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Il Punto: Brexit: il Governo inglese è in difficoltà

Brexit. La BCE sembra orientata ad annunciare molto presto che l’APP, il suo programma di acquisto di titoli, sarà concluso a fine anno. Una parte del mercato probabilmente si aspettava un’estensione per le recenti tensioni sul debito italiano,…….

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ma forse queste hanno invece creato pressioni di segno del tutto opposto. 

Il vertice del G7 vedrà gli Stati Uniti isolati contro il resto del gruppo sulle politiche commerciali. Ma non c’è alcun motivo per pensare che ciò cambierà la strategia americana.

Brexit: il Governo inglese continua a essere in difficoltà sulla gestione del confine interno irlandese. La proposta di accettare la soluzione di backstop soltanto per qualche tempo sarà difficilmente accettata senza un accordo preventivo su che cosa seguirà. Perciò il negoziato resta in alto mare.

– Il netto rimbalzo dei rendimenti sulla curva BTP che si è osservato questa settimana è imputabile soltanto in parte alle vicende locali. Certamente, il discorso programmatico del Primo Ministro italiano a Camera e Senato non ha offerto grandi rassicurazioni sul mantenimento del vincolo di riduzione del debito, dato che quest’ultima è affidata soltanto alla crescita, senza che alcun cenno sia stato fatto al mantenimento di disciplina sui conti. Né è molto fortunata l’affermazione, ascoltata alla Camera, che l’Italia “rinegozierà il debito con fermezza e risolutezza”, espressione che certamente si riferiva agli obiettivi di riduzione, piuttosto che al debito stesso, ma che poteva essere mal interpretata. Anche l’impegno a restare nell’Unione Monetaria è stato affidato soltanto alle repliche, e non ha trovato spazio nel discorso preparato.

Tuttavia, un elemento nuovo e forse più rilevante è arrivato dal fronte della politica monetaria. Un membro influente e moderato del Comitato Esecutivo, Peter Praet, ha suggerito che potrebbero essere maturate le condizioni perché il Consiglio Direttivo discuta già alla riunione del 13 giugno se chiudere entro quest’anno l’APP, notando che anche i mercati sembrano già scontare tale scenario. Un ampio commento sulle prospettive della politica monetaria europea sarà pubblicato nelle prossime ore nella nostra collana Focus . Per ora, basti considerare che lo scenario di chiusura dell’APP entro fine anno deve aver colto qualcuno un po’ di sorpresa, a giudicare dalle reazioni sui mercati valutari e sulle curve dei tassi. La curva tedesca è tornata verso i livelli di un mese fa, prima dell’esplodere dei timori sull’Italia. Ciò suggerisce che una parte del mercato potrebbe aver scommesso su un’estensione dell’APP come misura di contenimento del contagio da rischio Italia, mentre la BCE forse teme di più il rischio di assecondare politiche lassiste di bilancio. 

Proprio la curva italiana è stata la più penalizzata dalla conferma del piano di chiusura dell’APP entro l’anno. Inoltre, mentre la curva tedesca si è complessivamente irripidita, quella italiana è tornata ad appiattirsi sul tratto 5-10 anni. A parte il danno che ciò causa in termini di maggiore spesa per interessi (soltanto sul rifinanziamento di quest’anno e sul bilancio 2018, si aggira già sui 900 milioni di euro), la maggiore sensibilità della curva italiana sulle scadenze brevi è molto significativa, perché segnala che una parte degli investitori ha iniziato a nutrire dubbi sulla sostenibilità di breve/medio termine del debito, dubbi che il nuovo Governo farebbe bene a smentire con i fatti al più presto.

Anche i tassi impliciti nei futures Euribor sono rimbalzati di alcuni punti base sulle scadenze da fine 2018 in avanti. Quello che è avvenuto, però, è soltanto un rientro sui livelli precedenti la ‘presa di coscienza’ del rischio Italia, livelli che sono decisamente più bassi rispetto a inizio anno (si veda Fig. 1), quando il mercato scontava tassi positivi entro fine 2019. Lo stesso dicasi per il cambio EUR/USD, che ha recuperato l’1,4% nell’ultima settimana ed è tornato nell’intervallo di oscillazione che aveva caratterizzato il periodo da metà marzo a metà maggio. D’altronde, il flusso di dati è rimasto nel complesso piuttosto deludente, e del tutto coerente con un rallentamento della crescita tendenziale dell’economia europea. Inoltre, lo scenario italiano resta molto incerto, si sta sviluppando una guerra commerciale fra gli Stati Uniti e il resto del mondo e i negoziati su Brexit faticano a trovare una quadratura.

– Il summit del G7 in Canada dovrà probabilmente occuparsi anche di commercio internazionale, oltre che di sviluppo socialmente sostenibile e di cambiamenti climatici. Il vertice si svolge in un clima guastato dalle misure unilaterali americane, che potrebbero indurre gli altri paesi (tutti alleati nello scacchiere internazionale) a fare fronte comune contro gli Stati Uniti e che mettono a repentaglio decenni di gestione delle controversie nell’ambito del quadro di regole fissato da accordi multilaterali. Tuttavia, non c’è alcun motivo per pensare che le proteste, per quanto coordinate e generalizzate, portino a un cambiamento di strategia da parte dell’Amministrazione Trump. Questo vertice G7 potrebbe finire col sancire la crisi dell’istituzione e ufficializzare la frattura che si sta aprendo fra gli Stati Uniti e i suoi alleati tradizionali. Perciò, bisogna attendersi nei prossimi mesi una possibile escalation delle misure protezionistiche. L’estensione alle auto rappresenterebbe un passo pericoloso per la congiuntura internazionale. Il bacino potenziale sono 200 miliardi di importazioni americane. Il PIIE ( Peterson Institute for International Economics ) ha recentemente stimato che se gli Stati Uniti imponessero dazi punitivi del 25% sulle importazioni di auto, e se i paesi interessati applicassero misure di rappresaglia proporzionate agli stessi beni, la produzione americana potrebbe calare del 4% e andrebbero persi 624 mila posti di lavoro negli soli Stati Uniti.

– Riguardo ai negoziati per l’uscita del Regno Unito dall’UE, il governo inglese non ha ancora trovato una soluzione al problema del confine terrestre irlandese, salvo accettare la soluzione di salvaguardia prevista dalla bozza di trattato proposta dall’UE, ma soltanto fino alla fine del periodo transitorio. Ricordiamo che la soluzione di salvaguardia manterrebbe l’Irlanda del Nord entro l’Unione doganale UE; se protratta oltre la fine del periodo transitorio, potrebbe implicare l’istituzione di un confine doganale con la Gran Bretagna e una deriva normativa rispetto al resto del Regno Unito. Tuttavia, la precisazione di un limite temporale, imposta dagli oltranzisti pro-Brexit, difficilmente sarà accettabile per l’UE. Perciò, a poche settimane dal Consiglio Europeo di giugno, la situazione si può ritenere ancora del tutto irrisolta. 


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