Area euro. La seconda stima dovrebbe confermare il rallentamento della crescita Eurozona a 0,4% t/t da un precedente 0,7% t/t……..
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Dopo i dati tedeschi di questa mattina (v. sotto) c’è qualche rischio di variazione di 0,3% t/t, per via degli arrotondamenti. Sull’anno, il PIL è rallentato a 2,5% da un precedente 2,8%, si tratta di un tasso di crescita ancora ampiamente al di sopra del potenziale (1,5%). Il dettaglio sulle diverse componenti di domanda dovrebbe mostrare un andamento più debole di consumi e investimenti, in particolare da parte delle imprese, per effetto di una normalizzazione della spesa in beni immateriali dopo la forte crescita di fine 2017 (spiegata in larga misura dall’Irlanda). Di riflesso il contributo della domanda interna è atteso a 0,4% t/t da un precedente 0,6% t/t. Le esportazioni nette dovrebbero aver frenato la crescita trimestrale del PIL per circa 0,2% t/t dal momento che le importazioni dovrebbero essere rallentate meno (1,7% t/t da 2,7% t/t) delle esportazioni (1,0% t/t da 2,2% t/t). La frenata della crescita Eurozona dovrebbe essere un fenomeno temporaneo legato in parte a fattori climatici ed effetti di calendario inusuali nonché agli scioperi in Francia (dove la crescita del PIL è calata a 0,3% t/t da 0,6% t/t). Nei prossimi trimestri ci aspettiamo che la crescita del PIL si aggiri intorno a 0,45% t/t, un ritmo ancora coerente con una crescita su base annua vicina al 2,0% e quindi ampiamente al di sopra del potenziale. Tuttavia, il picco di questo ciclo è ormai alle spalle.
In Germania, nel primo trimestre il PIL è cresciuto di 0,3% t/t e 2,3% a/a. Contributi positivi alla crescita sono arrivati dalla domanda finale interna, e in particolare dagli investimenti fissi in costruzioni, macchinari e impianti. L’incremento dei consumi sarebbe modesto, mentre i consumi pubblici sono calati. Esportazioni e importazioni sono entrambe calate. I fondamentali per consumi e investimenti in Germania restano più che solidi data la dinamica del reddito disponibile e dei profitti. Il rallentamento della crescita dovrebbe essere un fenomeno temporaneo legato in parte a fattori climatici (forti nevicate a febbraio) e in parte a una normalizzazione della domanda dopo la forte crescita di fine 2017. Dal 2° trimestre ci aspettiamo una crescita tra 0,4% t/t e 0,5% t/t. La nostra previsione per il 2018 è di un tasso di crescita al netto degli effetti di calendario del 2,1%, poco variata dal 2,2% dello scorso anno.
Olanda. La crescita del PIL nel 1° trimestre dovrebbe essersi assestata a 0,5% t/t da un precedente 0,8% t/t. La crescita su base annua dovrebbe essere rallentata a 3,2%. Il rallentamento a inizio 2018 dovrebbe essere interamente dovuto a una crescita meno vivace dell’export. Anche per l’economia olandese il picco di questo ciclo dovrebbe essere alle spalle. In media 2018 ci aspettiamo una crescita media del 2,4% da un precedente 3,2%.
Francia. La stima definitiva dovrebbe confermare il rialzo di un decimo dell’inflazione ad aprile a 1,8% da un precedente 1,7% sulla misura armonizzata, ma stabile all’1,6% sull’indice nazionale. Nel mese di aprile in Francia ha pesato il rialzo del prezzo del greggio che si è trasmesso più rapidamente che negli altri paesi al prezzo dei prodotti energetici. Nei prossimi mesi, le pressioni dall’energia spingeranno l’inflazione francese verso il 2%. I rischi sono verso l’alto, gli scioperi nei trasporti potrebbero contribuire ad alimentare le pressioni.
Germania. L’indice ZEW sulle attese è visto recuperare a maggio a -6,0 da un precedente -8,2 dopo i continui cali dei mesi precedenti, in parte data la performance positiva dell’azionario tedesco nelle ultime settimane. L’indice sulla valutazione corrente è atteso stabile a 87,9.
Area euro. La produzione industriale dovrebbe aver recuperato a marzo dopo i cali del mese precedente. Ci aspettiamo una crescita di 0,8% m/m, in parte sostenuta dalla produzione di energia. La dinamica trimestrale è in ogni caso compromessa e rispetto a fine anno la produzione chiuderà a -0,5% t/t. Dopo tre trimestri consecutivi in forte crescita dovrebbe trattarsi di una pausa piuttosto che di un’inversione di tendenza. Le indagini di fiducia di maggio offriranno informazioni nuove sullo stato di salute del ciclo.
