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Germania: crescita a pieni giri. La politica è un rischio limitato

L’anno elettorale si è appena aperto in Germania. Il quadro politico rappresenta un rischio limitato: i populisti di destra stanno perdendo quota nei sondaggi……….


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I partiti tradizionali continuano a poter contare su di un’economia più che solida e sulla sorprendente creazione di posti di lavoro e i dati recenti indicano un’accelerazione del ciclo su spinta del manifatturiero.

Il voto regionale in Saarland dello scorso 27 marzo è stato un voto di conferma per la CDU della Merkel e segnala che i socialdemocratici SPD, sotto la guida di Schulz, hanno ancora lavoro da fare per consolidare il recupero di consensi su scala nazionale. Il moderato ed europeista Schulz non sarebbe un cambiamento negativo per la Germania e per l’Europa. Il prossimo test si avrà con le elezioni in Holstein (7 maggio) e in particolare in Renania (14 maggio).

Sebbene la fase di espansione prosegua dal 2014, la crescita potenziale rimane bassa (1,3%), a causa di fattori demografici più avversi che in altri paesi dell’Eurozona e dato il basso tasso di investimento pubblico e privato, come riflesso nell’ aumento del surplus di parte corrente (8,6% del PIL a inizio 2017). Nel dopo elezioni, politiche di incentivo agli investimenti e ai consumi sarebbero desiderabili e più effettive delle ricorrenti critiche al regime di tassi negativi.

Il ciclo accelera grazie al recupero del manifatturiero Negli ultimi due mesi i dati dalla Germania, in particolare le indagini IFO e PMI composito, hanno sorpreso verso l’alto. A marzo, l’indice IFO si è assestato a 111 da un precedente 109,9 contro attese di calo a 109,6. Il PMI composito è salito a 57,1 da un precedente 56,0. L’IFO ha archiviato il 1° trimestre a 111 come nel 4° trimestre dello scorso anno per effetto del calo di gennaio. Il PMI composito è salito di un punto nello stesso periodo (a 56 in media). Il grosso del miglioramento degli indici di fiducia si è avuto rispetto ai mesi estivi ed è chiaramente spiegato dal recupero del commercio internazionale e dell’industria manifatturiera tedesca (v. Fig. 2). L’espansione rimane solida anche negli altri settori ma il picco è probabilmente alle spalle nei servizi e commercio (v.fig.3). Le indagini di fiducia IFO e PMI (v. Fig. 1) suggeriscono un’accelerazione del PIL a inizio 2017 a 0,6% t/t dal +0,4% t/t a fine 2016. Anche, i dati effettivi sono coerenti con un’accelerazione del PIL a 0,6% t/t. La produzione manifatturiera dopo i dati di gennaio e febbraio è in rotta per un aumento dell’1,6% t/t a marzo dopo lo stallo dei due trimestri precedenti. Le esportazioni in valore dovrebbero accelerare a marzo. Il calo degli ordinativi, in particolare di beni capitali dall’estero, è solo dovuto alla volatilità della serie, a febbraio si è già registrato un rimbalzo del 3,4%m/m. Le vendite al dettaglio hanno visto una correzione a dicembre che ha penalizzato la dinamica del 1° trimestre ma anche in questo caso si tratta solo di volatilità mensile probabilmente legata al tempo. Le immatricolazioni auto sono invece accelerate (v. Fig. 4).

Al di là della volatilità trimestrale, l’economia tedesca è più che solida, data l’assenza di significativi squilibri interni e condizioni finanziarie di ampio stimolo per famiglie, imprese e Governo. Nonostante le ricorrenti lamentele da parti del Governo sulla politica di tassi negativi, l’effetto netto rimane ancora positivo (v. Fig. 5 & 6). In media 2017, ci aspettiamo una crescita dell’1,7% (1,6% se si escludono gli effetti di calendario), in rallentamento dall’1,8% del 2016. Per il 2018, prevediamo una stabilizzazione della crescita all’1,6%. Si noti che abbiamo rivisto la stima di crescita per il 2017 1,7% di un decimo a seguito dei forti dati per il 1° trimestre ed in particolare dei dati di produzione industriale. Il ciclo espansivo al di sopra del potenziale (1,3%) è iniziato nel 2014 e l’eccesso di offerta si chiuderà per inizio 2018.

