Il FOMC procede con la normalizzazione della politica monetaria: nuovo rialzo del tasso dei Fed funds (a 1-1,25%) e annuncio del programma di riduzione dei reinvestimenti da attuare “quest’anno”. Il programma prevede riduzioni graduali e prevedibili per minimizzare l’impatto sui mercati….
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Mancano ancora le informazioni sulla tempistica e sul livello finale del bilancio, probabilmente in arrivo a fine estate. Atteso un altro rialzo dei tassi, previsto per settembre.
La riunione del FOMC si è conclusa in linea con le attese, con un rialzo dei tassi dei Fed funds a un intervallo fra 1 e 1,25%, e una preparazione esplicita per la riduzione dei reinvestimenti dei titoli in scadenza, da attuare entro fine anno. Il voto ha avuto un dissenso di Kashkari, che avrebbe voluto mantenere i tassi fermi.
La valutazione dello scenario resta positiva: come ha detto Yellen, “l’economia sta molto bene, e mostra capacità di ripresa”. Il comunicato ribadisce che il mercato del lavoro ha continuato a rafforzarsi, con un’ulteriore riduzione del tasso di disoccupazione e aumenti degli occupati in moderazione ma “solidi”. Si rileva che l’inflazione core è rallentata, ma si continua a prevedere una stabilizzazione verso il 2% nel medio termine. Il FOMC si impegna a proseguire “monitorando gli sviluppi dell’inflazione da vicino”. Le proiezioni macroeconomiche, come previsto, includono revisioni per fine 2017 verso il basso per il tasso di disoccupazione (a 4,3% da 4,5%), ma anche per il NAIRU (a 4,6% da 4,7%); per l’inflazione, a fine 2017 la proiezione è portata a 1,6% da 1,9%, pur mantenendo un ritorno al 2% dal 2018. Per la crescita c’è un marginale ritocco verso l’alto, a 2,2% a fine 2017 da 2,1%.
Per la politica monetaria, si ripete che il Comitato prevede un’evoluzione dell’economia tale da giustificare ancora “aumenti graduali del tasso dei federal funds”. Nelle proiezioni dei tassi, la mediana per i prossimi anni è invariata, con un altro rialzo nel 2017 e tre rialzi in ciascuno dei due anni successivi.
Le novità rispetto a marzo, come atteso, riguardano la politica del bilancio. Dopo la preparazione dei mesi recenti, il comunicato afferma, senza stupire nessuno, che “il Comitato attualmente si aspetta di iniziare a implementare un programma di normalizzazione del bilancio quest’anno, se l’economia si evolverà circa come atteso”. Le caratteristiche del programma1 sono in linea con quanto emerso dai verbali: si aggiunge il ritmo previsto per la riduzione dei reinvestimenti, che è molto modesto. Inizialmente i reinvestimenti verranno ridotti di 10 mld di dollari al mese (-6 mld di Treasury e -4 mld di agenzie). Ogni trimestre la riduzione sarà aumentata di 6 mld per i Treasury e di 4 mld per le agenzie, fino ad arrivare a un ritmo regolare di riduzioni complessive di 50 mld al mese (30 mld per i Treasury e 20 mld per agenzie e MBS). Come atteso, mancano due dettagli importanti riguardo al programma: la data di inizio e il punto di arrivo per il bilancio. Sul livello finale desiderato il FOMC indica solo che sarà al di sopra del livello pre-crisi (circa 800 mld) e “apprezzabilmente al di sotto di quello visto negli anni recenti”. La mancata reazione dei mercati alla comunicazione del 14 giugno ha confermato che la preparazione dei mesi recenti è stata efficace e ha evitato una riedizione del “ taper tantrum ” del 2013.
In conclusione, la Fed, come atteso, si è attenuta al copione preparato in anticipo e ha confermato la volontà di proseguire sulla normalizzazione graduale della politica monetaria, mirata a mettere in atto le condizioni che in futuro permetteranno di essere pronti a reagire a un’eventuale inversione ciclica. Per ora, si va avanti piano, in un contesto molto favorevole sul fronte economico, con piena occupazione e poca inflazione, e condizioni finanziarie espansive anche grazie a mercati particolarmente compiacenti.
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