Stati Uniti. Le vendite al dettaglio di aprile sono previste in rialzo di 0,4% m/m, dopo +0,6% m/m di marzo. Ad aprile le vendite dovrebbero essere spinte dal prezzo della benzina, ma frenate dal calo nel comparto auto. Al netto delle auto, le vendite dovrebbero essere in rialzo di +0,6% m/m, dopo +0,2% m/m di marzo. In termini reali, le vendite dovrebbero essere in rialzo di 0,2% m/m, dando un segnale di conferma della riaccelerazione prevista per i consumi nel 2° trimestre.
Stati Uniti. L’indice Empire della NY Fed a maggio è atteso in modesto calo a 14,5, da 15,8 di aprile. A maggio si dovrebbe vedere una stabilizzazione degli indici sia correnti sia anticipatori vicini ai livelli di aprile, anche se la componente dei prezzi pagati potrebbe essere in aumento alla luce del rialzo del prezzo del petrolio.
Ieri sui mercati
BCE. secondo Praet, membro del comitato esecutivo, il rallentamento in atto del ciclo economico era in parte atteso, dopo i ritmi di espansione eccezionali di fine 2017, ma si è materializzato prima del previsto. Potrebbero aver pesato fattori temporanei (pesanti nevicate a febbraio, scioperi in Francia, cadenza anticipata della Pasqua). Nel complesso, Praet non si è espresso con toni preoccupati sul recente rallentamento del ciclo euro zona. Al momento non vi sono indicazioni di un rallentamento duraturo della domanda, nonostante i cali recenti i sottocomponenti delle indagini di fiducia relative agli ordini rimangono su livelli coerenti con una crescita ancora solida della domanda interna. Altresì sembrano emergere vincoli di capacità più stringenti nel comparto dei beni capitali dove i tempi di consegna e il livello di utilizzo della capacità produttiva sono sui massimi storici. Nel settore delle costruzioni il fattore lavoro comincia ad essere una risorsa scarsa in alcuni paesi. Inoltre, al momento, vi sono indicazioni limitate che l’apprezzamento dell’euro dell’ultimo anno stia avendo un effetto di freno sulla dinamica dell’export. Riguardo la dinamica dei prezzi, Praet ha ribadito che i segnali di rialzo più duraturo restano poco convincenti. Il capoeconomista BCE nota che permane un ampio grado di incertezza sul margine di risorse inutilizzate presente nell’economia e ha sottolineato che le stime del NAIRU sono state riviste più volte al ribasso. La politica monetaria evolverà in linea con le informazioni dai dati. Le prossime mosse di politica monetaria saranno dettate dall’evoluzione dei dati e quelli in pubblicazione nelle prossime settimane saranno di particolare rilievo. Una volta che si verificherà con ragionevole fiducia la convergenza dell’inflazione verso il target, la BCE porterà a spegnimento l’APP. A riguardo, Villeroy (Banca di Francia) ha dichiarato che il programma di acquisto titoli verrà portato a spegnimento entro l’anno, a settembre o a dicembre. Il timing non è una questione esistenziale per il Consiglio. Ma i passaggi più rilevanti dell’intervento di Villeroy riguardano la guidance sui tassi di interesse. La comunicazione verrà adattata dal momento che l’attuale formulazione è condizionata alla fine degli acquisti. È probabile che il Consiglio specificherà cosa intende “per ben oltre la fine degli acquisti”, secondo Villeroy “i tassi resteranno fermi per alcuni trimestri dopo la fine degli acquisti, ma non per anni”. Lautenschlaeger, generalmente falco, ha dichiarato che rimane fiduciosa su di un rialzo dell’inflazione sottostante e che fin ora le proiezioni di crescita BCE di marzo sembrano ancora realistiche.
Brexit. Il Primo Ministro norvegese Erna Solberg si è detta aperta ad accettare l’ingresso del Regno Unito allo Spazio Economico Europeo (SEE o EEA) e ha invitato Londra a valutare la cosiddetta “opzione norvegese”, che darebbe vantaggi a entrambe le parti, essendo il Regno Unito il primo partner commerciale di Oslo (vendite di gas). Attualmente lo SEE include, oltre alla Norvegia, solo Islanda e Liechtenstein. Il cosiddetto modello norvegese sta incanalando diverse attenzioni a Londra in quanto nel recente voto della settimana scorsa la Camera dei Lord ha votato un emendamento a favore dell’ingresso del paese nello SEE, in netta opposizione ai progetti del Governo May (che riunirà giovedì prossimo il prossimo Brexit War Cabinet). Accedere allo SEE significherebbe accedere al mercato unico europeo: quindi libertà di movimento di persone, capitali e servizi, partecipazione al budget europeo e condivisione della normativa EU, sulla quale i membri dello SEE avrebbero, in linea di principio, diritto di veto (mai usato da Oslo), ma stando fuori dall’unione doganale.
