Da seguire:….
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Germania. La stima finale dai Länder ha confermato poco fa che ad agosto l’inflazione ha accelerato a 1,8% su entrambi gli indici rispettivamente da 1,5% sull’indice nazionale e da 1,7% su quello armonizzato. I prezzi al consumo sono cresciuti di 0,1% m/m in termini nazionali e di 0,2% m/m in termini armonizzati.
Area euro. La produzione industriale a luglio è attesa avanzare di 0,2% m/m dopo -0,6% m/m di giugno sostenuta dalla dinamica in Francia e Italia che hanno compensato in parte la stagnazione del manifatturiero tedesco. La variazione annua migliorerebbe a 3,5% da 2,6%, impostando l’output per una marginale espansione di 0,1% t/t nel trimestre in corso dopo il forte aumento di 1,2% t/t del precedente.
Spagna. La lettura finale di agosto è attesa confermare l’inflazione in accelerazione di un decimo a 1,6% sull’indice nazionale e di tre decimi, a 2,0%, su quello armonizzato. In media l’inflazione spagnola potrebbe toccare il 2% quest’anno per poi calare verso l’1,5% nel 2018.
Stati Uniti. Il PPI ad agosto è atteso in rialzo di 0,4% m/m, con un contributo positivo dall’energia legato all’aumento della benzina anche prima dell’arrivo dell’uragano Harvey. L’indice core dovrebbe aumentare di 0,3% m/m, per via di un’accelerazione nel comparto dei servizi, dopo la debolezza vista a luglio.
Aste. L’Italia offre il nuovo BTP 1.45% 11/2024, oltre a riaprire il settembre 2036 e il giugno 2020. Carta a lungo termine viene offerta anche da Germania, Portogallo e Irlanda, mentre la Grecia colloca carta a 13 settimane.
Ieri sui mercati:
Il MEF ha collocato 6,5 miliardi di BOT annuali a un rendimento medio di -0,326%, con domanda 1,86x l’offerta. Netto rimbalzo dei rendimenti sulle curve europee, guidato dai mercati core e contraddistinto da un aumento di 4pb della pendenza 10-2 anni sulla curva tedesca. Differenziale BTP-Bund più stretto di 2pb. L’euro è calato ulteriormente contro dollaro fino a toccare 1,1928, salvo poi risalire gradualmente verso 1,1980. Cedono un po’ di terreno le divise safe haven come yen e franco svizzero. Chiusura in rialzo per i maggiori indici azionari.
Italia. Il tasso di disoccupazione è risultato pari all’11,2% nel 2° trimestre, ovvero più basso di un decimo rispetto a quanto desumibile dai dati provvisori mensili (in base ai quali si è registrata una risalita all’11,3% a luglio). Il calo è dovuto all’aumento degli occupati (+0,3% t/t, in linea con il trimestre precedente) a fronte di un lieve calo delle forze di lavoro (-0,1% t/t), il primo da quasi due anni (anche nel confronto annuo si è attenuta la tendenza alla riduzione degli inattivi). La crescita è dovuta ai lavoratori dipendenti (+149 mila, ma ben 123 mila sono quelli a termine) mentre continuano a calare gli indipendenti (-71 mila). L’unico settore in cui permane un calo tendenziali delle posizioni lavorative è quello delle costruzioni. Rispetto alla prima fase della ripresa, l’elasticità dell’occupazione al PIL è rallentata (nel 2° trimestre +0,7% contro +1,5%), ma è tornata in linea col PIL la crescita delle ore lavorate (+1,4%) anche grazie all’ulteriore assorbimento delle ore di cassa integrazione. Tale tendenza potrebbe proseguire nei prossimi trimestri, in cui la ripresa dell’occupazione potrebbe restare inferiore a quella del PIL e il calo della disoccupazione continuerà ma sarà lento (riteniamo si possa scendere sotto l’11% solo l’anno prossimo).
Stati Uniti. Secondo il segretario del Tesoro Mnuchin resta molto probabile che la riforma tributaria sia approvata entro fine anno, anche se molti dettagli sono ancora in discussione. Mnuchin ha anche detto che gli estensori della riforma sono intenzionati ad approvare un piano che sia retroattivo al 1° gennaio 2017. Questo porterebbe a un massiccio aumento di rimborsi fiscali nei primi tre mesi del 2018, con un significativo incremento del reddito disponibile delle famiglie e degli utili delle imprese all’inizio dell’anno elettorale. Riguardo alle nomine alla Fed, Mnuchin ha detto di essere al lavoro con Trump per selezionare il candidato alla presidenza della banca centrale alla scadenza del mandato di Yellen. Il segretario del Tesoro ha confermato che Yellen è considerata, insieme ad altri candidati, per la posizione. Con le dimissioni di Fischer, è salito a 4 il numero di posizioni aperte (su 7) al Board e questo a nostro avviso aumenta la probabilità di un rinnovo per Yellen.
Fonte: BondWorld.it
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