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Il Punto: Stati Uniti: passi avanti sulla riforma tributaria, e Trump nomina Powell alla presidenza della Fed

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Restano molte caselle ancora da riempire nel board della Banca centrale………


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Regno Unito: anche la Bank of England, dopo il suo primo rialzo dei tassi dai tempi della crisi finanziaria, segnala che la restrizione monetaria sarà molto prudente, e la normalizzazione soltanto parziale.

– Passo avanti per la riforma tributaria negli Stati Uniti: presentato il disegno di legge dei Repubblicani, che dalla prossima settimana sarà all’esame delle commissioni competenti alla Camera, si attende nei prossimi giorni la presentazione del disegno di legge del Senato, in modo da avviare in seguito i negoziati per arrivare a un testo congiunto da approvare entro fine novembre. La proposta è incentrata intorno a un’ampia riduzione delle aliquote fiscali applicate alle imprese, in parte compensata dall’eliminazione di detrazioni e trasferimenti. La tassazione del reddito delle persone fisiche viene semplificata, riducendo gli scaglioni e aumentando le soglie di applicazione dell’aliquota massima, ma abrogando anche molte detrazioni. La riforma procede anche con l’abrogazione graduale della tassa di successione e della Alternative Minimum Tax. Si stima che la riforma tributaria avrà un impatto negativo sul deficit federale di 1500 miliardi di dollari nell’arco del prossimo decennio, con i primi effetti già nel 2018 se, come sembra probabile, si arriverà all’approvazione entro fine anno.

– Nella nomina del nuovo presidente della Federal Reserve, l’amministrazione Trump si è mossa nel segno della prudenza e della continuità. Il prescelto è Jerome Powell, membro del board dal 2012 e figura tranquillizzante per i mercati, perché negli ultimi anni ha sempre votato con Yellen. Tuttavia, Yellen potrebbe ora anticipare la fine del suo mandato per accelerare il passaggio di consegne. Il board sarà allora ridotto a soli 3 membri, di cui soltanto uno (Brainard) con un PhD in economia. Si presume che le nomine dei 4 membri restanti, perciò, attingeranno ai ranghi degli economisti. Per ora, la rosa dei possibili candidati comprende nomi con opinioni molto meno accomodanti rispetto a quelle che hanno caratterizzato la maggioranza del Board nel corso dell’ultimo decennio. Inoltre, è difficile valutare quanta leadership Powell potrà esprimere sulle questioni di politica monetaria. Perciò, è prematuro speculare su come la strategia della Fed potrebbe essere influenzata dalle nomine in arrivo, che porteranno a un profondo rinnovo degli organi decisionali della Banca centrale.

– Il primo rialzo dei tassi da parte della Banca d’Inghilterra dallo scoppio della crisi finanziaria, da 0,25% a 0,50%, è stato accompagnato da indicazioni estremamente prudenti riguardo al percorso futuro della politica monetaria: la Banca centrale ha segnalato che si attende di far salire i tassi soltanto altre due volte nei prossimi tre anni. La sterlina ha così ulteriormente esteso la sua correzione dai massimi toccati a settembre. Tutte le banche centrali si stanno muovendo con grande cautela nella rimozione dello stimolo monetario, aiutate in ciò dall’assenza di pressioni inflazionistiche e dalla dinamica moderata del credito. Nel caso del Regno Unito si aggiunge l’incertezza legata ai negoziati per l’uscita del Paese dall’UE, che faticano a registrare passi avanti risolutivi, e che compensano le pressioni inflazionistiche più marcate rispetto agli altri paesi avanzati. Non ci sono motivi per pensare che questo orientamento delle banche centrali cambierà nei prossimi mesi.


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