Stati Uniti. I negoziati fra USA e Cina sul commercio internazionale sembrano avere preso una direzione almeno parzialmente positiva, con la possibilità di un compromesso per modificare i dazi sulla società cinese ZTE in cambio di un’eliminazione dei dazi cinesi sui prodotti agricoli. L’apertura a favore di ZTE è un’altra iniziativa autonoma di Trump, al di fuori delle linee ufficiali, e il segretario del commercio Ross ha detto che si studieranno le alternative possibili in tempi rapidi. Fra il 15 e il 19 il vice primo ministro cineseLiu He sarà a Washington per proseguire i negoziati.
Stati Uniti. Bullard (St Louis Fed) ha detto che probabilmente l’appiattimento della curva dei rendimenti è il risultato delle politiche della Fed più che delle preoccupazioni degli investitori riguardo allo stato dell’economia globale. A suo avviso la Fed “non dovrebbe essere così aggressiva da fare invertire la curva”, dato che l’inflazione resta bassa e stabile. A suo avviso i tassi attuali sono “i tassi di policy giusti”. Qualche giorno fa Williams (San Francisco Fed) aveva detto che per il momento l’appiattimento della curva è parte del processo di normalizzazione dei tassi, ma un’inversione sarebbe un “potente segnale di recessione”, dando segnali preoccupanti. Mester (Cleveland Fed) ha detto che è appropriato proseguire sul sentiero di graduali rialzi dei tassi, con l’inflazione probabilmente intorno al 2% nel prossimo biennio. Mester ha sottolineato che nei prossimi mesi ci sarà un’accelerazione dell’inflazione dovuta a fattori transitori a cui la Fed non reagirà, perché è determinata da eventi passati. R. Clarida, che oggi terrà l’audizione in Senato per confermare la sua nomina a membro del Board della Fed, ha detto di essere favorevole a un approccio “bilanciato” delle politiche monetarie per il raggiungimento del mandato duale della banca centrale.
Cina. La produzione industriale è salita del 7 % a/a in aprile, in accelerazione rispetto al 6% in marzo, grazie al balzo della produzione delle imprese statali salita del 7,7% a/a da 5,7% in marzo (non è ancora disponibile il dato sulle imprese private). Parte del rimbalzo potrebbe essere una risposta a un marzo molto debole: l’aumento dello 0,61 % m/m ha infatti compensato quello molto fiacco di 0,35% a marzo, ancora fortemente influenzato dalla stagionalità. La media mobile a due mesi conferma solo un moderato rallentamento dell’attività rispetto ai mesi a cavallo d’anno.
Cina. Gli investimenti fissi sono saliti del 7% cumulato a/a in aprile, in rallentamento dal 7,5% cum. a/a del mese precedente, ma ancora sostenuti dalla crescita a due cifre degli investimenti del settore immobiliare (10,3% cum. a/a, solo in minimo rallentamento dal 10,4% di marzo) e in particolare di quelli in edilizia residenziale (14,2% cum. a/a). La superficie residenziale venduta resta in rallentamento e quella completata in calo. I prezzi degli immobili stanno lentamente rallentando a causa delle misure anti-speculative introdotte in molte città e di tassi sui mutui di ca. 100pb superiori rispetto all’anno scorso. Nonostante ciò la dinamica degli investimenti del settore immobiliare potrebbe rimanere ancora sostenuta perché le imprese immobiliari hanno acquistato molti terreni nel corso del 2017 (+15,85 a/a dopo il calo del 3,4% del 2016) e sarebbero obbligate per legge ad avviare i lavori entro uno/due anni dall’acquisto per evitare multe o espropri.
Cina. Le vendite al dettaglio sono salite del 9,4% a/a in aprile in termini nominali, in rallentamento dal 10,1% a/a di marzo. In termini reali le vendite sono rallentate a 7,9% a/a in aprile da 8,6% a/a in marzo. Anche le vendite online hanno registrato un moderato rallentamento pur continuando a crescere a ritmi molto elevati (31,2% a/a per le vendite di beni di consumo).
Cina. In linea con quanto annunciato lo scorso anno il provider MSCI ha annunciato ieri nella seconda revisione semi annuale dei propri indici azionari che, come primo passo verso l’inclusione parziale delle azioni della Cina di tipo A, 234 società quotate verranno aggiunte all’indici MSCI China Index come anche negli altri indici globali e regionali il 31 maggio 2018. Una seconda fase di aggiunta è prevista per agosto in occasione della revisione trimestrale.
Fonte: BONDWorld.it
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