A giudicare dalle stime BIS di credit gap , il rischio di bolle del credito è più marcato in Cina che nei paesi avanzati ove l’espansione monetaria è stata più aggressiva……….
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Altri indicatori, però mostrerebbero segnali di sofferenza fra le imprese in crescita anche in paesi ancora in fase di espansione e con livelli molto bassi dei tassi di interesse. Questo suggerisce però che il ritiro dello stimolo dovrà essere più cauto, non più veloce.
– Malgrado anni di aggressivo stimolo monetario, l’espansione del credito nei paesi avanzati è per lo più lontana dal generare preoccupazioni per possibili eccessi. Con l’eccezione del Canada, per tutti i G7 le misure di credit gap della BIS mostrano livelli del credito totale in rapporto al PIL non lontani dal trend. Ciò avviene malgrado la compressione dei premi per il rischio di credito causata in Europa dal programma BCE sui corporate bonds , il persistere dei tassi a medio e lungo termine su livelli bassi in termini nominali e reali e il lancio di programmi, come le TLTRO, che fornivano incentivi alle banche che superavano determinati benchmark di espansione creditizia. La modestia dell’espansione del credito potrebbe derivare soprattutto da carenza di domanda, come suggerirebbe anche la bassa dinamica degli investimenti fissi degli ultimi anni. Tuttavia, anche dal lato dell’offerta potrebbero esserci freni connessi alla stretta regolamentare operata dalle autorità di vigilanza e alla pressione per il rafforzamento patrimoniale. In effetti, i dati BCE mostrano qualche evidenza di disintermediazione del sistema bancario nel finanziamento delle imprese non finanziarie europee: prima della crisi, le emissioni di titoli non superavano il 5% del flusso di nuovo debito finanziario, mentre ora tale quota è del 25%. A livello globale, le passività delle imprese non finanziarie sono calate in rapporto al PIL rispetto al 2007, mentre quelle delle imprese non finanziarie e delle famiglie sono salite.
– Se in termini di volumi non c’è evidenza di eccessi, qualche indice più preoccupante di stress finanziario sembrerebbe emergere dai dati sulla copertura degli oneri finanziari delle imprese. Ciò riguarda più i paesi emergenti che quelli avanzati. Nel suo ultimo rapporto globale sul debito, IIF riferisce di un significativo aumento della quota di imprese che ha EBIT inferiore agli oneri finanziari in svariati paesi. Fra questi, le percentuali superano il 20% in Brasile, India e Turchia, sfiorano il 15% in Cina. In alcuni casi, le statistiche negative potrebbero riflettere semplicemente la coda di una fase recessiva e/o una fase di debolezza del cambio (una quota significativa del debito è in valuta estera), e perciò potrebbero presto migliorare. In altri casi (Cina) si rafforzano i segnali di allarme che provengono da altre misure di preallerta finanziaria. Infatti, la misura di credit gap per la Cina è del 22%, e si associa a segnali di eccessiva dinamica del credito anche per Hong Kong ( credit gap : 35%).
– Tuttavia, non è rassicurante che lo stress finanziario stia crescendo anche in paesi caratterizzati da lunghe fasi di espansione e bassi tassi di interesse come Stati Uniti, Canada, Francia e Germania. Qui la quota di imprese in sofferenza finanziaria è ben più bassa (<10%), ma è comunque molto più alta rispetto al 2010. Da notare che IIF, invece, non rileva un peggioramento per l’Italia. Pare quindi che in molti paesi una quota sempre più grande di imprese non riesca a beneficiare di questa espansione economica. Come minimo, vi sarebbe un aumento della dispersione dei risultati economici fra le imprese (per dinamiche settoriali? O per altri cambiamenti strutturali?). Questo dell’aumento dello stress finanziario, però, è un problema che non richiede certo un cambio di passo sul fronte della politica monetaria: semmai, rafforza la necessità di essere cauti nel ritiro dello stimolo monetario.
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