Spagna. La seconda stima dovrebbe confermare l’inflazione in calo ad aprile all’1,1% da un precedente 1,3%, sulla misura armonizzata…….
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Sul mese i prezzi al consumo dovrebbero essere cresciuti di 0,9% m/m spinti da una stagionalità favorevole per i prezzi interni e dal rialzo dell’energia. Da maggio, l’inflazione spagnola dovrebbe risalire all’1,6% su spinta dell’energia per poi aggirarsi intorno all’1,4% fino a fine anno.
Stati Uniti. I prezzi all’import ad aprile dovrebbero essere in rialzo di 0,4%m/m, dopo una variazione nulla a marzo.
Stati Uniti. La fiducia dei consumatori rilevata dall’Univ. of Michigan a maggio (prel.) dovrebbe stabilizzarsi a 99, poco variata rispetto alla lettura finale di aprile. Gli effetti della riforma tributaria si stanno diluendo, mentre è probabile che rimanga la diffusa preoccupazione per gli effetti dei dazi annunciati nei mesi scorsi. Complessivamente il livello di fiducia rimane comunque solido e coerente con una continua espansione dei consumi, grazie all’andamento positivo del mercato del lavoro.
Ieri sui mercati
Regno Unito. BoE lascia i tassi fermi, indicazioni sul sentiero dei tassi molto caute. Il Monetary Policy Committee ha lasciato il Bank Rate invariato a 0,5%, con due dissenzienti. L’atteggiamento della banca centrale diventa di attesa, per valutare gli sviluppi dell’economia, anche se il rallentamento del T1 è attribuito a “condizioni meteorologiche avverse”. L’inflazione è prevista scendere verso il 2%, anche se le pressioni dal lato dei costi stanno aumentando. Se l’economia si muovesse come previsto nell’Inflation Report, la BoE commenta che saranno necessari incrementi del Bank Rate “a ritmo graduale e di portata limitata”. Ciò potrebbe essere compatibile con appena un rialzo dei tassi ufficiali all’anno.
BCE Lane ha assicurato che i tassi di policy non saliranno in modo drammatico nei prossimi anni, confermando che il ciclo di riali nella zona euro sarà moderato e che le mosse della banca centrale graduali.
Italia. La produzione industriale è tornata a crescere a marzo dopo due mesi di calo (+1,2% m/m, più forte sia delle attese di consenso che della nostra più ottimistica previsione). La tendenza annua è riaccelerata a +3,6%, e si mantiene in territorio espansivo da ormai 20 mesi (non accadeva da oltre 10 anni). Il miglioramento appare diffuso tra settori. Il dato conferma la nostra idea che il calo dei primi due mesi dell’anno fosse dovuto a fattori transitori (effetti di calendario e climatici). L’industria ha visto una stagnazione nel 1° trimestre dell’anno, ma tornerà a contribuire al PIL nel trimestre corrente (favorendo una possibile accelerazione a 0,4% t/t). In prospettiva, le indagini di fiducia delle imprese manifatturiere hanno sì mostrato un rallentamento negli ultimi mesi, ma restano coerenti con un proseguimento della fase espansiva nei prossimi mesi. Peraltro, la recente frenata delle indagini è in linea con quanto visto negli altri Paesi dell’eurozona e non appare dovuta all’incertezza politica. L’evoluzione dello scenario politico avrà a nostro avviso un impatto trascurabile sulla crescita 2018, ma sarà cruciale in merito alle prospettive del ciclo nel 2019, soprattutto con riferimento alle scelte di politica fiscale che farà il prossimo esecutivo.
Stati Uniti. Il CPI ad aprile aumenta di 0,2% m/m (consenso: 0,3% m/m), dopo -0,1% m/m di marzo. Su base annua, l’inflazione sale a 2,5% a/a, con un rialzo spinto da un effetto base sfavorevole. L’indice headline è spinto da una variazione solida dell’energia (+1,4% m/m) e da un rialzo moderato degli alimentari (+0,3% m/m). L’indice al netto di alimentari ed energia è in rialzo contenuto, 0,1% m/m (in realtà 0,098% m/m) al di sotto delle aspettative di consenso per +0,2% m/m; la variazione tendenziale è di 2,1% m/m, come a marzo. I beni core registrano un calo di -0,1% m/m, come a marzo, con debolezza diffusa a molte categorie. I servizi al netto dell’energia rallentano, con un aumento di 0,2% m/m, dopo +0,3% m/m di marzo e si mantengono vicini alla media recente di 0,25% m/m. I dati danno supporto a una valutazione di scarse pressioni inflazionistiche e di mantenimento di un sentiero di variazioni mensili in linea con il 2%, ma non in accelerazione. Lo sforamento della variazione tendenziale dell’indice core rispetto al 2% per ora è da attribuire all’effetto confronto con i dati della primavera 2017, frenati dal calo delle tariffe della telefonia mobile. Il rallentamento della dinamica dei prezzi della sanità avrà un effetto anche più ampio sul deflatore core per via del maggior peso rispetto a quello nel CPI core e segnala che la variazione mensile dell’indice di riferimento della Fed dovrebbe essere di 0,1% m/m, con un rallentamento dell’inflazione core annua a 1,8% m/m, da 1,9% a/a di marzo. Queste informazioni dovrebbero mantenere il FOMC in fase di attesa e non determinare alcuna variazione nella comunicazione riguardo al sentiero dei tassi per il 2018.
