Da seguire: Area euro Italia. La produzione industriale è attesa in calo di -1% m/m a gennaio, dopo l’aumento di +1,4% messo a segno a dicembre…..
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Probabilmente la dinamica di dicembre è stata gonfiata da effetti di calendario (19 giorni lavorativi contro i 21 del 2015, con una distribuzione favorevole delle semi-festività). Le indagini di fiducia hanno segnalato una tenuta dell’industria anche a febbraio, dovrebbe trattarsi dunque di una correzione temporanea dopo l’aumento “anomalo” del mese precedente. Nel trimestre la ripresa della produzione è attesa proseguire, anche se verosimilmente a un ritmo inferiore rispetto all’1,3% t/t di fine 2016.
Il Tesoro colloca oggi il nuovo BTP 1,85% maggio 2024 per un importo di 3,0-3,5 miliardi e riapre altri tre titoli con scadenze 2019, 2033 e 2046, per ulteriori 4,25-5,5 miliardi di euro. Carta con scadenza inferiore all’anno sarà invece offerta in Francia e Germania.
I market mover della settimana
Nell’area euro il focus sarà sull’indagine ZEW di marzo, che dovrebbe mostrare un modesto recupero delle attese dato l’andamento più positivo dei mercati. La produzione industriale è attesa in aumento di 0,9% m/m nella media Eurozona a gennaio ma in calo in Italia di 1,0% dopo il forte aumento del mese precedente. Le seconde stime dovrebbero confermare l’inflazione al 2,0% nella media area euro, al 2,2% in Germania, all’1,6% in Italia e all’1,4% in Francia.
La settimana è un concentrato di eventi e dati di rilievo negli Stati Uniti. Il focus sarà sulla riunione del FOMC, che dovrebbe concludersi con un rialzo dei tassi di 25pb. La comunicazione della Fed ha spostato le aspettative sui tassi, e l’attenzione dei mercati si concentrerà sulle nuove proiezioni dei tassi e sulle prospettive per il sentiero dei rialzi successivi. Le prime indagini di marzo dovrebbero mostrare ancora espansione nel manifatturiero e solidità della fiducia dei consumatori. Fra i dati di febbraio, si dovrebbe vedere una debolezza delle vendite al dettaglio, attese in modesto calo, e una ripresa dei nuovi cantieri residenziali; sul fronte dei prezzi, il PPI e il CPI dovrebbero registrare variazioni contenute, in rallentamento dopo i forti rialzi di gennaio.
Ieri sui mercati
Generalizzati rialzi dei listini azionari in chiusura di settimana, che sono sostenuti in particolare dal comparto bancario. Tassi in rialzo sulle curve europee dei titoli di stato, mentre quella UST scende in modo pressoché parallelo dopo il rapporto sull’occupazione (le aspettative si erano già adattate a un dato più forte, mentre gli incrementi salariali non hanno sorpreso). Sulla curva italiana, premi al rischio in aumento sulle scadenze 5 e 30 anni, mentre l’incremento dei tassi decennali è stato analogo a quello del Bund.
La revisione delle aspettative sui tassi europei dopo la riunione BCE ha spinto l’euro in area 1,07 contro dollaro e il cambio effettivo ai livelli più alti dal novembre 2016. Il mercato si attende un rialzo dell’Euribor 3 mesi di 12pb entro fine 2017 e un suo ritorno in positivo a dicembre 2018.
Area euro
Francia. La produzione industriale è calata a sorpresa a gennaio di -0,3% m/m da -1,1%, mentre le attese erano per una risalita dopo il brusco calo di dicembre. Il dato è spiegato dall’inatteso calo della produzione manifatturiera, in contrasto con le indagini di fiducia che puntavano a un’espansione dell’attività. Calano anche le costruzioni. La produzione di energia, invece, ha contribuito positivamente, rimbalzando del 4,6% m/m dopo -2,2% m/m, come atteso viste le temperature molto rigide nel mese. La variazione annua torna quindi negativa, a -0,4% da 0,9%, impostando il trimestre in corso per una contrazione della produzione di -0,3% t/t da 1,1% t/t e dando quindi un contributo negativo al PIL per circa un decimo. Il calo di gennaio potrebbe essere lo strascico della correzione di dicembre dopo il balzo di novembre. I dati dei prossimi mesi aiuteranno a chiarire se il manifatturiero francese è entrato in una fase nettamente espansiva rispetto alla quasi stagnazione del 2016.
Italia. Il tasso di disoccupazione è salito all’11,9% nel 4° trimestre 2016 (da 11,6% nei tre mesi precedenti). Si tratta di un massimo da un anno e mezzo, peraltro in linea con i dati mensili già comunicati dall’Istat (il tasso dei senza-lavoro è poi rimasto all’11,9% anche nel primo mese del nuovo anno). Ancora una volta l’aumento dei disoccupati non è però dovuto a un calo dell’occupazione (anzi in salita di 32 mila unità ovvero +0,1% t/t) ma a un aumento più ampio delle forze di lavoro (+109 mila unità) legato al calo degli inattivi (-0,9% t/t, -3,3% a/a), con il tasso di partecipazione che ha raggiunto un nuovo record a 65,5%. Il dato segnala un deterioramento del mercato del lavoro nella parte finale del 2016, con non soltanto un aumento dei disoccupati ma anche una composizione meno favorevole sia per età che per posizione professionale (anche in relazione allo scemare dell’efficacia degli incentivi). In prospettiva, da un lato l’aumento della partecipazione continuerà a esercitare una pressione verso l’alto sul tasso dei senza-lavoro, dall’altro il prosieguo della ripresa pur moderata dell’attività economica e il recupero evidenziato negli ultimi mesi dalle intenzioni di assunzione delle imprese industriali fanno sperare che il trend di calo dei disoccupati possa riprendere nel corso dell’anno. Manteniamo la nostra stima di una disoccupazione a 11,6% in media nel 2017, poco variata rispetto all’11,7% del2016.
Stati Uniti
L’employment report è di nuovo solido a febbraio. Gli occupati non agricoli aumentano di 235 mila (consenso: 200 mila), e i dati dei due mesi precedenti sono rivisti complessivamente di +9 mila. Tutti i macro-settori registrano incrementi di occupati. Gli occupati rilevati con l’indagine presso le famiglie aumentano di 447 mila (media a 3 mesi, +160 mila). La forza lavoro rimbalza, con un aumento di 340 mila (media a 3 mesi, +200 mila). Il tasso di partecipazione aumenta ancora, a 63%, da 62,9%. Il tasso di disoccupazione cala di 1 decimo a 4,7. I salari orari restano su un sentiero molto moderato, con un incremento di 0,2% m/m e una modesta revisione verso l’alto per gennaio (a 0,2% m/m da 0,1% m/m), nonostante l’entrata in vigore di aumenti del salario minimo in molti stati a inizio 2017. I dati sono molto forti per quanto riguarda l’occupazione ma, grazie anche all’aumento di partecipazione, non danno indicazioni di pressioni salariali in rialzo. Le informazioni sono coerenti con la previsione di un rialzo dei tassi alla riunione di marzo e di un sentiero di rialzi graduali.
Fonte: BondWorld.it
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