate del 20% dalle 50.000 delle elezioni del 2012 (su un totale di circa mezzo milione di elettori espatriati). La numerosa offerta politica e la presenza di partiti con piattaforme piuttosto simili rendono lo scenario liquido. In questo contesto, gli elettori potrebbero decidersi soltanto negli ultimi giorni (alle elezioni del 2012, il 40% degli elettori ha deciso chi votare nell’ultima settimana) e le proiezioni dei sondaggi potrebbero attualmente essere inaffidabili. Assai probabile rimane però uno spostamento a destra del consenso, che ha spinto anche il premier Rutte ad assumere toni più duri verso gli immigrati e a irrigidire le posizioni del suo partito di destra per cercare di rubare consenso a Wilders sul tema centrale della campagna elettorale.

Le cinque principali agenzie demoscopiche olandesi conducono sondaggi con cadenza mensile e, a differenza di altri paesi che indicano la percentuale del consenso per ogni partito, in Olanda si preferisce indicare il numero presunto di seggi che ogni forza politica potrebbe raggiungere. Tuttavia, in un sistema proporzionale come quello olandese la differenza tra consenso e seggi è contenuta.  

Stando quindi ai sondaggi condotti regolarmente dall’estate scorsa, il partito di Rutte, che viaggiava attorno ai 28-30 seggi fino a fine 2016, sembra sia ora in calo verso una forchetta attorno ai 23-27: un drastico ridimensionamento del VVD, che rimarrà comunque il primo o secondo principale partito. I sondaggi danno anche l’altro partito di Governo, il PvdA, in ampio ridimensionamento dai 38 seggi attuali a una forchetta attorno ai 10-12 seggi. La perdita di consenso dei partiti dell’attuale maggioranza sarebbe dunque superiore al 40%.

Il partito di Wilders invece è dato al primo posto, con una forchetta di 29-35 seggi, con un trend nei sondaggi stabilmente al di sopra dei 30 seggi già da agosto scorso. C’è da dire che alle ultime elezioni il numero di seggi ottenuti è stato inferiore ai sondaggi di circa il 18%, perché gli indecisi che alla fine si recano alle urne tendono a optare per uno dei partiti moderati. Tuttavia, ci sono concrete possibilità che il PVV sia il primo o il secondo partito più votato, anche perché (a parte il VVD) nessuna lista sembra ad oggi poter ottenere più di 15-20 rappresentanti. Il Partito della Libertà vedrebbe quindi il proprio peso più che raddoppiare.

Socialisti (SP), Cristiano Democratici (CDA) e D66 si troverebbero, secondo i sondaggi, testa a testa, tutti entro a una forchetta tra i 10-19 seggi, con il CDA leggermente favorito rispetto agli altri due, mostrando un trend in crescita: potrebbe configurarsi come la terza forza politica in campo. Altro partito che i sondaggi danno in ascesa rispetto ai deludenti risultati delle elezioni del 2012 è quello dei Verdi, che sono dati ora tra i 13-17 seggi.

10022017 2

Due gli scenari più probabili

Emergono quindi due tendenze: (i) uno spostamento a destra del baricentro politico e quindi delle piattaforme programmatiche e (ii) una frammentazione politica superiore rispetto al 2012, con i due partiti maggiori attorno al 20-30% dei consensi e 3-4 partiti attorno al 10-15%. Alla luce di ciò, due sono gli scenari più probabili:

– È possibile prevedere uno scenario in cui il PVV e VVd arrivino testa a testa o con pochissimi seggi di scarto. In questo caso, riteniamo probabile un accordo anti-Wilders delle principali forze politiche: Rutte, seguito da altri partiti di centro-destra (CDA/D66), ha infatti recentemente escluso una coalizione con Wilders. È quindi da ritenersi poco probabile il ripetersi dell’ipotesi di un governo di minoranza “alla danese”, in cui il partito antiimmigrazione fornisce supporto esterno. Il PVV aveva praticato questo sistema nei primi mesi di governo dopo le elezioni del 2010, ma poi CDA e VVD si erano allontanati a causa delle polemiche interne ai partiti sulla collaborazione con il PVV. Pertanto riteniamo assai improbabile una nuova alleanza di VVD e CDA con Wilders. Nello scenario più plausibile, quindi, si passerebbe dall’attuale governo di coalizione a due (VVD-laburisti) a una coalizione a tre/quattro (VVD-CDA-D66-laburisti). Questo potrebbe portare a un periodo abbastanza lungo di transizione alla ricerca di un equilibrio fra le forze della nuova coalizione (scenario “spagnolo”) per la formazione di un nuovo Governo, seguito poi da un’agenda politica poco ambiziosa e da una latente instabilità che potrebbe sfociare in elezioni anticipate2. In questo scenario il rischio di un referendum sulla UE sarebbe scongiurato. Lo stesso a maggior ragione può prevedersi nel caso il partito di Rutte riesca a rimanere saldamente il più votato.

