Flash Macro Daily

Flash: Nella zona euro il focus sarà sulla riunione BCE di marzo

Da seguire: Area Euro & Stati Uniti Nessun evento rilevante….


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I market mover della settimana

Nella zona euro il focus sarà sulla riunione BCE di marzo. I dati di produzione industriale di gennaio dovrebbero mostrare un rimbalzo di circa 2% in Germania dopo il vistoso calo di dicembre e 1,1% in Francia e 0,4% in Spagna. La stima finale del PIL dell’eurozona è attesa confermare l’espansione di 0,4% t/t (1,7% a/a) della prima lettura, con una crescita venuta interamente dalla domanda interna. In Italia, il dato trimestrale di disoccupazione confermerà la risalita osservata nell’ultima parte del 2016.

Negli Stati Uniti, fra i pochi dati in uscita, c’è il market mover del mese: l’employment report di febbraio. In una settimana di silenzio stampa dalla Fed, il focus sarà sull’ultimo dato di rilievo prima della riunione del FOMC di marzo. Gli occupati non agricoli sono previsti di nuovo in solido aumento, il tasso di disoccupazione in calo e i salari in accelerazione.

Venerdì sui mercati

Finale di settimana contrastato per i principali indici azionari europei, in una seduta iniziata con prese di beneficio e terminata con un recupero generalizzato. Lievi guadagni anche per Wall Street. Il FTSE MIB ha sovraperformato (+1,15%), anche grazie alla prospettiva di un rialzo dei tassi di mercato che favorisce i titoli bancari. Stamane la notizia dell’incidente missilistico tra Corea del Nord e Giappone ha pesato sul Nikkei, in calo di circa mezzo punto percentuale.

Venerdì è stata ancora una seduta volatile per il debito sovrano europeo con i BTP che, dopo un avvio positivo, sono calati a fine giornata, conservando comunque un segno positivo nell’ottava (con il rendimento del decennale in area 2,10%, circa 10pb in meno rispetto a sette giorni prima). A guidare i movimenti in settimana sono tornate a essere le aspettative di rialzo dell’inflazione e dei tassi di mercato, che hanno pesato sui titoli core (Treasury e Bund, che ha visto il massimo rialzo in termini di rendimento dallo scorso novembre: +17pb), mentre il parziale attenuarsi delle preoccupazioni sulle scadenze elettorali europee ha favorito un miglior andamento dei titoli periferici (lo spread Btp-Bund è calato a 172pb, minimo da fine gennaio).

Sul fronte cambi il dollaro, dopo aver toccato un massimo giovedì sotto 1,05 contro euro, ha perso terreno in chiusura di settimana (tornando in area 1,06). Stamane le tensioni tra Corea del Nord e Giappone hanno favorito lo yen, salito a 113,7 contro biglietto verde (una figura in meno del picco toccato venerdì).

Petrolio in moderato calo stamane (sotto 53 dollari il WTI e a 55,5 il brent), come in media la settimana scorsa, in quanto gli investitori restano cauti sulle prospettive di rialzo dei prezzi dopo che i dati provenienti dalla Russia hanno evidenziato una scarsa conformità all’accordo globale di taglio della produzione.

Area euro

Area euro. Le vendite al dettaglio hanno corretto di -0,1% m/m a gennaio da -0,5% m/m, deludendo le aspettative, che erano per un aumento. La variazione annua rimane a 1,2%, come a dicembre, impostando il trimestre in corso per una contrazione dei consumi di -0,5% t/t da +0,7% t/t.

Area euro. La seconda lettura conferma il PMI composito a 56,0 a febbraio da 54,4 di gennaio. Il composito tedesco anch’esso è stato confermato a 56,1 da 54,8 mentre quello francese è stato rivisto al ribasso a 55,9 da 56,2. L’indice per i servizi eurozona è stato rivisto al ribasso di un decimo a 55,5 da 55,6, con il dato tedesco confermato a 54,4 e quello francese rivisto a 56,4 da 56,7. La prima lettura dell’indice servizi italiano ha mostrato un aumento a 54,1 da 52,4, un massimo da dicembre 2015. L’attuale livello dei PMI è compatibile con un PIL in accelerazione a 0,5% t/t nel trimestre in corso.

