Area euro. La seconda stima dovrebbe confermare il PMI manifatturiero in calo a 56,0 da un precedente 56,6, livello coerente con una crescita ancora solida dell’attività manifatturiera ma in rallentamento da fine 2017, quando l’indice PMI era a 60,6……
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Il PMI francese sarà confermato in calo a 53,4 da 53,7, l’indice tedesco a 58,1 da 58,2; è probabile che la seconda stima mostri un calo dei PMI anche in Italia a 54,3 da 55,1 e in Spagna a 54,2 da 54,8.
Area euro. Il tasso di disoccupazione è visto stabile a marzo a 8,5% dopo il calo del mese precedente. La fase di crescita al di sopra del potenziale dovrebbe sostenere ulteriori cali del tasso di disoccupazione fino all’8,3% a fine 2018. In Italia il tasso di disoccupazione è visto stabile al 10,9%. Occorrerà soprattutto verificare se l’incoraggiante recupero dell’occupazione registrato a febbraio tra i lavoratori permanenti e tra quelli di età intermedia proseguirà nel mese di marzo.
Area euro. La stima flash dovrebbe mostrare la crescita del PIL Eurozona in rallentamento nel 1° trimestre di quest’anno a 0,4% t/t da 0,6% t/t. Su base annua la crescita è vista rallentare da 2,7% di fine 2017 al 2,5%, ancora ampiamente al di sopra del potenziale. La stima preliminare non include dettagli sui contributi delle diverse componenti di domanda alla crescita. Sulla base dei dati di produzione industriale e commercio estero, pensiamo che il rallentamento possa essere spiegato dal una frenata dell’export. La domanda interna dovrebbe aver tenuto il passo del 4° trimestre (0,3% t/t), ma è probabile che i consumi delle famiglie abbiano rallentato rispetto allo 0,2% t/t di fine 2017, dato l’andamento deludente delle vendite al dettaglio. Se confermato, un tasso di crescita del PIL di 0,4% t/t lascerebbe la media per l’anno in corso al 2,2% da un precedente 2,4%.
Italia. La stima flash dovrebbe mostrare il PIL in aumento di 0,2% t/t a inizio 2018, in rallentamento dallo 0,3% t/t di fine 2017. La crescita dovrebbe essere dovuta alla domanda interna, in presenza di un contributo lievemente negativo degli scambi con l’estero. Il maggior contribuito al valore aggiunto verrebbe dai servizi, mentre l’industria in senso stretto dovrebbe aver frenato la crescita (dopo due trimestri molto forti). La variazione annua del PIL rallenterebbe a 1,4% da un precedente 1,6%; ci attendiamo un ulteriore decelerazione nei prossimi trimestri, per una media 2018 pari a 1,3%.
Stati Uniti. La stima ADP dei nuovi occupati non agricoli privati di aprile è prevista dal consenso a 200 mila, dopo 241 mila a marzo.
Stati Uniti. La riunione del FOMC dovrebbe concludersi senza novità, con una valutazione positiva dell’economia. Il Comitato dovrebbe sottolineare che alcune delle informazioni recenti su crescita e inflazione sono probabilmente transitorie. Da un lato il rallentamento della crescita del 1° trimestre, e in particolare quello dei consumi, dovrebbe essere seguito da una riaccelerazione. Dall’altro, il comunicato potrebbe sottolineare che il recente rialzo dell’inflazione tendenziale è dovuto in gran parte a fattori statistici. Non ci dovrebbero essere modifiche alle indicazioni di ulteriori graduali rialzi dei tassi. Il sentiero della politica monetaria per i prossimi mesi è già preparato, con un rialzo a giugno ormai scontato, e il FOMC non ha bisogno di modificare la comunicazione.