– È altrettanto possibile che il PVV sia il partito più votato e gli altri a tutta prima non riescano a mettere in piedi una coalizione. Anche in questo caso, difficilmente Wilders potrà guidare un governo (o una coalizione). Anche nel caso si confermasse come il partito di maggioranza relativa, sarà difficile per Wilders trovare partiti desiderosi di supportarlo (suoi possibili o dichiarati alleati per ora non ce ne sono). Senza una maggioranza in parlamento, il PVV farà molta fatica a mantenere le proprie promesse elettorali, specialmente riguardo al referendum sulla UE. La prassi costituzionale prevede infatti che il Governo uscente rassegni al Re le proprie dimissioni prima delle elezioni, il quale le accetta con riserva. Successivamente, il Presidente della Seconda Camera3 nomina uno o più informateur per esplorare l’esistenza di possibili maggioranze (e preparare un accordo di coalizione, di solito); quindi l’ informateur propone alla Camera un formateur (tipicamente il capo del partito di maggioranza relativa) per formare il nuovo Gabinetto4. Solo a quel punto il Re accetta le dimissioni del precedente Governo e nomina il nuovo, che deve ottenere l’approvazione del proprio programma dalla Seconda Camera. Pertanto è possibile che un incarico di formateur conferito a Wilders e risòltosi in un nulla di fatto spinga il Re a mantenere in carica il vecchio Governo (oppure venga nominato un nuovo formateur ) che, a quel punto, si accorderebbe con i partiti di minoranza, escludendo Wilders.

– Quello del referendum non è uno strumento pienamente integrato nel sistema istituzionale olandese, viene raramente usato5 e la procedura per indirlo è articolata: in passato esso è stato invocato specialmente in riferimento a nuove leggi o a cambiamenti dei trattati comunitari (come ad esempio quello dell’aprile 2016 sull’associazione dell’Ucraina alla UE). Questo significa che Wilders avrebbe bisogno di una maggioranza parlamentare piena6 per promulgare una legge che indice il referendum sulla UE. Inoltre, una volta passata alla Camera Bassa, la legge dovrebbe poi passare al Senato, ma attualmente il Senato (in carica fino al 2019) ha i numeri per rifiutarne l’approvazione7.

Per ora il mercato non sembra temere troppo le elezioni olandesi: lo spread vs Bund è aumentato da 9 a 18pb da metà gennaio, ma livelli anche superiori si erano registrati nel secondo trimestre 2016 e a inizio 20158. Tale tranquillità è giustificata. In entrambi gli scenari, il pericolo i Paesi Bassi possano avviare la procedura di uscita dall’UE sarebbe disinnescato. Sulla base del quadro informativo ad oggi disponibile, un impatto sistemico sull’Europa e sull’euro delle elezioni olandesi è uno scenario molto improbabile. Tuttavia, ci aspettiamo che dopo le elezioni il Paese rimanga in una situazione di limbo, che si concluderà con la formazione di un Governo fragile. Una situazione che potrebbe rendere il PVV un contendente ancora più temibile fra qualche anno, se la coalizione di governo non troverà il modo di formulare una proposta politica convincente.


1 Per esempio nel suo programma si propone la deportazione nei paesi di origine dei non olandesi che hanno ricevuto una condanna penale, la limitazione dei permessi di lavoro a musulmani e cittadini dell’Europa dell’Est, la chiusura dei centri islamici e delle scuole islamiche, proibizione del Corano e del velo, la registrazione delle etnie dei condannati per reati penali, l’esclusione della Turchia dalla NATO.

2 La Costituzione olandese non prevede un tempo massimo per la formazione di un nuovo governo, per cui il limbo politico potrebbe durare anche molto a lungo, come successo in Belgio nel 2010.

3 Fino al 2012 questo ruolo era di spettanza del Re.                  

4 Processo che, statisticamente, dal 1946 richiede circa 90 giorni.

5 Dalla fine della seconda guerra mondiale ce ne sono stati solo due (2005, 2016).

6 Evento mai successo nei Paesi Bassi per nessun partito dal 1946 a oggi.

7 Tuttavia, una volta indetto il referendum, a quel punto il quorum richiesto dalla legge olandese è piuttosto basso (30%), facendo quindi salire sensibilmente le chance di una vittoria dei sì, anche perché in questo caso siamo nello scenario in cui Wilders avrebbe la maggioranza assoluta.

8 I movimenti sullo spread francese sono già visibili e sono molto più netti, sebbene le elezioni siano a fine aprile e inizio maggio.


Comunicazioni importanti

La presente pubblicazione è stata redatta da Intesa Sanpaolo S.p.A. Le informazioni qui contenute sono state ricavate da fonti ritenute da Intesa Sanpaolo S.p.A. affidabili, ma non sono necessariamente complete, e l’accuratezza delle stesse non può essere in alcun modo garantita. La presente pubblicazione viene a Voi fornita per meri fini di informazione ed illustrazione, ed a titolo meramente indicativo, non costituendo pertanto la stessa in alcun modo una proposta di conclusione di contratto o una sollecitazione all’acquisto o alla vendita di qualsiasi strumento finanziario. Il documento può essere riprodotto in tutto o in parte solo citando il nome Intesa Sanpaolo S.p.A.

La presente pubblicazione non si propone di sostituire il giudizio personale dei soggetti ai quali si rivolge. Intesa Sanpaolo S.p.A. E le rispettive controllate e/o qualsiasi altro soggetto ad esse collegato hanno la facoltà di agire in base a/ovvero di servirsi di qualsiasi materiale sopra esposto e/o di qualsiasi informazione a cui tale materiale si ispira prima che lo stesso venga pubblicato e messo a disposizione della clientela. Intesa Sanpaolo S.p.A. e le rispettive controllate e/o qualsiasi altro soggetto ad esse collegato possono occasionalmente assumere posizioni lunghe o corte nei summenzionati prodotti finanziari.


Iscriviti alla Newsletter di Investment World.it

Iscriviti alla Newsletter di Investment World.it

Ho letto
l'informativa Privacy
e autorizzo il trattamento dei miei dati personali per le finalità ivi indicate.

Iscriviti alla Newsletter di Investment World.it

Ho letto
l'informativa Privacy
e autorizzo il trattamento dei miei dati personali per le finalità ivi indicate.