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Flash: Calo generalizzato e superiore alle attese degli indici IFO e INSEE

Area Euro Germania. La stima dettagliata conferma che il PIL tedesco è cresciuto di 0,6% t/t a fine 2017….

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in rallentamento rispetto allo 0,7% t/t dei mesi estivi. Sull’anno il PIL tedesco è cresciuto del 2,9% t/t da un precedente 2,7%. La crescita 2017 è stata del 2,5% in accelerazione rispetto ai tre anni precedenti quando la crescita media è stata dell’1,8% già al di sopra del potenziale. Al netto degli effetti di calendario la crescita è del 2,2%. La stima rivela una crescita più forte delle attese delle esportazioni 2,7% t/t, a fronte di una dinamica dell’import del 2,0% t/t. Per quanto riguarda la domanda interna, ci sono stati segnali contrastanti. Mentre la spesa per consumi finali delle famiglie è rimasta stabile al livello del trimestre precedente, la spesa per consumi finali delle amministrazioni pubbliche è aumentata dello 0,5% t/t. Gli investimenti fissi lordi in macchinari e attrezzature sono aumentati dello 0,7% t/t. Gli investimenti fissi lordi in costruzioni sono diminuiti dello 0,4% t/t rispetto a un trimestre prima. Le indicazioni dai dati e dalle indagini di fiducia sono di proseguimento della fase di espansione anche nel 2018 quando prevediamo solo un modesto rallentamento al 2,3%.

Area euro. La seconda stima dovrebbe confermare l’inflazione euro zona in flessione di un decimo a 1,3% a gennaio da un precedente 1,4%. Sul mese i prezzi al consumo sono calati di 0,9% m/m. L’aumento dell’energia ha in parte compensato la stagionalità negativa dei prezzi core (-1,3% m/m). L’inflazione core sulla misura preferita dalla BCE (al netto di energia e alimentari freschi) dovrebbe essere confermata in aumento di un decimo a sorpresa all’1,2%. A febbraio, l’inflazione euro zona dovrebbe rimanere invariata ma l’inflazione core potrebbe salire ancora di un decimo all’1,3%.

Ieri sui mercati

Area euro

I verbali dell’ultima riunione BCE di gennaio confermano quanto già emerso dalle minute della riunione precedente: la comunicazione sul programma di acquisto titoli potrebbe essere rivista all’inizio di quest’anno. Ma nel complesso i verbali non segnalano un’urgenza imminente da parte del Consiglio. Riteniamo probabile che la BCE avvii a marzo una discussione sui prossimi passi da compiere, avendo a disposizione le nuove stime dello staff che incorporeranno le sorprese positive dai dati e la correzione di cambio e mercato finanziari. Riteniamo che la BCE potrebbe rimuovere l’easing bais sugli acquisti ad aprile. Per giugno / luglio, la BCE dovrebbe comunicare la fine dell’EAPP dopo settembre, a meno di un ulteriore repentino restringimento delle condizioni finanziarie che comprometta la chiusura dell’output gap e quindi riduca il grado di fiducia del Consiglio in un ritorno dell’inflazione al target.

Calo generalizzato e superiore alle attese degli indici IFO e INSEE. Altresì in Belgio la fiducia è salita a sorpresa anche a febbraio. Nel complesso il livello degli indici di fiducia rimane compatibile con un proseguimento della fase di espansione in tutta l’area euro su ritmi non lontani da quelli di fine 2017. E’, però, probabile che la fase di massima accelerazione sia alle spalle.

Italia. Sia il fatturato che gli ordini all’industria hanno mostrato un aumento significativo a dicembre (+2,5% m/m il fatturato, grazie soprattutto al mercato interno, ai beni durevoli e all’energia, +6,5% m/m gli ordinativi). Come per la produzione industriale, il dato è viziato da effetti di calendario (l’assenza di ponti festivi nel mese), e dunque potrebbe vedere una correzione in termini congiunturali a gennaio. La crescita è comunque robusta anche su base annua (fatturato corretto per i giorni lavorativi +7,2%, ordinativi grezzi +6,9%).

