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Italia: ancora in calo la fiducia dei consumatori, ma sale quelle delle imprese (ai massimi da 9 anni nel manifatturiero)

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– L’indice composito di fiducia delle imprese diffuso dall’Istat è salito per il secondo mese a febbraio, a 104 da 103,3 precedente (rivisto al rialzo da 102,5 della prima lettura)…..…


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Commento di Paolo Mameli, senior economist servizio studi di Intesa Sanpaolo


Ci aspettavamo un ulteriore aumento, che pure è stato più marcato delle nostre attese. Il livello dell’indice è superiore alla media storica di lungo termine (98,2).

– Il miglioramento è dovuto al commercio al dettaglio (l’unico comparto in cui il morale era sceso il mese precedente, e che vede a febbraio un rimbalzo a 108,5 da 103,4) e al manifatturiero, dove l’indice sale per il terzo mese consecutivo (il quinto degli ultimi sei) e tocca un record da 9 anni a 106,3 da 105. La fiducia invece è risultata poco variata (dopo il miglioramento del mese scorso) sia nelle costruzioni (a 123,9) che nei servizi (a 105,5 da 105,4). In tutti i principali settori il livello del morale delle imprese è superiore alla media degli ultimi 5 o 10 anni (particolarmente nelle costruzioni).

– Nel manifatturiero, il miglioramento è dovuto alle valutazioni correnti sugli ordini (in aumento a -6 da -10: si tratta di un massimo dal 2007) e sulla produzione (a -4 da -8). Le aspettative sono risultate invece stabili per gli ordinativi (a 15) e in lieve calo per l’output (a 12 da 13). Le aspettative delle imprese sull’economia sono tornate in territorio negativo, a -4 (minimo dallo scorso settembre), dopo il rimbalzo a +1 del mese scorso. Tuttavia, le intenzioni di assunzione sono salite da 1 a 4: è il secondo valore più alto da quando sono disponibili i dati.

– Viceversa la fiducia dei consumatori ha continuato a scendere, a 106,6 a febbraio dopo il 108,6 di gennaio. Siamo vicini ai valori più bassi degli ultimi due anni. Il livello dell’indice resta superiore alla media storica, ma il trend è inequivocabilmente al ribasso da ormai oltre un anno (è iniziato dal massimo storico toccato a 118,5 a novembre 2015).

– Il peggioramento è diffuso, e riguarda più il clima economico generale (a 121,2 da 124,6) che la situazione personale degli intervistati (102,1 da 103,8), e più le valutazioni correnti (104,7 da 107,6) che le aspettative per il futuro (a 109,6 da 111,5).

– Sono tornate a calare, ma solo lievemente, le preoccupazioni in merito alla disoccupazione (da 33 a 30, in linea con la media degli ultimi sei mesi).

– Le famiglie riportano un peggioramento della situazione economica personale attesa e del bilancio famigliare, e un calo delle opportunità (sia attuali che future) di risparmio nonché di acquisto di beni durevoli.

– L’inflazione percepita dalle famiglie nell’ultimo anno è risalita (a -16 da -28), ma quella attesa per i prossimi 12 mesi è viceversa tornata a calare (a -17 da -10).

– In sintesi, riteniamo che la ripresa della fiducia delle imprese sia in questa fase più significativa del calo del morale delle famiglie. Conforta in particolare il recupero in corso della fiducia delle imprese manifatturiere (come detto, ai massimi da 9 anni), che, letto insieme ai dati di dicembre diffusi dall’Istat su produzione, ordini e fatturato nell’industria (+1,4%, +2,8% e +2,6% m/m rispettivamente, anche se le variazioni congiunturali potrebbero essere viziate dalla distribuzione delle festività nel mese), confermano che il settore risulta trainante in questa fase. Questa tendenza è connessa al rimbalzo in corso del commercio mondiale (visibile dalla ripresa dei flussi commerciali già in corso negli ultimi mesi del 2016 e attesa continuare a nostro avviso nel 2017). Una nota positiva viene anche dalla ripresa delle attese sull’occupazione dopo il deciso rallentamento visto nell’ultima parte del 2016.

– I dati sono coerenti con la nostra idea che la ripresa dell’attività economica possa proseguire nel 2017 (a un ritmo di 0,2-0,3% t/t e vicino all’1% a/a in media), e che essa in prospettiva, rispetto a quanto visto l’anno scorso, possa poggiare maggiormente su investimenti delle imprese ed export e in minor misura sui consumi domestici.  

Fonte : BondWorld.it


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