Francia. L’indice di fiducia INSEE dovrebbe rimanere invariato a febbraio a 113, dopo il forte balzo del mese precedente…..
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Il continuo aumento della domanda dovrebbe sostenere la produzione nei prossimi mesi, l’indice INSEE è al di sopra della media a lungo termine e indica una continuazione della moderata espansione dell’industria manifatturiera francese.
Germania. L’indice IFO è visto tornare indietro a febbraio a 117,1 da 117,6 massimo assoluto della serie, già toccato a dicembre scorso. L’indice sulle attese era già calato a gennaio e potrebbe cedere ancora questo mese fino a 108,2 da 108,4. L’indice sulla situazione corrente potrebbe correggere parte del balzo del mese sorso (2,2 punti) e assetarsi a 127,0 da 127,7. Ci aspettiamo una moderazione dell’indice per il manifatturiero, dato il calo di ordini negli ultimi due mesi. Altresì nei servizi, dovrebbe vedersi una stabilizzazione delle condizioni di business.
Italia. I prezzi al consumo dovrebbero essere confermati in aumento di 0,2% m/m sulla misura nazionale, ma in calo dell’1,6% m/m sull’indice armonizzato che tiene conto degli sconti di fine stagione. L’inflazione è calata di un decimo a 0,8% a/a sulla misura nazionale ma è salita di un decimo sull’indice armonizzato all’1,1% a/a.
Area euro. I verbali della riunione BCE di gennaio faranno luce sulle posizioni interne al Consiglio sulle condizioni e tempi per nuove mosse verso la normalizzazione della politica monetaria e in particolare sull’opportunità di modificare la guidance sugli acquisti nella prima parte del 2018. Inoltre i verbali potrebbero contenere indicazioni sulle posizioni interne al Consiglio riguardo l’apprezzamento del cambio e/o restringimento delle condizioni finanziarie.
Belgio. L’ indicatore di fiducia del BNB dovrebbe attestarsi a 1,7 dopo il forte aumento dei mesi precedenti, in gran parte dovuto al settore edile. Il forte aumento degli ordini nel manifatturiero dovrebbe garantire una solida crescita dell’attività nei prossimi due o tre mesi.
Ieri sui mercati
Area euro. La stima flash indica che il PMI composito è calato a febbraio a 57,5 da 58,8, registrando una flessione superiore alle attese del consenso. Il PMI manifatturiero scende a 58,5 da 59,6 sulla scia dei cali dell’indice tedesco a 60,3 da 61,1 e di quello francese a 56,1 da 58,4. Anche l’indice dei servizi eurozona registra una flessione a 56,7 da 58,0 con l’indice tedesco a 55,3 da 57,3 e quello francese a 57,9 da 59,2. Le indagini PMI di inizio anno rimangono su livelli ai massimi da due anni e ampiamente coerenti con una prosecuzione del ciclo espansivo dell’eurozona ma potrebbero indicare che i picchi di fine anno stanno lasciando il passo a una graduale normalizzazione del ritmo della crescita.
Stati Uniti. Le vendite di case esistenti a gennaio calano per il secondo mese consecutivo, scendendo a 5,38 mln di unità ann. da 5,56 mln di dicembre, con correzioni diffuse a tutte le tipologie di case e a tutte le regioni geografiche. Le vendite su base annua sono in calo di 4,8% a/a. La debolezza delle vendite riflette essenzialmente la scarsità di offerta, che spinge i prezzi verso l’alto come risposta a un persistente eccesso di domanda.
I mercati hanno reagito alla pubblicazione dei verbali della riunione del FOMC su tutti i fronti. I mercati azionari americani, dopo un iniziale rialzo, hanno corretto: l’S&P ha chiuso con un calo di -0,7%. In Europa, l’avvio era stato positivo, con chiusure miste (Euro stoxx, Dax e FTSE MIB -0,1%, correzione più ampia per l’IBEX). Questa mattina i mercati asiatici sono in calo (Nikkei -1,1%). Sui mercati obbligazionari europei si è registrata una marginale correzione dei rendimenti (BTP 10 anni a 2,04%, spread con il Bund intorno a 132 pb). I titoli americani, dopo i verbali, hanno corretto, portando il rendimento sul decennale a 2,943%, livello più elevato dal 2014.
Mercati valutari. Il dollaro ha beneficiato della pubblicazione dei verbali, segnando il quarto giorno consecutivo di rafforzamento, con rialzi diffusi contro euro, yen e sterlina. Le indicazioni della Fed, secondo cui la crescita sarà più forte delle attese, anche senza incorporare il pacchetto di spesa votato dopo la riunione, supportano il cambio: a fronte di una crescita più forte, il mercato si aspetta che o la Fed alzerà più velocemente, o che l’inflazione accelererà, forzando poi successivi movimenti dei tassi. L’euro tratta a 1,2266 questa mattina, proseguendo la correzione iniziata una settimana fa, mentre lo yen è tornato sopra 107 dopo i verbali (107,57 questa mattina). La riduzione delle posizioni speculative contro il dollaro e la lettura dei verbali fanno prevedere un dollaro sostenuto nell’area attuale, almeno fino all’arrivo di nuove informazioni sull’economia e sulla politica monetaria americana.
Focus: verbali FOMC
Stati Uniti. I verbali della riunione del FOMC del 30-31 gennaio riaffermano lo scenario positivo per la crescita e il mercato del lavoro, e la fiducia che l’inflazione ritorni verso il 2%. A gennaio, un “certo numero” di partecipanti aveva alzato le proprie previsioni di crescita e “diversi altri suggerivano che i rischi verso l’alto per la crescita di breve termine potevano essere aumentati”. Sull’inflazione, “diversi” partecipanti erano più fiduciosi in un ritorno dell’inflazione verso l’obiettivo del 2% nel medio termine, mentre “un paio” era preoccupato di una ripresa rapida della dinamica dei prezzi. Quindi, complessivamente i verbali rivelano rischi verso l’alto per la crescita ma bilanciati per l’inflazione. Nella valutazione dello scenario a fine gennaio, quando i mercati erano in pieno boom e le condizioni finanziarie sempre più espansive, i verbali riportano preoccupazione per il possibile emergere di squilibri finanziari alimentati dalla persistente crescita al di sopra del potenziale. La riunione di fine gennaio, e quindi anche i verbali, sono “datati”, perché nelle settimane successive si sono registrati diversi sviluppi significativi: l’accelerazione di salari e prezzi core, l’approvazione di ulteriore stimolo fiscale, la correzione dei mercati azionari, il rialzo dei rendimenti a lungo termine e l’aumento della volatilità. A nostro parere, a meno di ampie sorprese positive dalle variabili nominali di febbraio, è ancora difficile un aumento della mediana del 2018 (tre rialzi) alla prossima riunione, perché richiederebbe un cambiamento di opinione di diversi partecipanti. Revisioni al sentiero dei tassi, forse più sul 2019 (per cui attualmente sono previsti solo due rialzi) che sul 2018 potranno essere valutate a giugno, con un quadro più chiaro di inflazione, crescita e condizioni finanziarie.
Fonte: BondWorld.it
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