Italia. La seconda lettura del PIL italiano nel 4° trimestre 2016 ha confermato la stima preliminare di una crescita congiunturale di 0,2% t/t, in rallentamento solo lieve rispetto allo 0,3% t/t dei mesi estivi. La crescita tendenziale a fine anno è stata rivista lievemente al ribasso, da 1,1% a 1% (invariato rispetto al trimestre precedente). Tuttavia, risulta confermata la crescita media annua del 2016, pari all’1% se corretta per i giorni lavorativi (che sono stati due in meno che nel 2015). La crescita rimane trainata dalla domanda interna, la cui composizione (come ci aspettavamo) sta però cambiando: va perdendo forza la forza propulsiva dai consumi, mentre viceversa si sta rafforzando il ciclo degli investimenti. La domanda estera continua a non contribuire al PIL, ma la parte finale dell’anno ha visto una incoraggiante accelerazione per entrambi i flussi commerciali. In sintesi, se da un lato la crescita tendenziale del PIL a fine 2016 è stata rivista marginalmente verso il basso, dall’altro lato il dettaglio delle componenti appare migliore del previsto (il PIL al netto del contributo delle scorte sarebbe aumentato di 0,4% t/t; conforta in particolare la crescita degli investimenti, anche sulla scia della revisione al rialzo dei dati dei trimestri precedenti). In prospettiva, pensiamo che il PIL possa mantenere l’attuale velocità di crociera (0,2% t/t, 1% a/a) anche a inizio 2017. Occorrerà aspettare il dato sulla produzione industriale di gennaio (in uscita il prossimo 13 marzo), vista correggere dopo il balzo in qualche modo “anomalo” di dicembre, per farsi un’idea più precisa circa l’entità della crescita congiunturale del PIL nel 1° trimestre. Peraltro, l’andamento recente delle indagini di fiducia delle imprese, in particolare nel settore manifatturiero, appare coerente con una accelerazione in area 0,3% t/t nel corso dell’anno. Confermiamo perciò la nostra stima di una crescita media annua 2017 in linea con quella del 2016 (0,9% grezza ovvero 1% corretta per i giorni lavorativi).

Stati Uniti

L’ISM non manifatturiero a febbraio aumenta a 57,6 da 56,5 di gennaio e tocca il massimo da ottobre 2015. Lo spaccato dell’indagine è molto solido. I dati danno indicazioni positive per l’employment report di febbraio, in uscita il 10/3.

Gli ultimi discorsi dalla Fed prima del silenzio pre-riunione hanno definitivamente suggellato l’aspettativa di un rialzo dei tassi a marzo. L’intervento di Yellen era mirato a dare le linee guida per la riduzione dello stimolo monetario, ma nello stesso tempo includeva indicazioni esplicitamente operative. In particolare, Yellen ha detto che “alla nostra riunione più avanti nel mese (…) il Comitato valuterà se l’occupazione e l’inflazione continuano ad evolversi in linea con le nostre aspettative, e in quel caso un ulteriore aggiustamento del tasso dei fed funds sarebbe probabilmente appropriato”. Fischer (vice presidente Board) si è unito al coro con parole altrettanto chiare: “se c’è stato uno sforzo cosciente” per sostenere le aspettative di un rialzo, “io mi unisco”, nella convinzione che le indicazioni date da un gran numero di membri del FOMC “sia corretto e io lo supporto con forza”. È difficile immaginare affermazioni più dirette di queste da parte di un banchiere centrale. I dubbi sollevati da Bullard (St Louis Fed), secondo cui sarebbe più appropriato muovere a maggio, senza l’urgenza apparente dal messaggio di voler accelerare i tempi con un rialzo a marzo, e da Evans (Chicago Fed), che vede ancora rischi di inflazione sotto l’obiettivo non modificano il segnale della maggioranza dei partecipanti al FOMC.

Trump update. Il presidente Trump ha dichiarato di essere stato oggetto di intercettazioni ordinate da Obama durante la campagna elettorale, senza fornire indicazioni più precise ma richiedendo l’apertura di un’indagine. L’FBI ha richiesto al Dipartimento di Giustizia (da cui dipende) di confutare esplicitamente le accuse. L’esplosione di questo nuovo caso complica l’attività del Congresso questa settimana, che prevedeva le audizioni di due candidati per posizioni elevate del dipartimento di giustizia (fra cui il vice ministro) e la discussione in aula delle prime versioni dei disegni di legge per l’abrogazione e la riforma di Obamacare.

Fonte: BondWorld.it


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