Stati Uniti. I nuovi sussidi di disoccupazione nella settimana conclusa il 5 maggio sono invariati a 211 mila rispetto alla settimana precedente, sui minimi da novembre 1969, e confermano che il mercato del lavoro è ormai più che al pieno impiego.
Stati Uniti. I nuovi cantieri residenziali aumentano a 1319 mila a marzo da 1295 mila di febbraio; i cantieri unifamiliari calano di 3,7% m/m rispetto a febbraio, mentre aumentano quelli nel comparto multifamiliare. Le nuove licenze aumentano a 1354 mila da 1321 mila di febbraio. Le costruzioni completate calano rispetto a febbraio di -5,4% m/m, segnalando una probabile revisione verso il basso degli investimenti residenziali nel 1° trimestre.
Stati Uniti. L’avanzo federale ad aprile ha segnato un massimo storico, a 214 mld di dollari, in miglioramento di 55 mld rispetto all’anno precedente. Il deficit cumulato per i primi sette mesi di questo anno fiscale è comunque aumentato del 12% rispetto allo stesso periodo del 2017 e ha raggiunto 385 mld di dollari. I pagamenti ad aprile includono un ampio rialzo degli acconti sulle imposte per il prossimo anno fiscale e indicano che i contribuenti si aspettano un aumento del reddito imponibile per l’anno in corso.
Stati Uniti. In un’azione congiunta con l’Arabia Saudita, il Tesoro USA ha imposto sanzioni su società, individui e autorità iraniane accusate di operazioni illegali in dollari, basate in Arabia Saudita, per finanziare un’unità militare (Quds Force), responsabile per le operazioni al di fuori del paese e dichiarata dagli Stati Uniti una forza di supporto al terrorismo. L’intervento del Tesoro riduce drasticamente la possibilità dell’Iran di ottenere dollari. Il Tesoro sottolinea che a partire da agosto l’utilizzo di banconote in dollari in Iran sarà proibito, e sarà vincolante per tutte le istituzioni finanziarie. Nei prossimi mesi verranno reintrodotte le sanzioni in vigore fino al 2015, che stringeranno ulteriormente i vincoli sull’economia iraniana, anche attraverso il blocco delle operazioni con la banca centrale iraniana. Il margine di manovra dei paesi dell’Unione europea per mantenere in vigore l’accordo con l’Iran e non incorrere in sanzioni dagli Stati Uniti saranno molto stretti.
Stati Uniti. I negoziati USA-Cina sul commercio internazionale stanno facendo qualche passo avanti. Secondo le parti, gli incontri in Cina con il segretario del Tesoro e il rappresentante del commercio estero hanno registrato qualche progresso e la prossima settimana il vice premier per l’economia Liu He sarà a Washington per proseguire le discussioni. Secondo notizie di stampa, la Cina potrebbe offrire di aumentare le proprie importazioni dagli USA per soddisfare almeno parzialmente la richiesta di Trump di ridurre il deficit fra i due paesi (pari a 375 mld di dollari nel 2017. Gli USA mirano a una riduzione di dazi su molti prodotti (per esempio, auto) e maggiore apertura nel settore dei servizi. Un allentamento delle tensioni fra i due paesi sarebbe necessario anche solo per ripristinare il normale flusso del commercio: Nell’ultimo mese, le procedure doganali in Cina stanno rallentando il movimento delle merci in entrata dagli Stati Uniti e nuovi dazi su alcuni prodotti stanno penalizzando il settore agricolo. Inoltre, in attesa dell’incontro fra Trump e il leader coreano Kim, gli Stati Uniti dovranno coordinarsi anche con la Cina.
Fonte: BONDWorld.it
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