Sull’orizzonte di previsione ci aspettiamo un contributo più deciso dell’export, che è già accelerato a fine 2016 (+1,8% t/t in termini reali). I dati sul commercio estero mostrano un recupero generalizzato dei flussi commerciali sia verso il resto della zona euro che verso paesi terzi, e in particolare gli Stati Uniti (per effetto del deprezzamento del cambio euro contro dollaro), Cina e Giappone, mentre sono calate le esportazioni verso il Regno Unito (a causa del deprezzamento della sterlina) e la Russia. Nel 2017-18, stimiamo un’accelerazione dell’export al 3,4% dal 2,4% del 2016, ancora inferiore al ritmo di crescita pre-crisi (8,3% nel 2000-07). Dopo il balzo di fine 2016 (3,1% t/t), le importazioni cresceranno a ritmi più normali e in media del 4,2% nei prossimi due anni. Di riflesso, il contributo dal commercio estero tornerà ad essere negativo e la crescita sarà ancora trainata dalla domanda interna. I consumi delle famiglie rimarranno il principale motore anche se il picco dovrebbe essere alle spalle (1,3% dall’1,8% dei due anni precedenti), nonostante condizioni finanziarie ultra-accomodanti e misure fiscali di supporto (trasferimenti pubblici, riduzione degli oneri contributivi e aggiustamenti delle pensioni minime). Il reddito da lavoro reale è atteso rallentare all’1,3% nel 2017 dal 2,5% del 2016, per effetto della perdita di potere d’acquisto associata al rincaro del prezzo del greggio (-0,3% del reddito disponibile) e alla risalita dell’inflazione all’1,7% da 0,4%.

L’occupazione è cresciuta ancora oltre le attese a fine 2016 (1,3% a/a occupati totali, e 2,3% a/a occupati soggetti a contribuzione, in lieve aumento rispetto all’estate scorsa). Il trend positivo è atteso proseguire nei prossimi mesi, con le indagini IFO e PMI che segnalano un aumento delle intenzioni ad assumere. Il numero di posizioni vacanti rispetto ai senza lavoro è sui massimi assoluti (26,0%). Ci sembra, però, difficile che l’occupazione possa continuare a crescere ai ritmi del 2016 (1,3%). Il tasso di disoccupazione è calato ancora al 5,8% a marzo, nuovo minimo dai tempi della riunificazione, lasciando il numero dei senza lavoro a 2,65 milioni. Il mercato del lavoro è quasi al pieno impiego (NAIRU: 5% secondo l’OCSE) e la creazione di forza lavoro è soddisfatta principalmente tramite l’immigrazione da altri paesi dell‘Unione Europea. La partecipazione di forza lavoro nazionale al mercato del lavoro è, difatti, scesa ancora di mezzo punto nel 2016 al 54,6%, mentre il contributo alla crescita della forza lavoro dall’afflusso recente di rifugiati rimane lento. Secondo la Bundesbank, su circa 700 mila posti di lavoro soggetti a contribuzione, creati nel 2016, solo 55 mila hanno occupati rifugiati e/o immigrati da paesi al di fuori dell’Unione Europea. Nonostante l’eccesso di domanda sul mercato del lavoro, la crescita dei salari negoziali nel 2016 è rallentata di un decimo in media al 2,1%1 (1,9% a fine 2016). Una possibile spiegazione è che le imprese stiano concedendo ai lavoratori benefit diversi dagli aumenti retributivi tra versamenti più generosi nei fondi previdenziali. Per il 2017, gli accordi sinora siglati indicano una crescita dei salari solo poco più forte (2,5%). Il rialzo dell’inflazione all’1,7% da 0,4% eroderà, quindi, in parte il potere d’acquisto delle famiglie. Tuttavia, il risparmio è salito nel 2016 al 9,7% (v. Fig. 8) e potrebbe offrire un cuscinetto in caso di shock.