Ieri sui mercati:
Italia. Ad aprile, l’inflazione annua è calata a 0,5% da 0,8% precedente secondo l’indice nazionale e a 0,6% da 0,9% sulla misura armonizzata. I dati sono inferiori di uno-due decimi rispetto alle aspettative di consenso ma esattamente in linea con le nostre stime. Le pressioni al ribasso sono arrivate quasi interamente dal calo delle tariffe di luce e gas. L’inflazione di fondo è tornata a calare dopo essere salita nei tre mesi precedenti, ma i beni a più alta frequenza di acquisto, nonché il cosiddetto “carrello della spesa”, hanno mostrato rincari significativi. In prospettiva, pensiamo che il calo registrato dall’inflazione ad aprile possa essere temporaneo: già da maggio il CPI dovrebbe riprendere un trend al rialzo, che potrebbe riportare l’indice in linea con il target BCE negli ultimi mesi dell’anno (1,7-1,8%).
Germania. L’inflazione è rimasta invariata ad aprile all’1,6% sulla misura nazionale ed è calata di un decimo all’1,4% sull’indice armonizzato. I dati dai Laender indicano che sul mese i prezzi al consumo sono rimasti invariati sulla misura nazionale mentre sono calati di 0,1% sull’indice armonizzato. Il dato più debole delle attese è in larga misura spiegato dalla frenata dei servizi ricreativi probabilmente per effetto di effetti di calendario inusuali. L’inflazione tedesca dovrebbe risalire rapidamente verso il 2% nei prossimi mesi sulla spinta della componente energetica. I dati di inflazione inferiori alle attese da Italia e Germania introducono rischi verso il basso alle nostre previsioni di aumento di un decimo dell’inflazione nell’eurozona all’ 1,4% ad aprile.
Area euro. La dinamica di M3 è rallentata a sorpresa al 3,7% a marzo da 4,2%. La frenata è spiegata da una crescita meno vivace dell’aggregato M1 che è avanzato del 7,5% da un precedente 8,4%. Ma è rallentato anche l’aggregato M3-M2 (-7,8% da -6,0%), per effetto di una crescita più blanda dei depositi delle imprese. Tra le controparti di M3 il credito alle famiglie è cresciuto del 3% da un precedente 2,9% e i prestiti alle imprese del 3,3% da un precedente 3,2%, le condizioni al credito più espansive segnalate dall’ultima indagine BCE, relativa al 1° trimestre, si stanno traducendo in un andamento più vivace dei prestiti.
Stati Uniti. La spesa personale a marzo aumenta di 0,4% m/m, e il dato di febbraio è rivisto verso il basso di 2 decimi. Il reddito personale aumenta di 0,3% m/m, come a febbraio (rivisto da +0,4% m/m). Il deflatore dei consumi è invariato su base mensile; l’indice core aumenta di 0,2% m/m (arrotondato da 0,15% m/m) e di 1,9% a/a. Il rialzo delle variazioni tendenziali sono notoriamente la conseguenza della debolezza del 2017, a cui il FOMC non risponderà. Inoltre, la media troncata del deflatore stimata dalla Dallas Fed resta ampiamente al di sotto del 2% e non dà segnali di surriscaldamento. D’altra parte, resta da vedere se la mancanza di reazione dei prezzi alla riduzione di risorse inutilizzate e l’inclinazione quasi nulla della curva di Phillips proseguiranno nei prossimi trimestri.
Stati Uniti. L’ISM manifatturiero ad aprile corregge più di quanto atteso dal consenso e scende a 57,3 da 59,3 di marzo. Lo spaccato dell’indagine resta positivo, nonostante le correzioni diffuse ai principali sotto-indici che restano su livelli sempre elevati: nuovi ordini a 61,2 da 61,9, produzione a 57,2 da 61, occupazione a 54,2 da 57,3.
Stati Uniti. Il governo ha annunciato un’estensione di 30 giorni dell’esenzione temporanea ai dazi di salvaguardia su acciaio e alluminio concessa ad UE, Messico, Canada e altri paesi. Nei confronti di Brasile, Argentina e Australia si prospetta invece un’esenzione permanente, come già avvenuto per la Corea del Sud. L’UE chiede di rendere l’esenzione permanente prima di avviare un tavolo negoziale con gli Stati Uniti. Perciò, il rischio di aumento delle barriere daziarie resta concreto.
Cina. L’indice PMI manifatturiero redatto da Markit-Caixin è marginalmente salito portandosi a 51,1 in aprile da 51 in marzo.
Fonte: BONDWorld.it
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