– Decennale USA sopra il 3%, petrolio sopra gli 80 $/brl, ma nonostante questo azionario laterale e debolezza concentrata su Italia e emergenti…
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Monte dei Paschi di Siena
– In settimana attenzione su varo nuovo governo in Italia e possibile quarto calo consecutivo degli indici PMI nell’area euro
Il Treasury decennale è salito di 16 punti base nel corso della settimana, per poi calare di 6 p.b. nella seduta di venerdì, stabilizzandosi sopra il 3% (3,06%, il massimo degli ultimi sette anni). I movimenti sono avvenuti senza un apparente newsflow a supporto, se non la salita del prezzo del petrolio sopra gli 80 $ al barile (prima volta dal dicembre 2014). Nonostante questo i mercati azionari hanno reagito con compostezza registrando variazioni settimanali poco significative. Il ventre molle dei mercati al momento continua a essere il complesso degli emergenti (in settimana MSCI emergenti -2,3% e valute EM -2%) e gli assets italiani. Il FTSEMIB ha ceduto il 2,9% e il rendimento del Btp 10a è salito di 36 punti base, la variazione settimanale più consistente dall’estate del 2015, quando l’Europa era alle prese con un episodio della crisi greca.
LA SOTTOPERFORMANCE DEGLI ASSETS ITALIANI SI ESTENDE
Per la seconda settimana consecutiva gli assets italiani hanno sottoperformato pesantemente il mercato:
– Il rendimento del BTP decennale è salito dal 7 maggio di circa mezzo punto percentuale, determinando un equivalente allargamento dello spread verso bund.
– Il rendimento del Btp a 2 anni è ritornato sopra lo zero, dopo essere sceso in territorio negativo nel luglio dello scorso anno, con un minimo del -0,36% toccato all’inizio dello scorso dicembre.
– Il FTSEMIB ha ceduto il 4,5% a fronte di uno Euro stoxx virtualmente invariato
Grazie alla sovraperformance inaspettata e controintuitiva registrata nei due mesi seguenti il voto del 4 marzo, questi movimenti non fanno altro che portare lo spread poco sopra i livelli di inizio anno e non inficiare la migliore performance da inizio anno del mercato azionario italiano rispetto a quello dell’area euro (7,3% vs 2,6%).
INDICI PMI E MERCATI AZIONARI
In settimana verranno rilasciati i numeri preliminari degli indici PMI di maggio. Il consensus si attende un calo marginale dell’indice composito (manifattura+servizi) a 54,9 dal 55,1 di aprile. L’indice ha toccato il suo massimo storico a gennaio (58,8) e se le previsioni saranno rispettate segnerà a maggio il quarto calo consecutivo. Questa sequenza di cali autorizza a sospettare (i tema è investigato anche in una analisi della ECB), che potremmo essere nel mezzo di un punto di svolta ciclico, dove la fase di espansione lascia il passo a una fase di rallentamento, già visibile nei numeri del Pil del primo trimestre.
In aggiunta alle inferenze sul ciclo economico, un ennesimo calo dell’indice PMI allargherebbe il gap tra l’indice Euro stoxx e il valore “equo” dello stesso indice stimato in base all’andamento dell’indice PMI. Questo gap era di circa il 10% ad aprile (cioè il valore effettivo era di circa il 10% superiore a quello stimato come “equo”) e si allargherebbe a circa il 12% (come risultato di un PMI più basso e di un Euro stoxx attualmente nei dintorni della chiusura di aprile).
Premettendo che sarebbe estremamente scorretto trarre inferenze da un singolo episodio e sulla base di un modello così semplice, l’ultima volta in cui si è osservato un livello simile di sopravalutazione (circa il 10%, equivalente a 2 deviazioni standard) fu nella primavera del 2015, quando un altro paese dell’area euro (la Grecia) stava attraversando un difficile momento di transizione politico. Allora, il gap valutativo fu risolto attraverso un aggiustamento dello Euro stoxx, che segnò un declino del 14% nei sei mesi seguenti, con un indice PMI che ha avuto un andamento laterale.
Fonte: BONDWorld.it
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