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Il Punto: Stati Uniti. La sconfitta repubblicana sulla sanità rende più lunga e tortuosa la strada delle riforme.

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Eurozona: l’inflazione è tornata indietro più del previsto ma quel che conta per le mosse BCE sono i dati di crescita che continuano a sorprendere verso l’alto. Le indagini di fiducia indicano che il ciclo è più maturo con rischi circa bilanciati………


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Il Presidente Trump e la leadership repubblicana hanno subito una dura sconfitta politica sulla sanità, con implicazioni negative per il futuro dell’azione di governo. L’opposizione coesa di un ampio gruppo di Repubblicani conservatori alla Camera ha determinato il ritiro della proposta di legge sulla sanità ed evidenziato la difficoltà di compattare il partito su un compromesso rapido, nonostante l’intervento del Presidente. Inoltre, l’abrogazione di Obamacare avrebbe ridotto le imposte di circa 900 mld di dollari in 10 anni: ora, la riforma tributaria o sarà più modesta o dovrà trovare altre forme di “finanziamento”.

La leadership repubblicana e Trump hanno detto che per ora la sanità esce dall’agenda legislativa. I prossimi temi sono in apparenza meno ideologici della sanità, ma sono almeno altrettanto complessi. La legge di finanziamento della spesa discrezionale (la legge attuale scade il 28/4), il sistema tributario, il limite del debito (raggiunto il 15/3, da modificare entro l’autunno) e la spesa infrastrutturale saranno sul tavolo più o meno simultaneamente. Un presidente e un leader della Camera indeboliti dal fallimento sulla sanità potrebbero doversi accontentare di modifiche meno strutturali e profonde di quanto promesso, e addirittura cercare accordi bipartisan.

La riforma tributaria potrebbe ridursi a un semplice taglio delle imposte, invece di essere l’evento rivoluzionario preannunciato. Infine, sull’ambizioso piano di azione dei Repubblicani aleggia il rischio, prettamente politico, collegato all’indagine sulle ingerenze russe nella campagna elettorale: questa è una mina vagante che riteniamo peserà sul Presidente e sulla sua capacità di forzare accordi controversi.

Nell’area euro, la tornata di indagini di fiducia di marzo ha, nel complesso, riservato sorprese moderatamente positive. Il PMI composito è salito più delle attese a 56,7 da 56. Anche l’IFO ha fatto meglio del previsto migliorando (112,3 da 111,1, un massimo dall’aprile 2011). L’indice di fiducia economica elaborato dalla Commissione UE ESI è rimasto circa invariato a 107,9 da 108. La fiducia è al di sopra della media di lungo termine in tutti i settori.

Il quadro è di espansione solida dell’economia dell’Eurozona, estesa ai principali paesi membri e sostenuta in particolare dall’industria tedesca, che beneficia chiaramente del recupero del commercio internazionale. Per servizi e commercio al dettaglio il picco dovrebbe essere alle spalle. Le indagini di fiducia per il 1° trimestre sono coerenti con una crescita del PIL di 0,5% t/t nei primi mesi del 2017, in accelerazione rispetto allo 0,4% t/t di fine 2016 con moderati rischi verso l’alto. A fronte di dati sul ciclo moderatamente incoraggianti, è arrivata conferma che il rialzo dell’inflazione Eurozona al 2% a febbraio era solo una fiammata dovuta al rincaro del prezzo del greggio.

A marzo, l’inflazione è calata a 1,5% da 2,0%, ben più debole delle attese, e l’inflazione core è tornata indietro a 0,7% da 0,9%, livello di un anno fa e uno dei più bassi di sempre. Il dato di marzo lascia la stima media per il 2017 a 1,4% da una precedente stima dell’1,7%. Riteniamo che i dati di inflazione più deboli del previsto offriranno solo supporto limitato alla cordata meno interventista all’interno del Consiglio BCE.

Coeurè, tendenzialmente colomba, ha indicato che il bilancio dei rischi per la crescita è ora circa bilanciato. La cautela nella comunicazione BCE era giustificata a marzo da rischi verso il basso per la crescita; se tale valutazione dovesse essere rivista a giugno, è più che ragionevole che la guidance sui tassi venga modificata e che il riferimento a tassi più bassi venga rimosso. Ulteriori modifiche alle linee guida sulla sequenza di uscita, che attualmente prevedono un rialzo dei tassi solo dopo la fine degli acquisti, se si verificheranno, saranno formalizzate probabilmente dopo l’estate. I commenti di Knot hanno chiarito che un rialzo del tasso sui depositi a inizio 2018, contestualmente all’avvio del tapering , non è da escludere. I commenti di Knot sono stati più che espliciti ma non sono isolati. Nowotny e Lautenschlaeger si sono espressi a favore di modifiche della guidance in tempi brevi. All’estremo opposto, Praet e Smets hanno richiamato alla cautela e al mantenimento dello status quo. Una cosa è certa: il dibattito sull’uscita è più che avviato.


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