Francia. La lettura finale conferma che a gennaio i prezzi al consumo sono calati di un decimo su entrambe le misure. I prezzi dei servizi sono rimasti pressoché stabili rispetto a dicembre. L’inflazione è passata quindi all’1,3% dall’1,2% sull’indice nazionale mentre ha accelerato di tre decimi all’1,5% su quello armonizzato rispetto al mese di dicembre.

Stati Uniti. I nuovi sussidi di disoccupazione nella settimana conclusa il 17 febbraio calano a 222 mila, da 229 mila della settimana precedente, con segnali positivi per l’employment report di febbraio..

Giappone. Il CPI a gennaio aumenta di 1,4% a/a; al netto degli alimentari freschi, l’indice è in rialzo di 0,9% a/a da 0,8% a/a di dicembre. L’inflazione al netto di alimentari freschi ed energia è in rialzo di 0,1% m/m, e segna un miglioramento di un decimo su base annua, a 0,4% a/a, rispetto a dicembre. Il sentiero dell’inflazione sembra essersi stabilizzato, ma resta ancora lontano dall’obiettivo del 2%.

I mercati restano volatili. Dopo le correzioni post-verbali FOMC, i mercati azionari hanno recuperato marginalmente, sulla scia di un ridimensionamento dei timori di un sentiero più rapido dei rialzi della Fed (S&P +0,1%, Euro stoxx +0,1%, Dax stabile), mentre il FTSE MIB ha corretto (-0,8%), con l’avvicinarsi dell’appuntamento elettorale. In Asia questa mattina le borse sono in ripresa (NIkkei +0,7%), dopo i dati moderati di inflazione al consumo in Giappone.

Sui mercati obbligazionari europei, si sono registrati flussi in entrata verso il comparto core e in uscita dai periferici, in linea con un incremento dell’avversione al rischio che sta condizionando anche i listini azionari. A contribuire al clima potrebbe essere stata anche la pubblicazione dei verbali della BCE (v. focus). In chiusura di pomeriggio il BTP a due anni tratta in area -0,20% (+2pb) mentre il decennale sale di 4pb e si muove intorno al 2,08%. In controtendenza il comparto greco dopo la promozione di Moody’s che ha migliorato a B3 da Caa3 il rating sovrano mantenendo un Outlook Positivo. Negli Stati Uniti, i rendimenti si sono stabilizzati a 2,919%, sotto i massimi recenti, in assenza di nuove informazioni rilevanti. Primo appuntamento importante oggi, con la pubblicazione del Monetary Policy Report, che sarà presentato in Congresso da Powell la prossima settimana.

I mercati valutari sono stati segnati ancora volatili, guidati dal dollaro, che è tornato a indebolirsi dopo diversi giorni di rafforzamento. I segnali sono di fluttuazioni in un range relativamente contenuto, in attesa di informazioni dai dati e dalle banche centrali. L’euro è risalito in area 1,2320, da un minimo in mattinata a 1,2265. Questa mattina, il cambio ritorna marginalmente al di sotto di 1,23 (1,2294). Molta attenzione al cambio EUR/USD e alla debolezza generalizzata del dollaro viene posta anche dal consiglio direttivo della BCE, come emerge dai verbali della riunione di gennaio (v. focus). Benchè il cambio non rientri tra gli obiettivi della Banca centrale, i movimenti valutari hanno un impatto importante sullo scenario di crescita e inflazione alla base delle scelte di policy. La BCE nota come parte dell’apprezzamento dell’euro sia spiegabile con il miglioramento del quadro di attività economica dell’area e come questo apprezzamento ”endogeno” abbia un minore impatto sulle prospettive d’inflazione. D’altra parte il comitato sottolinea che la recente forza dell’euro è anche il frutto di altri fattori, come “la comunicazione sui cambi e sulla politica monetaria delle principali economie” e che questa quota di apprezzamento possa avere un impatto più importante in termini di contenimento dei prezzi. Anche lo yen ha ripreso forza ieri, scendendo al di sotto di 107 (106,75), ma questa mattina quota a 107,06, con l’aiuto di un CPI ancora ben lontano dal 2%, coerente con il proseguimento della politica monetaria aggressiva della BoJ. 

Fonte: BondWorld.it


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