Germania. L’indice ZEW è atteso ancora in lieve calo a marzo a 16,8 da un precedente 17,8,….
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in parte sulla scia della correzione dell’azionario tedesco nelle ultime settimane. L’indice sulla situazione corrente è visto circa stabile (92 da 92,3), dal momento che le condizioni di domanda restano di ampio supporto.
Area euro. La stima flash potrebbe indicare una risalita dell’indice di fiducia dei consumatori dell’Eurozona della CE attorno a 0,7 da 0,1. Rispetto all’ultimo trimestre del 2017 il morale nei primi due mesi dell’anno, in media, è migliorato ancora. La lettura di marzo aiuterà a capire se il trend di rialzo non si è ancora esaurito o se l’indice ha imboccato la via della normalizzazione.
Ieri sui mercati
Andamento nettamente cedente degli indici azionari mondiali. Dollaro in generalizzata flessione. La sterlina guadagna terreno sulla scia delle notizie relative ai negoziati con l’UE.
Regno Unito. Barnier e Davis hanno confermato che è stato raggiunto un accordo per un periodo di transizione limitato nel tempo al 31 dicembre 2020, sebbene subordinato alla piena ratifica del trattato di recesso da parte del Regno Unitio entro un anno.
Italia. Il calo della produzione industriale a gennaio (-1,9% m/m) è stato più marcato del previsto, ma non preoccupa in quanto segue il balzo di dicembre (rivisto al rialzo a +2,1% m/m), che era dovuto essenzialmente a effetti di calendario. La tendenza annua mantiene un tono più che espansivo (+4%) e anzi fa segnare il diciottesimo mese consecutivo di espansione, la striscia positiva più lunga da oltre 10 anni. In sintesi, la flessione di gennaio non è a nostro avviso preoccupante e non sposta la nostra attesa di una crescita del PIL di 0,4% t/t nel 1° trimestre e di 1,3% a/a in media nel 2018.
Italia. I dati sul commercio estero a gennaio mostrano un calo congiunturale per entrambi i flussi, più marcato per l’import (-4,4% da +3,2% m/m) che per l’export (-2,5% da +0,3% m/m). In entrambi i casi si tratta della prima flessione dopo tre mesi di aumento. L’avanzo commerciale (in termini destagionalizzati) è salito a 4,2 miliardi dai 3,6 mld del mese prima (il picco era stato raggiunto a 4,9 mld lo scorso settembre). Il dato di gennaio è tipicamente molto volatile per cui è prematuro trarne indicazioni di rallentamento del commercio con l’estero.
Fonte: BondWorld.it
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