Dopo una settimana decisamente positiva, i maggiori mercati azionari aprono oggi in territorio lievemente negativo………
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Monte dei Paschi di Siena
Il flusso di notizie del fine settimana ha riguardato i dubbi sulla candidatura di Fillon come esponente del centro-destra francese e l’annuncio di un aumento di capitale (EUR 8 mld) da parte di Deutsche Bank.
Nel suo atteso discorso al Congresso Trump non ha sbagliato busta. Il giorno dopo l’evento gli afflussi al più grosso ETF sullo S&P500 sono stati i più alti dal dicembre 2014 e l’indice ha registrato il primo rialzo superiore all’1% dal 7 dicembre 2016. Gli altri indici azionari hanno seguito i mercati USA consegnando una settimana estremamente positiva. Il FTSEMIB (+5,7%) ha beneficiato in particolare dei forti rialzi sul settore bancario; i cinque migliori performer del settore in area euro sono tutte banche italiane.
Il secondo sviluppo importante della settimana è stato la radicale revisione della view di mercato su un rialzo dei tassi USA il 15 marzo. La probabilità associata al rialzo è salita durante la settimana all’80%, con altri due rialzi previsti per fine anno. I fattori sono stati una serie di forti dati macro e vari commenti da parte di membri della Fed (Williams, Dudley, Brainard); il tutto cementato dalla Yellen in chiusura di settimana, le cui parole hanno portato la probabilità implicita oltre il 90%.
PERFORMANCE DI MERCATO IN FEBBRAIO
Sotto il profilo macro, i fatti stilizzati del mese di febbraio sono stati: crescita robusta, inflazione in accelerazione e aspettative di ulteriore restrizione monetaria da parte della Fed. Tutto questo si è tradotto in una sovraperformance dei mercati azionari su quelli obbligazionari, con lo S&P500 best performer, in rialzo di quasi il 4% nel mese e su nuovi massimi storici. A febbraio si è allargata la chiara divergenza tra i mercati USA/Emergenti e quelli dell’area euro, appesantiti dalle incertezze associate al quadro politico che potrebbe emergere durante l’intenso ciclo elettorale del 2017.
Dopo un gennaio decisamente pesante, i mercati obbligazionari sono riusciti a consegnare una performance positiva a febbraio, che rende meno pesante la performance negativa dall’inizio dell’anno. Sul mercato del credito, sia gli indici dei titoli Investment Grade (i titoli delle società con elevato merito di credito) che gli High Yield hanno messo a segno rialzi attorno all’1%. Ma il settore obbligazionario che ha performato meglio è stato quello dei bond dei paesi emergenti (in USD), con un rialzo vicino al 2%.
LA SETTIMANA
– L’evento più rilevante della settimana è il meeting della BCE giovedì. A febbraio l’inflazione annuale nell’area euro è ritornata al 2% dopo quattro anni; allo stesso tempo l’inflazione core rimane sotto l’1%. Weidmann ha segnalato una sostanziosa revisione al rialzo delle stime per l’inflazione nelle proiezioni macroeconomiche trimestrali che saranno rilasciate giovedì. Rispetto alle stime prodotte in dicembre, il prezzo del petrolio e in generale quello delle materie prime è salito sensibilmente. Allo stesso tempo il tasso di cambio effettivo dell’euro si è deprezzato. Rispetto alla stima di un’inflazione media 2017 del 1,3% prodotta a dicembre è probabile vedere un aumento verso il 1,7-1,8% con il 2018 in leggero rialzo rispetto all’1,5% di dicembre. A fronte di questo rialzo delle stime dell’inflazione e di un quadro ciclico che continua a rimanere robusto (indici PMI di febbraio rilasciati la scorsa settimana in aumento in tutti i maggiori paesi dell’area), Draghi dovrà percorrere un sentiero stretto, riconoscendo che il bilancio dei rischi è mutato, ma evitando che il mercato percepisca le sue parole come un mutamento di atteggiamento della politica monetaria.
– Negli USA verranno rilasciati venerdì i dati sul mercato del lavoro. A fronte di quello che è successo la settimana passata, sarebbe necessario un insieme di dati estremamente deboli per mettere in dubbio il rialzo dei tassi nel FOMC del 15 marzo.
Fonte: BONDWorld.it
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