Flash: Area euro. Le vendite al dettaglio sono attese in crescita di 0,5% m/m a marzo

Area euro La seconda stima dovrebbe confermare il PMI composito stabile a 55,2 ad aprile. Nel mese, l’indice per i servizi è rimasto invariato, mentre il PMI manifatturiero è in calo di 0,6 punti……

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l livello dei PMI nei primi quattro mesi di quest’anno (56,6) è ancora coerente con una crescita del PIL euro zona al di sopra del potenziale.

Area euro. Le vendite al dettaglio sono attese in crescita di 0,5% m/m a marzo dopo il +0,1% m/m del mese precedente. Se confermato, il dato lascerebbe le vendite comunque in calo di 0,3% t/t nel 1° trimestre a causa della debole uscita da fine 2017. Il rallentamento dei consumi dovrebbe essere temporaneo. La creazione di posti di lavoro rimane solida e si comincia (in alcuni paesi) a vedere una modesta accelerazione dei salari. Tuttavia, il rincaro del prezzo del greggio di 20$ al barile rispetto a settembre scorso e l’attesa che i prezzi si mantengano sui livelli recenti eroderà in parte il potere d’acquisto delle famiglie.

Stati Uniti. L’employment report dovrebbe dare ancora buone notizie sul mercato del lavoro ad aprile. Gli occupati non agricoli sono previsti in aumento di 190 mila, dopo 103 mila di febbraio. I numeri degli occupati dei primi tre mesi dell’anno sono stati distorti dal clima e ad aprile la variazione mensile dovrebbe riportarsi in linea con la media degli ultimi sei mesi. L’occupazione dovrebbe essere in crescita diffusa a tutti i settori, con aumenti sempre solidi nel manifatturiero. Ad aprile ci dovrebbe essere una stabilizzazione del tasso di partecipazione, ma il tasso di disoccupazione dovrebbe calare a 4% da 4,1% di marzo. I salari orari sono previsti in rialzo di 0,3% m/m e 2,7% a/a. Il quadro dovrebbe restare in linea con lo scenario previsto dal FOMC, lasciando per ora invariata l’aspettativa di almeno altri due rialzi nel 2018, uno a giugno e uno a settembre.

Ieri sui mercati

L’inflazione core frena bruscamente, ma aprile dovrebbe essere il minimo La stima flash mostra un calo dell’inflazione euro zona all’1,2% ad aprile da un precedente 1,3%, più debole delle stime di consenso. I dati da Germania e Italia, pubblicati a inizio settimana, avevano suggerito rischi verso il basso. L’inflazione core, sulla misura preferita dalla BCE, è scivolata a 1,1% da 1,3%. Sulla misura al netto di energia alimentari e tabacchi, l’inflazione core crolla a 0,7% da un precedente 1,0%, un minimo da marzo 2017.I dati non sono certamente rassicuranti per la BCE in questo frangente. Tuttavia, riteniamo che il calo dell’inflazione core dovrebbe rivelarsi temporaneo e dovrebbe essere in gran parte dovuto al calo dei prezzi dei servizi ricreativi che ha lasciato l’inflazione servizi all’1,0% ad aprile dall’1,5%, probabilmente dovuta alla cadenza anticipata della Pasqua. L’inizio delle vacanze a fine marzo aveva spinto i prezzi dei servizi ricreativi e questo mese si è vista una correzione. L’inflazione per i beni industriali non energetici è salita allo 0,3% dallo 0,2%, ma rimane al di sotto dei livelli osservati a fine del 2017 (0,6%). In prospettiva, prevediamo che l’inflazione euro zona schizzi all’1,6 / 1,7% a maggio e che si mantenga intorno a tale livello fino alla fine dell’anno.

BCE Praet ha sottolineato che si sono fatti ampi progressi nel sentiero di ritorno dell’inflazione al target, ma ha anche ribadito che un ampio grado di stimolo monetario resta necessario per accompagnare l’inflazione al target.

Euro zona Le previsioni economiche di Primavera della Commissione UE hanno confermato la crescita dell’area euro del 2,3% nel 2018 e del 2,0% nel 2019, come nell’aggiornamento di gennaio scorso. Le stime sono di un decimo superiori rispetto alle nostre stime ultime previsioni.  La Commissione ritiene che il rallentamento segnalato dai dati ad inizio 2018 sia legato a fattori temporanei. Tuttavia, riconosce che il bilancio dei rischi si è spostato significativamente verso il basso a causa degli sviluppi internazionali e delle potenziali ripercussioni sulle condizioni finanziarie e politiche commerciali. La fase di crescita solida contribuirà al miglioramento dei saldi nominali di finanza pubblica di due decimi quest’anno a -0,7% e a -0,6% il prossimo. Il deficit per la media euro zona e per la maggior parte dei paesi membri è previsto ben al di sotto del livello atteso negli Stati Uniti (-5,2% nel 2019 e -5,8% nel 2019).  La politica fiscale è attesa dare un contributo circa neutrale alla crescita nel 2018.

