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Il Punto: È stata una settimana degna di nota in Italia

È stata una settimana degna di nota in Italia, con l’approvazione da parte del Governo della Legge di Bilancio e con il primo voto alla Camera sulla legge elettorale. Le due leggi dovrebbero approdare entrambe in Senato già nella settimana entrante…….


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In Italia, il Governo ha approvato lunedì 16 la Legge di Bilancio per il 2018.

Al momento in cui scriviamo è stato diffuso il Documento Programmatico di Bilancio inviato alla Commissione UE ma non è ancora disponibile il testo completo della legge, che dovrà arrivare in Parlamento entro il 20 del mese. La manovra lorda ammonta a 20,4 miliardi (l’1,2% del PIL), ma la parte del leone (l’80% degli interventi) consiste nell’annunciata disattivazione delle clausole di salvaguardia per 15,7 miliardi. Al netto delle clausole, il pacchetto espansivo vale dunque 4,7 miliardi.

Le principali misure (alcune comprese nel decreto fiscale collegato) sono:

1) oneri a politiche invariate (2,6 miliardi sul 2018, 3 miliardi a regime), il più importante dei quali è il rinnovo dei contratti del pubblico impiego;

2) misure per la coesione sociale e la lotta alla povertà (in tutto almeno 600 milioni sul 2018, che crescono a 900 nel 2019 e a 1,2 miliardi nel 2020), ovvero rafforzamento del reddito di inclusione (300 milioni) e nuove forme di anticipo pensionistico;

3) decontribuzione fino al 50% per tre anni per le nuove assunzioni stabili di giovani fino a 35 anni (che vale 300 milioni nel 2018, che salgono a 800 milioni nel 2019 e 1,2 miliardi nel 2020) e stabilizzazione degli incentivi contributivi per le assunzioni al Sud;

4) investimenti pubblici aggiuntivi per 300 milioni nel 2018 (che diventano 1,3 miliardi nel 2019 e 1,9 miliardi nel 2020);

5) rifinanziamento del fondo di garanzia per le PMI e creazione di un nuovo fondo da 300 milioni per il sostegno delle grandi imprese in crisi;

6) conferma anche per il 2018 del superammortamento sui nuovi macchinari e dell’iperammortamento sugli investimenti per la digitalizzazione, nonché degli ecobonus. Le coperture arrivano a 9,5 miliardi, di cui circa due terzi da nuove entrate.

Il Governo punta soprattutto sul contrasto all’evasione fiscale, con l’estensione di misure già sperimentate come la fatturazione elettronica e lo split payment . È prevista anche la riapertura dei termini della rottamazione delle cartelle Equitalia nonché della definizione agevolata delle liti fiscali pendenti. Maggiori entrate verranno anche dalla nuova asta delle frequenze per il 5G e dal rinvio dell’imposta sul reddito delle imprese (oltre 2 miliardi). Dal lato dei tagli di spesa, il DPB parla genericamente di “riprogrammazione trasferimenti a vari enti” e di una ulteriore fase di spending review . 

La manovra è espansiva per lo 0,6% del PIL considerando la disattivazione dell’aumento delle imposte indirette, ma restrittiva per lo 0,3% al netto delle clausole (che non erano incorporate nelle attese degli operatori economici avendo a più riprese il Governo ribadito la volontà di una loro sterilizzazione). La manovra netta è dunque lievemente restrittiva, ma avrà un impatto sulla crescita 2018 sostanzialmente neutrale, al massimo pari a un decimo di PIL, considerato che il moltiplicatore degli interventi espansivi è più alto di quello delle coperture. Peraltro, nel 2018 ci sarà sì una correzione strutturale pari allo 0,3% del PIL (come ottenuto implicitamente in sede europea, rispetto a un aggiustamento teorico di 0,6%), ma la politica fiscale nel complesso sarà espansiva ove si consideri la variazione dell’avanzo primario corretto per il ciclo (in calo da 2,9% a 2,6%). In ogni caso, sussistono a nostro avviso dei rischi rispetto agli obiettivi governativi di deficit all’1,6% e di calo del debito al 130% del PIL nel 2018. La possibile classificazione di alcune misure sulle entrate come una tantum , lo scarso dettaglio sui tagli di spesa e le ipotesi forse ottimistiche sulla crescita potrebbero attirare l’attenzione in occasione del primo giudizio da parte di Bruxelles, atteso per novembre.

Nel frattempo, la Camera ha approvato lo scorso 15 ottobre una proposta di riforma della legge elettorale con 375 voti favorevoli e 215 contrari. La legge potrebbe arrivare in Senato martedì 24, con un possibile voto finale mercoledì 25 o giovedì 26, prima dell’arrivo in aula della Legge di Bilancio. È possibile che anche in Senato (dove non è previsto il voto segreto) il Governo ponga la questione di fiducia in modo da accelerare i tempi (successivamente all’approvazione della legge, il Governo dovrà entro 30 giorni emanare un decreto per ridisegnare i collegi uninominali).

A nostro giudizio, in caso di approvazione della legge, i rischi di ingovernabilità sarebbero minori che nel sistema attuale (quasi interamente proporzionale, e diverso per le due camere). Nelle prossime settimane il cammino parlamentare della legge elettorale si incrocerà con quello della Legge di Bilancio.

È ragionevole pensare ad una approvazione entro fine anno di entrambe le leggi (sia pure verosimilmente con maggioranze diverse), il che potrebbe portare a un possibile scioglimento delle camere a cavallo d’anno, seguito da elezioni nel mese di marzo.


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