Trump dovrebbe annunciare il candidato alla presidenza della Fed prima del suo viaggio in Asia…….
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Tre candidati quasi equiprobabili, con una marginale preferenza per Yellen e Taylor, e modeste differenze per la politica monetaria nel breve termine. Il candidato dovrà essere confermato al Senato.
La scelta del candidato alla presidenza della Fed dovrebbe avvenire entro i primi giorni di novembre, alla vigilia della partenza di Trump per il suo viaggio in Asia (3-14 novembre). Il mandato di Yellen come presidente scade il 3 febbraio 2018, anche se la sua posizione come membro del Board si estende fino a gennaio 2024. La rosa dei possibili Presidenti si è ristretta a tre candidati: Yellen stessa, Powell (membro del Board of Governors) e Taylor (economista, Stanford University). Il candidato nominato da Trump dovrà poi essere confermato al Senato.
A nostro avviso, il candidato preferito di Trump è Yellen, nonostante le critiche che le aveva mosso prima di diventare Presidente, per la garanzia di continuità e di equilibrio nella determinazione dei tassi e nella rimozione dello stimolo. Trump ha sempre detto di essere favorevole a regimi di bassi tassi di interesse e a Yellen si riconosce prudenza, cautela, professionalità e capacità di leadership. I punti a sfavore dell’attuale presidente della Fed sono due: incarna il periodo Obama e, soprattutto, una sua conferma potrebbe essere vista come un atteggiamento passivo da parte del Presidente, in una fase in cui il nuovo regime repubblicano può “lasciare un segno”. Inoltre, Yellen è stata spesso associata (in parte a torto) con una volontà di forte regolamentazione del settore bancario, in contrasto con gli obiettivi di Trump. La nostra valutazione è che Yellen abbia probabilità di essere rinominata (35%) marginalmente maggiore rispetto a Powell e circa uguali a Taylor; in caso non venisse riconfermata, probabilmente darebbe le dimissioni dal Board a febbraio 2018.
J. Powell è un candidato intermedio. Il suo mandato nel Board è iniziato nel 2012 e scadrà nel 2028. Powell, con una specializzazione in giurisprudenza, ha lavorato per il Carlyle Group, dopo aver servito come sottosegretario del Tesoro durante la presidenza G. H. W. Bush. I principali punti a favore di Powell sono due: moderazione nelle opinioni sulla regolamentazione bancaria e garanzia di continuità con la politica di prudente rimozione dello stimolo monetario, in un mix di continuità e cambiamento rispetto a Yellen. A suo favore c’è anche l’età (64 anni), rispetto ai 71 anni di Yellen. I punti contrari a Powell sono due: la sua nomina sarebbe un cambiamento considerato modesto e timido dai Repubblicani, e la sua formazione è anomala rispetto alla tradizione, che vede il Presidente della Fed generalmente con un Ph. D. in economia. Ci sono alcuni precedenti di non economisti alla guida della Fed, ma sono pochi (Miller, 1978-79, Eccles, 1934-48), e in generale si ritiene che una formazione economica sia importante nella gestione di svolte cicliche e di crisi finanziarie. Powell ha sempre votato in linea con Yellen in questi anni, e avrebbe probabilmente una mano moderata nella gestione dei tassi. La probabilità di una sua nomina a nostro avviso è intorno a 30%. Powell potrebbe essere anche candidato per la posizione di Vicepresidente della Fed, ora vacante dopo le dimissioni di S. Fischer.
J. Taylor è la vera alternativa a Yellen, nel senso che darebbe un segno di discontinuità e di impronta repubblicana alla Fed. Per questo attribuiamo una probabilità del 35% alla sua nomina. Taylor è professore di economia a Stanford University; in precedenza ha servito come sottosegretario del Tesoro durante la presidenza G. W. Bush. La fama di Taylor anche fuori dall’accademia è legata alla formulazione della “regola di Taylor”, che lega la determinazione dei tassi alla distanza di inflazione e risorse inutilizzate dai livelli di lungo termine. In passato Taylor ha criticato la Fed per un eccesso di flessibilità, e una sua nomina a Presidente viene letta come una svolta hawkish . In realtà, Taylor ha indicato che occorre gradualità nell’aggiustamento dei tassi verso i livelli di lungo termine e probabilmente non modificherebbe in modo significativo il sentiero previsto ora per i tassi, anche se in linea teorica rimane un sostenitore di un approccio più vincolato dalle regole rispetto alla più pragmatica Yellen. Taylor, se non venisse nominato Presidente, potrebbe essere nominato come membro del Board e eventualmente come Vicepresidente. Negli ultimi giorni Taylor ha espresso opinioni sulla politica economica e sullo scenario americano in linea con quelle dell’Amministrazione, segnalando un avvicinamento alla Casa Bianca e un possibile aumento di probabilità per una sua nomina alla presidenza della Fed. In caso Taylor fosse nominato presidente, sarebbe molto probabile la candidatura di Powell alla vice presidenza.
In conclusione, i tre candidati sono quasi ugualmente probabili, con Yellen e Taylor modestamente favoriti, e avrebbero differenze limitate sul sentiero dei tassi nel breve termine. Trump avrà modo di influenzare il Board anche con la nomina per i tre posti ora vacanti: questo potrebbe avere anche più peso sulla politica monetaria se spostasse gli equilibri verso posizioni più hawkish . I candidati possibili (Warsh, Hubbard, per esempio), sono mediamente meno colombe dei membri attuali del Board.
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