Italia. Le Previsioni Economiche di Primavera della Commissione UE vedono per l’Italia una crescita dell’1,5% quest’anno e dell’1,2% nel 2019. La stima 2019 è più cauta di quella del governo (il DEF ipotizza un 1,4% ma nello scenario di aumento IVA, che non è invece incorporato dalle proiezioni della commissione Ue). Proprio le ipotesi in merito alla disattivazione delle clausole spiegano in buona parte le divergenze tra le stime del governo e quelle della Commissione UE su disavanzo nominale e strutturale. Le stime della Commissione appena diffuse nelle “Previsioni Economiche di Primavera” vedono un deficit nominale a -1,7% nel 2019 (invariato rispetto al 2018), contro lo 0,8% previsto dal governo: la differenza sta proprio nel fatto che le proiezioni di Bruxelles non includono l’aumento dell’IVA. Inoltre, nelle stime della Commissione già l’anno in corso configura un mancato rispetto della regola sul saldo strutturale, che risulterebbe invariato nel 2018 rispetto all’anno scorso (a -1,7%), a fronte di un aggiustamento richiesto di 0,3%. Dunque è possibile che nelle Raccomandazioni Paese attese per il 23 maggio possa essere chiesta una correzione non di 0,2% come atteso alla vigilia ma di 0,3%.

Francia. Le Previsioni Economiche di Primavera pubblicate dalla CE indicano per la Francia una stima di crescita perfettamente allineata al consenso, al 2,0% quest’anno e all’1,8% il prossimo. Per il 2018 il deficit nominale è atteso calare al 2,3% per poi risalire nel 2019 al 2,8%. Non è prevista una correzione strutturale quest’anno, con il deficit strutturale previsto al 2,1% anche nel 2018, mentre nel 2019 il saldo è atteso peggiorare al 3,1% per effetto della misura sulla. Per ora, però, la Commissione dovrebbe ufficialmente chiudere il prossimo 23 maggio la procedura per deficit eccessivo aperta contro la Francia nel 2009 e riconsegnare alla Francia (e a Macron) il suo pieno peso politico.

Stati Uniti. I nuovi sussidi di disoccupazione nella settimana conclusa il 28 aprile sono poco variati a 211 mila, da 209 mila della settimana precedente, restando usi minimi da metà 1969, e confermando la crescente scarsità di risorse inutilizzate sul mercato del lavoro.

Stati Uniti. La crescita della produttività nel 1° trimestre accelera modestamente segnando una variazione di 0,7% t/t ann., dopo +0,3% t/t ann. del 4° trimestre 2017. Su base annua la produttività resta su un trend molto moderato, 1,3% a/a, in linea con la media del 2017. Il costo del lavoro per unità di prodotto accelera a 2,1% t/t ann. da 2,1% del 4° trimestre. Il costo del lavoro è in rialzo di 1,1% a/a, da 1,6% a/a di fine 2017. I dati confermano che la crescita della produttività rimane modesta e che il costo del lavoro è in rialzo contenuto.

Stati Uniti. Il deficit commerciale a marzo cala a -49 mld di dollari da -57,7 mld di febbraio, e tocca il minimo da ottobre 2017, sorprendendo verso il basso. La componente servizi ha contribuito alla chiusura del deficit, rafforzando le indicazioni relative al saldo dei beni. Le esportazioni totali aumentano del 2% m/m, mentre l’import cala di -1,8% m/m. In termini reali le nuove informazioni puntano a un ridimensionamento del contributo di +0,2 pp del canale estero alla crescita del PIL del 1° trimestre.

Stati Uniti. L’ISM non manifatturiero ad aprile corregge a 56,8, da 58,8 di marzo. Lo spaccato dell’indagine è misto: in flessione le componenti attività (a 59,1 da 60,6), occupazione (a 53,6 da 56,6), consegne (54,5 da 58,5), ordini inevasi (a 52 da 56,5); sono invece in rialzo i nuovi ordini (a 60 da 59,5), gli ordini all’export (a 61,5 da 58) e i prezzi pagati (a 61,8 da 61,5Secondo l’Institute of Supply Management, il livello dell’indice composito per il settore non manifatturiero è coerente con una crescita del PIL del 2,9% t/t ann.

Cina. L’indice PMI dei servizi redatto da Markit-Caixin, dopo essere calato di quasi due punti portandosi a 52,3 a marzo, è salito fino a 52,9 in aprile, grazie al parziale recupero delle componenti di produzione, occupazione e aspettative e all’aumento di quasi un punto della componente ordini, che si è portata a 53 dopo tre mesi di cali. L’aumento dell’indice redatto da Caixin, insieme a quello del NBS (53,8 in aprile), conferma che la dinamica del settore dei servizi rimane buona, anche se meno brillante dei primi due mesi dell’anno, e migliore di quella del settore manifatturiero. L’indice composito, dopo tre mesi di cali, è salito a 52,3, poco al di sopra di marzo, evidenziando una stabilizzazione della componente occupazione e minori pressioni sui prezzi.

Fonte: BONDWorld.it


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