Nella riunione di giugno, è probabile che la Fed confermerà la decisione di aumentare i tassi…….
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A cura di Julien Scholnick, portfolio manager Western Asset Management, gruppo Legg Mason
Gli ultimi dati parlano di crescita, sebbene non eccezionale. Ad un mercato finanziario già accomodante si aggiungono la recente svalutazione del dollaro americano e oneri finanziari che rimangono bassi. A maggio la disoccupazione è scesa ulteriormente al 4.3%, minimo storico degli ultimi 16 anni, e la sottoccupazione (ovvero l’indice di lavoratori qualificati impiegati in ruoli non specializzati) è diminuita all’8.4%, al di sotto dell’1% quest’anno: entrambi tali dati confermano i progressi all’interno del mercato del lavoro.
Inflazione bassa e moderata
Sembra riaffacciarsi uno scenario di inflazione bassa/moderata (forse una replica della fine 2015/inizio 2016?) dopo il ritorno dell’inflazione di metà/fine 2016, spinta dal rimbalzo del prezzo del petrolio e dalle aspettative di uno stimolo fiscale significativo. Gli ultimi dati sull’inflazione sono stati deludenti, con l’indice PCE Core pari all’1.5% su base annua. Inoltre, gli stipendi sono rimasti invariati, con la retribuzione oraria media al 2.5% (in calo rispetto al 2.9% dello scorso dicembre).
La Fed tiene in stretta considerazione tali dati, che se combinati con crescita positiva, condizioni finanziarie accomodanti e uno scenario globale in ripresa, non sono sufficienti, da soli, a posporre la decisione di un nuovo rialzo dei tassi a giugno.
Ciò che si verificherà dopo giugno, però, non è scontato e i rialzi dei tassi in futuro potrebbero essere messi in dubbio se dovesse venire meno qualcuno di questi fattori positivi.
È bene sottolineare che ulteriori rialzi dei tassi da parte della Fed non si potrebbero tradurre, necessariamente, in minor liquidità o in un aumento della volatilità. Fintanto che la crescita e il sentiment degli investitori rimarranno positivi, i rialzi della Fed avranno un impatto relativo sui mercati.
Politica fiscale
Molti si aspettavano che l’elezione del presidente Trump avrebbe innescato un rapido cambiamento nelle politiche fiscali e nella regolamentazione economica, con conseguente aumento della crescita negli USA. Gli ultimi eventi hanno cancellato gran parte dell’entusiasmo, e molti analisti hanno rivisto al ribasso le possibilità di un cambio di politica fiscale. A nostro avviso, l’ottimismo iniziale era esagerato tanto quanto potrebbe esserlo il pessimismo di oggi.
La Fed aveva scelto di non incorporare alcun cambiamento di politica fiscale nel suo outlook, optando invece per un approccio attendista. Al tempo era stata criticata, per questa scelta, ma oggi appare sensata. E’ probabile che la Fed continui su questa strada, evitando di incorporare effetti legati ad un cambio nella politica fiscale e che risponderà a eventuali cambiamenti solo una volta che diventeranno più concreti.
Outlook e opportunità
Secondo Western Asset Management, la ripresa dell’economia globale proseguirà su un percorso positivo, aiutata da una politica monetaria accomodante. La crescita negli USA si è ripresa e la forza del settore industriale ha controbilanciato un rallentamento dell’immobiliare. Anche l’economia globale è andata meglio del previsto, soprattutto in Cina. L’inflazione rimane tuttavia bassa in tutto il mondo e questo dovrebbe impedire alle banche centrali di cambiare posizione in modo troppo radicale.
La ripresa dell’economia e le politiche di supporto sostengono soprattutto quei settori del mercato dove si trovano secondo noi ancora delle opportunità. Due esempi sono le obbligazioni dei mercati emergenti e i titoli investment grade. Alla fine dello scorso anno i mercati emergenti sono stati sfavoriti – tra le altre cose – dai timori legati al protezionismo e ad una politica monetaria più restrittiva. In Western Asset abbiamo ritenuto invece che questi asset fossero troppo sottovalutati e che un miglioramento della crescita sarebbe stato alla fine un fattore di sviluppo. Anche se i mercati emergenti hanno sovraperformato rispetto a un anno fa, lo yield rimane elevato e riteniamo questa asset class si trovi in una posizione di vantaggio per beneficiare di un miglioramento prolungato della crescita globale. Abbiamo mantenuto un sovrappeso anche sui titoli investment grade, incluse alcune esposizioni alle banche europee; i recenti aumenti di capitale del settore bancario europeo sono da considerarsi un segnale positivo per chi ha queste obbligazioni in portafoglio.
Fonte: BONDWorld.it
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