– Le aspettative per l’esito della riunione del FOMC del 15 marzo sono state guidate nell’ultima settimana da un fiume di interventi di partecipanti al FOMC,……….
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che hanno segnalato una crescente apertura per un rialzo alla prossima riunione e spinto la probabilità di una mossa a marzo poco sotto il 90% (88% il 3/3, stima Bloomberg). I verbali della riunione di gennaio avevano già dato segnali hawkish, con l’indicazione che un rialzo dovrebbe avvenire “piuttosto presto”, cioè a “una delle prossime tre riunioni” (fra marzo e giugno) e che la riunione di marzo è “viva” per un rialzo. Gli interventi dell’ultima settimana hanno spalancato la porta a un rialzo ravvicinato, anche più di quanto implicito nel “piuttosto presto” dei verbali. I partecipanti al FOMC concordano sul fatto che gli obiettivi del mandato della Fed sono vicini o già raggiunti e che i rischi sono “circa bilanciati”. Anzi, Brainard ha aggiunto che i rischi “non sono stati così vicini all’equilibrio da diverso tempo” (1/3/2017). Al momento in cui scriviamo, su 17 partecipanti al FOMC, 11 si sono espressi in modo che si può interpretare come un appoggio a un rialzo a marzo. Secondo Dudley (NY Fed) “gli argomenti per un rialzo a marzo sono diventati molto più cogenti”; secondo Williams (San Francisco Fed) un rialzo a marzo è in “seria considerazione”; diversi altri hanno affermato che un rialzo è appropriato “più presto piuttosto che più tardi”, fra cui anche esponenti tipicamente “colombe”. Brainard (Board), fra i membri più dovish , ha detto che “presto sarà probabilmente appropriato rimuovere stimolo”, eliminando la qualificazione del “piuttosto presto”. Più tardi nella giornata del 3/3, dopo l’uscita di questo documento, parleranno tre membri del Board (Yellen, Fischer e Powell), che probabilmente daranno il suggello finale al messaggio emerso negli ultimi giorni; e quattro presidenti regionali, di cui due falchi, una colomba e un centrista. Powell ha già detto che il caso per un rialzo a marzo “si è consolidato”. Nella peggiore delle ipotesi ci sono due partecipanti potenzialmente contrari a un rialzo (Kashkari ha già parlato e probabilmente dissentirebbe su un rialzo). La dispersione delle opinioni nel FOMC è straordinariamente ridotta rispetto alla norma recente e indica, a nostro avviso, che la probabilità assegnata dal mercato a una mossa a marzo è appropriata.
– Qual è la sostanza dietro questo spostamento di opinioni nel FOMC? Nel Comitato c’è un diffuso consenso sul fatto che i tassi siano su un sentiero di rialzi. La questione da decidere è “quando”, non “se”, alzare il tasso dei fed funds a una delle prossime riunioni. I fattori determinanti sono tre, due di natura domestica, uno di natura internazionale: 1) l’evoluzione dei dati e dello scenario economico; 2) gli sviluppi della politica fiscale e delle altre politiche attese dalla nuova amministrazione e 3) l’evoluzione dello scenario globale. Le indicazioni dello scenario domestico e globale appaiono favorevoli, con segnali di accelerazione della crescita e sorprese positive dai dati. Sul fronte della politica fiscale e delle altre politiche dell’Amministrazione (commercio estero, deregolamentazione), il giudizio è ancora sospeso, in assenza di informazioni sulle riforme. È sempre più probabile che un eventuale aumento di stimolo fiscale non abbia effetti prima del 2018 e possa essere mitigato da azioni contrastanti sul commercio internazionale e da un rafforzamento del dollaro collegato alla correzione territoriale della tassazione sulle imprese. Tuttavia queste indicazioni per ora non contrastano con l’andamento della crescita.
– Un punto rilevante per un rialzo immediato è che le condizioni economiche e finanziarie sono favorevoli a una mossa a marzo. I mercati hanno reagito al flusso di comunicazione dalla Fed senza “ tantrum ”, né sui rendimenti né sul dollaro, mentre il mercato azionario continua a inanellare record, nell’aspettativa che le politiche della nuova amministrazione siano favorevoli agli utili. Nei prossimi mesi, sono possibili battute d’arresto collegate ai dati (1° trimestre debole), a potenziali difficoltà dell’amministrazione o ad annunci di politiche protezionistiche, o ai mercati (volatilità sul cambio se aumenterà la probabilità di “ border adjustment ” con la riforma tributaria). Questo potrebbe complicare un aumento dei tassi, considerato comunque appropriato entro giugno. Sul sentiero dei rialzi successivi, dati e informazioni sugli sviluppi delle riforme resteranno dominanti. Intanto, si incamereranno probabilmente 25pb di aumento a marzo.
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