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Il Punto: Il discorso di Draghi, del 27 giugno a Sintra, ha innescato una pesante correzione sull’obbligazionario

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La reazione dei mercati al discorso di Draghi di metà settimana è eccessiva, ma comprensibile: la fine del “grande stimolo” è più vicina anche in Europa…..


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Le continue sorprese positive dai dati macro sembrano indicare che la BCE potrebbe dover rivedere prima del previsto l’adeguamento della stance di politica monetaria.

– Il discorso di Draghi, del 27 giugno a Sintra, ha innescato una pesante correzione sull’obbligazionario e spinto al rialzo l’euro. Tendenza simile nel Regno Unito dopo le parole di Carney, che ha indicato come possibile un rialzo dei tassi in tempi non più così remoti. Il movimento ha quindi coinvolto anche le principali piazze azionarie europee. Il nervosismo dei mercati è stato generato dal riferimento di Draghi all’opportunità di un “adeguamento dei parametri di politica monetaria” perché “con il consolidarsi della ripresa dell’economia, un orientamento invariato diverrebbe più accomodante”. Reuters ha citato nei giorni successivi ‘fonti vicine a Draghi’ per le quali il mercato avrebbe sbagliato ad ignorare i caveat contenuti nel suo discorso, finendo così col mancare il messaggio fondamentale, che era di pazienza e certamente non di mosse imminenti. Draghi avrebbe voluto preparare i mercati all’annuncio, nelle riunioni autunnali, di possibili cambiamenti al programma di acquisti nel 2018, cambiamenti che avrebbero già dovuto essere nello scenario previsionale di consenso, perché nel comunicato post riunione BCE di giugno non era presente un riferimento esplicito a ulteriori adeguamenti dei parametri di politica monetaria. 

– La reazione dei mercati conferma che, per quanto migliorata e più efficace, la comunicazione dalle Banche centrali rimane sempre delicata in una fase di svolta epocale per la politica monetaria come quella attuale: siamo vicini all’uscita dall’era del “super stimolo”, di denaro preso a prestito a tassi negativi. Ma il nervosismo dei mercati è alimentato anche dai dati economici. L’indagine IFO ha segnato nuovi massimi assoluti. Anche in Italia, la fiducia delle imprese ha fatto meglio delle attese. La Banca di Spagna ha segnalato che il PIL potrebbe essere cresciuto di 0,9% t/t nei mesi primaverili, più che nei mesi invernali. Infine, giovedì l’indice di fiducia economica ESI della Commissione Europea ha suggellato le sorprese positive dei giorni precedenti salendo di due punti a 111,1, massimo quasi decennale, lasciando pochi dubbi sull’intensità della ripresa: il PIL dell’Eurozona cresce più che a inizio anno, sostenuto dal recupero dell’export ma anche da una maggiore vivacità di commercio al dettaglio e costruzioni. Le imprese rimangono ottimiste sull’andamento della domanda nei prossimi mesi e sulla creazione di occupazione. Le indagini di fiducia indicherebbero una crescita del PIL di almeno 0,7% t/t nei mesi primaverili. Rimaniamo tuttavia prudenti e manteniamo una previsione di crescita di 0,6% t/t, in parte perché la dinamica trimestrale potrebbe essere penalizzata da effetti di calendario (il mese di aprile ha avuto meno giorni lavorativi rispetto a marzo e rispetto allo scorso anno). Inoltre, come la Commissione ha stimato che agli stessi livelli di ESI e di altre indagini sulla fiducia sono associati tassi di crescita del PIL più deboli rispetto a prima del 2008. Manteniamo, quindi, una stima di crescita media annua del PIL di 2,0% per il 2017, ma con rischi che ora sono verso l’alto.

– A fronte di dati di crescita più forti del previsto, anche i dati di inflazione hanno sorpreso verso l’alto. L’inflazione tedesca è salita di 0,1% all’1,5% contro attese di calo; ancora una volta sono i prezzi dei servizi ricreativi ad aver generato le pressioni al rialzo. Per l’intera Eurozona, l’inflazione è calata di un decimo ma l’inflazione core è salita all’1,2% dall’1,0%. Potrebbe trattarsi di un fenomeno temporaneo, come tra marzo e aprile (anche in quel caso legato alla dinamica dei prezzi dei servizi ricreativi), ma è pur vero che il fenomeno diventa più ricorrente e segnala qualche pressione rialzista sui prezzi interni. La dinamica dell’inflazione sarà sporcata da effetti statistici nei prossimi mesi (favorevoli fino all’estate, di freno in autunno). Ma con il consolidarsi della ripresa a ritmi più rapidi e più intensi del previsto anche i rischi per la dinamica inflazionistica salgono e, probabilmente con essi si farà più pressante la necessità di adeguare i parametri della politica monetaria. A meno che la restrizione autonoma delle condizioni finanziarie non diventi eccessiva


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