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Italia: in calo la fiducia di imprese e famiglie, ma non per effetto della politica

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Il calo della fiducia di imprese e famiglie ad aprile non appare dovuto alle difficoltà nel processo di formazione di un nuovo governo, in quanto le indicazioni sul clima economico nazionale……

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Commento di Paolo Mameli, senior economist servizio studi di Intesa Sanpaolo 


(sia corrente che atteso) non sono peggiorate rispetto al mese scorso (almeno sinora, la situazione di stallo postelettorale non ha prodotto significativi effetti sull’economia, né sui mercati finanziari). La flessione del morale delle imprese appare in qualche modo “fisiologica” dopo i massimi decennali registrati lo scorso autunno, e risulta in linea con quanto sta avvenendo negli altri principali Paesi dell’eurozona. Il calo della fiducia delle famiglie è di entità modesta e mostra uno spaccato non univocamente negativo. In sintesi, il dato non è sorprendente né particolarmente preoccupante. Tuttavia, in Italia come nel resto dell’eurozona, il picco del ciclo (almeno in termini di ritmo di crescita congiunturale del PIL) potrebbe essere alle spalle, anche se è presto per ritenere esaurita l’attuale fase espansiva.

– Ad aprile, è calata sia la fiducia delle imprese sia (in misura minore) quella delle famiglie. Ci aspettavamo una flessione, che è stata lievemente più marcata del previsto per quanto riguarda il morale delle imprese e invece meno accentuata delle attese nel caso dei consumatori.

– L’indice composito di fiducia delle imprese diffuso dall’Istat è sceso a 105,1 ad aprile dopo il 105,9 di marzo. È il secondo calo consecutivo, che riporta l’indice ai minimi da oltre un anno (da febbraio 2017).

– Il morale delle aziende è diminuito in tutti i settori, con la rilevante eccezione delle costruzioni, dove la fiducia delle imprese è salita per il quarto mese consecutivo, raggiungendo un nuovo massimo da oltre 10 anni. All’estremo opposto il commercio, dove il morale è calato in ciascuno dei primi quattro mesi dell’anno, fino a raggiungere ad aprile un minimo dal 2014.

– Nel settore manifatturiero, il clima di fiducia è calato per il secondo mese (il quinto degli ultimi sei), a 107,7 da 108,9. Il peggioramento è dovuto soprattutto alle valutazioni correnti delle imprese sugli ordini, sia sul mercato interno che dall’estero: i relativi indici, che avevano toccato solo due mesi prima dei massimi pluriennali, sono ora ai minimi dallo scorso agosto. Viceversa, sia le valutazioni correnti sull’output che le aspettative delle imprese sui propri ordini/produzione, nonché sull’economia e sull’occupazione, risultano poco variate rispetto al mese precedente (restando su livelli storicamente elevati).

– La fiducia dei consumatori è calata moderatamente ad aprile, a 117,1 dopo il robusto incremento a 117,5 registrato a marzo.

  1. Il dettaglio dell’indagine è misto in quanto mostra da un lato indicazioni meno positive sulla condizione personale degli intervistati e sulla situazione corrente, ma dall’altro lato un miglioramento del clima economico nazionale e (in misura più lieve) delle aspettative per il futuro.
  2. Le preoccupazioni delle famiglie sulla disoccupazione sono tornate ad aumentare ma in misura contenuta: in pratica, tale indicatore risulta poco variato negli ultimi sei mesi, su livelli storicamente bassi (ovvero coerenti con aspettative positive sul mercato del lavoro).
  3. Gli intervistati sono più ottimisti sulla situazione economica corrente e attesa della famiglia, mentre sono meno fiduciosi in merito ai bilanci famigliari e alle opportunità sia correnti che attese di risparmio. In peggioramento anche le opportunità di acquisto di beni durevoli.

– In sintesi, il calo della fiducia di imprese e famiglie ad aprile non è sorprendente né particolarmente preoccupante, a nostro avviso:

  1. La flessione recente del morale delle imprese appare in qualche modo “fisiologica” dopo i massimi decennali registrati lo scorso autunno, e risulta in linea con quanto sta avvenendo negli altri principali Paesi dell’eurozona.
  2. l calo della fiducia delle famiglie è di entità modesta e mostra uno spaccato non univocamente negativo.

– In base ai dettagli dell’indagine, il minor ottimismo di aprile non sembra dovuto alle difficoltà nel processo di formazione di un nuovo governo. Infatti, le indicazioni di imprese e famiglie in merito al clima economico nazionale (sia corrente che atteso) non sono peggiorate rispetto al mese scorso. Pertanto, sembra di poter dire che la situazione di stallo postelettorale non abbia prodotto almeno per il momento significativi effetti sull’economia (né sui mercati finanziari).

– In sintesi, i dati non cambiano a nostro avviso le prospettive per il ciclo. Il tasso di crescita congiunturale del PIL nella prima metà del 2018 dovrebbe risultare nella forchetta 0,2-0,3% t/t ovvero inferiore allo 0,4% t/t registrato in media l’anno scorso. In altri termini, in Italia come nel resto dell’eurozona, il picco del ciclo (almeno in termini di velocità di crociera) potrebbe essere alle spalle, anche se è presto per ritenere esaurita l’attuale fase espansiva.

– Per l’intero 2018, confermiamo la nostra previsione inferiore al consenso di una crescita del PIL pari all’1,3% in media d’anno. Su tale stima i rischi, che fino a poche settimane fa giudicavamo verso l’alto, appaiono ora bilanciati. Permane maggiore incertezza sull’evoluzione del ciclo in prospettiva 2019: il nostro scenario di base vede una crescita del PIL dell’1,2%, ma il risultato dipenderà in misura cruciale dagli sviluppi politici, soprattutto per le conseguenze che ne deriveranno sulle scelte di politica fiscale.

Fonte : BondWorld.it


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