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Italia: in calo a sorpresa l’inflazione a settembre

I dati preliminari sui prezzi al consumo a settembre hanno sorpreso verso il basso: l’indice NIC è calato di tre decimi, per un’inflazione annua in discesa di un decimo all’1,1%.………


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Commento di Paolo Mameli, senior economist servizio studi di Intesa Sanpaolo 


Il calo è dovuto a trasporti e spese per il tempo libero, che, condizionati da fattori stagionali, insieme hanno sottratto quasi mezzo punto all’indice sintetico. L’inflazione di fondo è calata più dell’indice generale (-0,6% m/m, 0,7% a/a da 1% precedente). Viceversa, i prezzi a più alta frequenza di acquisto (trainati da carburanti e alimentari) hanno visto un rincaro, il che potrebbe rendere non immediatamente percepibile alle famiglie il calo dei prezzi. In prospettiva, a ottobre il rientro dei fattori stagionali e il rincaro delle tariffe del gas potrebbero spingere nuovamente verso l’alto l’inflazione. Tuttavia, la tendenza al ribasso dovrebbe riprendere da dicembre in poi: stimiamo che il CPI possa tornare sotto l’1% tra fine inverno e inizio primavera (anche perché a nostro avviso il cambio forte avrà un impatto maggiore sull’inflazione che non sulla crescita). La maggiore implicazione dei dati di settembre sull’inflazione (inferiori alle attese sia per quanto riguarda l’Italia che per l’eurozona, dove il CPI è rimasto stabile all’1,5% anziché salire di un decimo come atteso) è che la strategia di uscita dalle misure non convenzionali intraprese dalla BCE sarà più graduale rispetto a quanto atteso solo pochi mesi fa.

L’inflazione ha sorpreso verso il basso a settembre. Nel mese, l’indice nazionale è calato di tre decimi (quello armonizzato è salito di +1,8%, per via del rientro dei saldi estivi). Su base annua, l’inflazione è scesa a sorpresa di un decimo, all’1,1% sul NIC e a 1,3% sull’IPCA.

Come atteso, i maggiori contributi alla discesa dei prezzi (sulla base dell’indice nazionale) sono venuti dai trasporti (-2,3% m/m) e dalle spese per cultura e tempo libero (-2% m/m), che insieme hanno sottratto quasi mezzo punto all’indice sintetico. Il calo dei prezzi nei trasporti è avvenuto nonostante il rincaro dei carburanti ed è dovuto alla discesa dei prezzi dei servizi di trasporto aereo e marittimo, condizionata da fattori stagionali (che hanno inciso anche sulle spese per il tempo libero).

Viceversa, i capitoli che registrano un aumento significativo dei listini sono le comunicazioni (-0,9% m/m, secondo rincaro dopo tre mesi di fila di calo), gli alimentari (-0,5% m/m per via soprattutto dei vegetali freschi), l’istruzione (+0,5% m/m, di chiara natura stagionale) e i servizi ricettivi e di ristorazione (+0,3% m/m)

L’inflazione di fondo è calata sensibilmente, a 0,7% da 1% su base annua (nel mese, i prezzi core sono calati di ben sei decimi ovvero il doppio rispetto all’indice sintetico). 

Viceversa, è rincarato il cosiddetto “carrello della spesa” (beni alimentari, per la cura della casa e della persona): +0,5% m/m, 1,2% a/a (da 0,6% precedente). Anche i prezzi dei beni a più alta frequenza di acquisto sono saliti (trascinati da alimentari e carburanti), il che potrebbe rendere non immediatamente percepibile alle famiglie il calo dell’indice generale.

In sintesi, il dato di settembre è risultato inferiore alle attese, per quanto in parte condizionato da fattori stagionali. A ottobre, il rientro di tali fattori, assieme al rincaro delle tariffe energetiche (il +2,8% annunciato dall’Autorità per l’Energia pesa più del -0,7% dell’elettricità), potrebbe spingere nuovamente verso l’alto l’inflazione. 

Tuttavia, riteniamo che il trend attualmente in corso, dopo il picco all’1,9% toccato lo scorso aprile, sia al ribasso: ci aspettiamo che la tendenza possa riprendere da dicembre in poi. Stimiamo il CPI tornare sotto l’1% nei mesi tra febbraio e aprile (a nostro avviso, è possibile che il cambio forte abbia un maggiore impatto sull’inflazione che non sulla crescita). 

La maggiore implicazione dei dati di settembre sull’inflazione (inferiori alle attese sia per quanto riguarda l’Italia che per l’eurozona, dove il CPI è rimasto stabile all’1,5% anziché salire di un decimo come atteso) è che la strategia di uscita dalle misure non convenzionali intraprese dalla BCE sarà più graduale rispetto a quanto atteso solo pochi mesi fa.

Fonte : BondWorld.it


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