Gli investimenti in costruzioni residenziali hanno recuperato (1,6% t/t) a fine 2016 dopo il calo cumulato del 2,0% t/t nei mesi centrali dello scorso anno. Ci aspettiamo un proseguimento del ritmo di crescita più sostenuto anche nel 2017, al di là della volatilità trimestrale, dato l’andamento recente di ordini, permessi e fiducia presso i costruttori (v. Fig. 9). Gli investimenti in macchinari sono rimasti deboli anche a fine 2016, dopo i cali del 2° e 3° trimestre. Probabilmente è l’incertezza, prima sulla domanda mondiale nei mesi centrali del 2016, e, più di recente, sulla situazione politica interna ed esterna (v. Fig. 11) che fa da freno. I fondamentali restano di ampio supporto. Il debito delle imprese continua a calare (v. Fig. 10) mentre la crescita dei profitti anche se modesta è stabile.

I rischi per lo scenario sono circa bilanciati. La domanda mondiale potrebbe crescere meno del previsto ma è vero che vi è margine dalla politica fisale per stimolare la domanda intera. Il rischio politico è contenuto rispetto a Francia e anche all’Italia. La ri-candidatura della Cancelliera per una 4° legislatura ha fermato l’ascesa dei populisti di destra di Alternative für Deutschland (AfD), anche se restano il 3° partito su scala nazionale, davanti ai Verdi e Die Linke, all’8% (v. Figg. 13 e 14). I sondaggi indicano che anche l’FDP potrebbe superare la soglia di sbarramento del 5%. Ma la vera novità è che da quando l’europeista Schulz è alla guida dell’SPD, i socialdemocratici hanno recuperato consensi fino al 32%. Tuttavia, l’ultima indagine Forsa , pubblicata il 4 aprile, indica che la strada per i social democratici è ancora lunga. L’indagine mostra una rimonta di CDU-CSU al 36% da un precedente 34% (29.03.2017) e un arretramento dell’SPD di Schulz per la prima volta in due mesi2 (al 29% da un precedente 32%). È possibile che la CDU abbia guadagnato consensi a seguito dello schiacciante risultato del voto in Saarland dello scorso 27 marzo, quando i cristiani democratici hanno vinto con il 40,7% dei voti il 5,5% in più rispetto alle elezioni del 2012 mentre l’SPD di Schulz ha perso l’1%. Il prossimo test importante si avrà a maggio con le elezioni in Holstein (7 maggio) e in particolare in Renania (14 maggio) il Land più popoloso, dove la stampa suggerisce come possibile una coalizione tra FDP e SPD, che avrebbe ripercussioni segnaletiche anche su scala nazionale.

Riteniamo, sulla base dei sondaggi (v. Fig. 14), che una coalizione SPD/CDU rimanga lo scenario più probabile, ma la partita sulla guida della cancelleria è aperta. Se l’SPD dovesse consolidare i successi degli ultimi mesi, Schulz potrebbe divenire un’alternativa alla Merkel. Una leadership di Schulz spingerebbe molto probabilmente verso politiche più europeiste e un’interpretazione meno stringente delle regole fiscali, che sarebbe positiva non solo per l’Europa ma anche per la stessa Germania. Una politica fiscale più espansiva contribuirebbe a fermare, almeno in parte, l’ascesa del surplus di parte corrente (8,7% del PIL nel 4° trimestre, ben al di sopra dei limiti previsti dalla MIP, Macro Imbalance Procedure ). Per ora, il Governo in carica si è impegnato, con il budget 2017, a mantenere un surplus strutturale di 0,8% del PIL come nel 2016 e a portare il debito al 62,4% nel 2018.

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