Questa notte la Reserve Bank of Australia (RBA) ha pubblicato i verbali relativi all’ultimo meeting di politica monetaria della banca centrale, occasione nella quale i tassi di interesse erano stati tenuti fermi all’1,5%…………
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É bene ricordare che quella australiana è una delle banche centrali determinata a mantenere fermi i tassi di interesse più a lungo nel tempo, motivo per il quale vi è un approccio neutro su AUD. Il motivo alla base di ciò è che la RBA, anche nella fase più dura della crisi, non aveva avuto la necessità di portare i tassi di interesse a zero e ora si trova quindi già ad un livello più alto di quasi tutte le altre importanti banche centrali. Considerato poi il fatto che l’inflazione è solo recentemente salita vicina al 2%, si capisce come mai in Australia non sia vista con urgenza ne la necessità di una stretta monetaria ne di un allentamento.

Tornando a quanto emerso dai verbali odierni, la banca centrale ha voluto buttare acqua sul fuoco per calmare le attese di chi aveva iniziato a sostenere che il fatto che alcune grandi banche centrali stanno iniziando il loro percorso di stretta monetaria avrebbe potuto influenzare le decisioni della Reserve Bank of Australia, mettendo pressione al comitato cosi da alzare i tassi anticipatamente. I verbali hanno proprio evidenziato il contrario, sostenendo che ogni azioni della banca centrale dipenderà unicamente da fattori economici interni e non da cosa faranno le altre banche centrali.
A questo proposito va però sottolineato il fatto che quanto voluto esprimere dalla RBA sia in realtà più un messaggio lanciato al mercato attraverso il quale si è voluto rimarcare il concetto che per ora la politica monetaria rimarrà ferma, piuttosto che un fatto reale e concreto. Che vi sia una correlazione tra l’andamento dei tassi di interesse delle grandi banche centrali è cosa assolutamente nota in macroeconomia e il motivo alla base di ciò è che se un paese settasse tassi molto superiori agli altri tenderebbe ad attirare capitali in uscita dai paesi dove i tassi sono inferiori mentre se lo stesso paese settasse tassi più decisamente più bassi rispetto ad economie simili allora vedrebbe un costante flusso di capitali in uscita in cerca di rendimenti superiori. Tale dinamica fa si che, in condizioni normali, vi sia uno stretto legame tra i tassi di interesse impostati dalle banche centrali di paesi con economie tra loro simili.
Alla luce di ciò si può ben capire come quanto voluto evidenziare dalla Reserve Bank of Australia sia comunque un concetto a termine, nel senso che potrà reggere fino a quando la maggioranza della banche centrali occidentali sarà tornata ad avere tassi di interesse superiori a quelli australiani, e cioè superiori all’ 1,5%.
Essendo quella della RBA una posizione di neutralità ormai nota, la reazione del Dollaro Australiano è stata decisamente contenuta e non sono stati registrati grandi movimenti sui mercati. Per quanto riguarda invece il prosieguo della sessione odierna, va segnalato che alle 10:30 è in programma il dato relativo all’inflazione nel Regno Unito dopo il quale potrebbero esserci picchi di volatilità su GBP.
Fonte: BONDWorld.it
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