Germania. Gli ordini all’industria sono visti in aumento a marzo di 0,6% m/m dopo il +0,3% m/m del mese precedente……
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Le indagini congiunturali hanno indicato un ulteriore rallentamento degli ordini ad aprile sia pure da livelli ancora elevati. Il rallentamento di ordini e produzione in Germania dovrebbe essere temporaneo ma in ogni caso la dinamica del 2° trimestre rimarrà più debole rispetto ai ritmi eccezionali di crescita dei mesi finali del 2017.
I market mover della settimana
Nell’area euro, il focus sarà sui dati di produzione industriale di marzo. Ci aspettiamo un recupero in Germania dell’1,2% mm, in Francia di 0,7% m/m e in Italia dello 0,8% m/m, dopo il calo del mese precedente. In Spagna, ci aspettiamo un aumento più contenuto 0,4% mm, dal momento che nel mese precedente la produzione era cresciuta a ritmi solidi. L’attenzione sarà anche sui dati di commercio estero tedeschi per verificare se la frenata dell’export di febbraio era temporanea o è proseguita anche a marzo.
I dati in uscita negli Stati Uniti questa settimana catalizzeranno il focus dei mercati sull’inflazione. Ad aprile, il CPI dovrebbe registrare aumenti moderati, sia per l’indice headline sia per quello core, segnalando che per ora il trend dell’inflazione rimane contenuto nonostante la riduzione di risorse inutilizzate. Il PPI dovrebbe essere in aumento di 0,3% m/m e i prezzi all’import sono previsti in rialzo di 0,2% m/m. La fiducia dei consumatori di inizio maggio dovrebbe stabilizzarsi sui livelli elevati di fine aprile, ma riportare ancora preoccupazioni per gli effetti dei dazi.
Venerdì sui mercati
Stati Uniti. L’employment report di aprile è ancora una volta positivo: occupati in rialzo forte, ma senza eccessi, disoccupazione in calo, salari sempre moderati. Gli occupati non agricoli aumentano di 164 mila, dopo 135 mila, rivisto da 103 mila. I dati dei due mesi precedenti complessivamente sono rivisti di +30 mila e la variazione media su tre mesi è di 208 mila, un po’ al di sopra della media 2017 (182 mila). La crescita occupazionale è diffusa a tutti i settori. Gli occupati rilevati con l’indagine presso le famiglie, sempre molto volatili, aumentano di 3 mila, ma mantengono la variazione media a tre mesi elevata a 250 mila. La dinamica della forza lavoro rallenta (-236 mila, media a tre mesi +137 mila), dopo molti mesi forti, e il tasso di partecipazione cala di 1 decimo a 62,8%. Il tasso di disoccupazione cala a 3,9%, dopo sei mesi di stabilità a 4,1%, toccando il minimo da dicembre 2000 e portando a 6 decimi il differenziale con il NAIRU stimato dalla Fed (4,5%). Il tasso di disoccupazione allargato a individui scoraggiati, marginalmente attaccati alla forza lavoro e part-time involontari cala a 7,8% da 8% di marzo, sui minimi da luglio 2001, e conferma che le risorse inutilizzate continuano a ridursi. Le ore lavorate sono invariate. I salari orari sono in rialzo di solo 0,1% m/m (2,6% a/a), dopo +0,2% m/m (2,6% a/a) di marzo (rivisto da 0,3% m/m); la media delle variazioni mensili da inizio anno è a 0,2% m/m e indica che, nonostante la situazione di più che pieno impiego, non si vedono significative pressioni salariali verso l’alto. I dati non mettono pressione per un’accelerazione del ritmo dei rialzi dei tassi, almeno per ora. L’atteggiamento attendista del FOMC è rafforzato da questo employment report che, nel breve termine, non richiede modifiche al sentiero di “ulteriori graduali rialzi” dei tassi e alla previsione di un nuovo rialzo a giugno.
Stati Uniti. Secondo indicazioni di stampa (WSJ) nell’ambito dei negoziati USA-Cina riguardo alle condizioni del commercio bilaterale, gli Stati Uniti hanno presentato una lista di richieste alla Cina che dovrebbero portare a ridurre il deficit commerciale di 200 mld di dollari entro il 2020 (da 375 mld del 2017), interrompere i sussidi governativi al settore tecnologico, diminuire i dazi sui prodotti americani ai livelli degli USA, non applicare ritorsioni (in particolare sui prodotti agricoli) ai dazi annunciati dagli USA e permettere investimenti esteri in tutti i settori a parte alcuni casi specifici (per esempio, difesa). Alla chiusura di due giorni di discussioni a cui hanno partecipato il ministro del Tesoro Mnuchin e il rappresentante del commercio Lighthizer, esponenti cinesi hanno affermato che si sono trovati punti di accordo in alcune aree, senza però fare riferimento alla lista di richieste presentate dagli Stati Uniti, mentre restano “divergenze significative su alcuni temi”. Gli Stati Uniti richiedono incontri trimestrali per valutare i progressi verso gli obiettivi e, in caso di mancata attuazione, imporranno nuovi dazi o restrizioni sulle importazioni cinesi. In questa fase negoziale è probabile che l’amministrazione americana mantenga un atteggiamento relativamente aggressivo.
Stati Uniti. E’ iniziato il flusso di discorsi post-riunione del FOMC. George (Kansas City Fed) ha detto se lo scenario economico darà segnali di surriscaldamento, sarà opportuno rivalutare il sentiero dei tassi previsto, che potrebbe “dover essere più ripido”. Kaplan (Dallas Fed) ha sottolineato che pur in presenza di ampio stimolo fiscale, il potere di alzare i prezzi delle imprese rimane molto limitato; inoltre, il livello molto basso del tasso neutrale implica che il sentiero dei tassi resta ben al di sotto dei precedenti storici. Kaplan ha rilevato che l’inclinazione della curva dei rendimenti segnala aspettative di rallentamento economico e ha ribadito che sarebbe contrario a fissare tassi che determinino un’effettiva inversione della curva. Quarles (Board Fed) ha detto che la Fed sta ancora valutando il livello ottimale del bilancio della Fed e ha indicato che tale livello dipenderà dalla domanda di riserve da parte delle banche. Williams (San Francisco Fed) ha detto che il tasso di interesse neutrale resterà su livelli bassi “per il resto della nostra vita”; a suo avviso il tasso neutrale resterà fra zero e 1 molto a lungo. Sia Williams sia Dudley non sono preoccupati di un po’ di overshooting dell’inflazione. Dudley ha detto che avere l’inflazione “un po’ sopra il 2% dopo essere stata sotto il 2% per molti, molti anni non è un problema”. Williams ha affermato che è perfettamente a suo agio con “il fatto che l’inflazione superi il 2% per un certo tempo”. Per ora i commenti dalla Fed sono in linea con il mantenimento della comunicazione di marzo, in attesa di maggiori informazioni sul ciclo e sull’inflazione.
Fonte: BONDWorld.it
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