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Il Punto: In Catalogna l’agenda autonomista rimane ostaggio dei radicali

In Catalogna l’agenda autonomista rimane ostaggio dei radicali, il che impedisce ancora la riapertura di un dialogo con il Governo centrale……..


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Questo rimane l’unico sbocco ragionevole della crisi, ma non sempre questi processi sono guidati dalla ragione. Però il costo economico dell’eventuale secessione dovrebbe diventare presto più evidente anche ai fautori della separazione.

Stati Uniti. Gli uragani influenzano i dati congiunturali, ma non i trend sottostanti dell’economia: crescita sopra il potenziale e inflazione core sotto l’obiettivo della Fed.

– Il braccio di ferro fra governo spagnolo e Catalogna si fa ancora più duro. I secessionisti avevano convocato per lunedì una seduta del parlamento per ratificare il risultato del controverso referendum condotto il 1° ottobre e spianare la via a una dichiarazione unilaterale di secessione, ma la corte costituzionale spagnola l’ha sospesa. Inoltre, alcuni funzionari catalani sono stati incriminati per sedizione. La sospensione della seduta parlamentare potrebbe consentire di guadagnare un po’ di tempo per ragionare più freddamente sul da farsi. Però sembra che il divieto potrebbe essere aggirato con una nuova convocazione, e quindi la giornata di lunedì potrebbe farsi di nuovo calda. Le conseguenze economiche negative della deriva secessionista stanno diventando più evidenti, con i primi segnali di una fuga dei capitali fuori dalla Catalogna e l’annuncio da parte di due delle maggiori banche catalane, Caixa e Sabadell, che la sede legale sarà trasferita fuori dalla provincia autonoma, in modo da garantire la continuità dei sistemi di protezione dei depositi. L’Unione Europea ha nuovamente ribadito che una secessione unilaterale escluderebbe la Catalogna dall’Unione Europea, contrariamente a quanto i secessionisti sono andati dichiarando ai propri elettori fino a ieri. Parte degli autonomisti stanno sollecitando la cessazione degli atti unilaterali e la riapertura di un dialogo sull’autonomia con Madrid, lo scenario che riteniamo ancora lo sbocco più probabile della crisi. Dall’altra parte, è impensabile che il Governo di Madrid possa aprire un dialogo fino a quando i catalani continuano a prospettare dichiarazioni unilaterali di secessione. Anche il PSOE, sebbene con qualche contrasto interno, ha condizionato l’apertura di un negoziato all’interruzione di ogni piano finalizzato a una dichiarazione di indipendenza. Però, malgrado i dubbi che cominciano a serpeggiare nel fronte separatista, in Catalogna l’agenda sembra al momento ancora in mano ai radicali, che continuano a soffiare sul fuoco, e perciò non è ancora possibile escludere del tutto che la crisi si avviti, obbligando Madrid a revocare l’autonomia della Catalogna e a commissariare il governo provinciale.

– I dati macroeconomici americani di settembre risentono dell’influenza degli uragani di Harvey e Irma, creando volatilità nel breve termine, senza modificare però il quadro sottostante, diffusamente positivo. L’ employment report di settembre è emblematico: gli occupati non agricoli sono calati di -33mila, molto al di sotto della media dei 12 mesi precedenti. Il peggioramento della dinamica occupazionale di settembre è speculare al forte rialzo temporaneo dei sussidi di disoccupazione e riflette gli effetti degli uragani Harvey, a fine agosto, e Irma, nella settimana di rilevazione dell’ employment report . Sulla base dell’esperienza di Katrina (agosto 2005), è probabile che anche a ottobre l’occupazione resti debole, salvo poi rimbalzare verso la normalità nei mesi successivi. Le indagini ISM sono state invece omogeneamente positive, con segnali di ulteriore accelerazione della crescita legata alla ripresa dell’attività e alla ricostruzione post-uragani. Le vendite di auto hanno sorpreso ampiamente verso l’alto, con una svolta straordinariamente rapida dopo la correzione di agosto: di conseguenza, le aspettative per le vendite al dettaglio in uscita il prossimo 13 ottobre sono per un netto rialzo, in linea con una dinamica dei consumi vicina al 3% t/t ann. sia nel 3° sia nel 4° trimestre. Sul fronte dei prezzi, la variazione del CPI headline dovrebbe ancora accelerare a settembre (in pubblicazione il 13 ottobre, previsione +0,5% m/m), mentre l’indice core dovrebbe segnare un aumento di 0,2% m/m. In base alla composizione degli indici, però, il deflatore dei consumi core dovrebbe aumentare a un ritmo più modesto, di nuovo 0,1% m/m come nei quattro mesi precedenti. Con il procedere del trimestre, gli indicatori di domanda dovrebbero mantenersi su un sentiero spinto dalla ricostruzione post-uragani, mentre occupazione e prezzi dovrebbero tornare sul trend precedente. Fed e mercati non dovrebbero reagire alla temporanea volatilità congiunturale


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