Flash: La riunione del Consiglio BCE di Riga potrebbe rivelarsi epocale.

Nell’ultima settimana, le dichiarazioni dei membri BCE a favore di una chiusura dell’APP entro l’anno si sono intensificate. Il suggello è arrivato con il discorso di Praet del 6 giugno.…..

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La più colomba dei membri del comitato esecutivo ha dichiarato che i tempi sono ormai maturi per discutere il futuro degli acquisti dopo settembre. Il vero nodo è se la BCE vorrà comunicare un’estensione del programma almeno fino a dicembre 2018 o la chiusura dell’APP. Le nuove stime dello staff dovrebbero confermare il quadro di crescita solida e un ritorno anche più rapido dell’inflazione al target e dunque lo spegnimento degli acquisti entro dicembre. Tuttavia, la BCE potrebbe propendere per un atteggiamento più cauto e mantenere in essere il programma sia pure a scartamento ridotto. Le incertezze dal quadro internazionale non mancano, inoltre alleggia il rischio di un ulteriore restringimento delle condizioni finanziarie nell’area euro. Sarà una scelta non facile. Al margine siamo più inclini a ritenere che il Consiglio vorrà chiudere il programma e cercare di muovere un altro passo sul sentiero di normalizzazione della politica monetaria.

Stati Uniti. Le vendite al dettaglio sono previste in aumento di 0,4% m/m a maggio, dopo 0,2% m/m di aprile. Le auto hanno registrato una marginale flessione. Al netto delle auto, le vendite dovrebbero essere in rialzo di 0,4% m/m, dopo la variazione di 0,3% m/m vista ad aprile. La benzina dovrebbe fornire un modesto contributo positivo, contenuto dalla correzione stagionale. Le vendite di beni discrezionali dovrebbero registrare un incremento moderato, alla luce dei buoni risultati degli indici di vendite settimanali. La variazione dei consumi nel 2° trimestre dovrebbe essere decisamente solida e vicina al 3% t/t ann.

Stati Uniti. I prezzi all’import a maggio sono previsti in aumento di 0,6% m/m, sulla scia del rialzo dei prezzi del petrolio, ma anche di altre materie prime. Il rafforzamento del dollaro visto da metà aprile dovrebbe contenere la dinamica dei prezzi nei prossimi mesi.

Ieri sui mercati


Area euro. La produzione industriale è calata più delle attese ad aprile (-0,9%mm) dopo l’aumento di 0,6% mm a marzo. Sulla dinamica mensile ha pesato una pesante contrazione del comparto energetico (-5,0%mm). La produzione di beni capitali è tornata ad aumentare nel mese, avanzando di 1,9% mm, altresì è tornata a contrarsi la produzione di beni intermedi e beni di consumo. Il dato di aprile lasica la produzione in rotta per una contrazione di 0,8% tt a giugno dopo il -0,6% tt di marzo. Il dato di aprile potrebbe essere ancora penalizzato da effetti di calendario: tre giorni lavorativi in meno rispetto allo scorso anno. Tuttavia, cominciamo a ritenere che il rallentamento in atto non sia dovuto solo a fattori temporanei ma che rifletta una tendenza più radicata, le indagini di fiducia hanno segnalato una crescita più lenta dell’attività anche a maggio. Maggiori informazioni si avranno con la pubblicazione della tornata di indagini di fiducia di giugno la prossima settimana.

Stati Uniti. Il PPI a maggio aumenta più delle attese, con una variazione di 0,5% m/m. Fra i principali contributori della variazione a maggio ci sono l’energia (+4,6% m/m). con la benzina in aumento di 9,8% m/m, e il commercio (+0,9% m/m), tipicamente molto volatile. Queste due voci dovrebbero essere molto più moderate a giugno. L’indice al netto di alimentari ed energia è in rialzo di 0,3% m/m, come nei due mesi precedenti, mentre il PPI al netto di alimentari, energia e commercio aumenta di 0,1% m/m per il secondo mese consecutivo. I prezzi dei beni crescono di 1% m/m, quelli dei servizi di 0,3% m/m. Il PPI è spinto anche dagli effetti dei nuovi dazi su acciaio e alluminio: i prodotti delle acciaierie segnano rincari di 4,3% m/m: Per quanto riguarda i prezzi relativi ai consumi, la variazione è di 0,2% m/m sia per i beni al netto dell’energia sia per i servizi al netto di alimentari, energia e commercio. Il quadro dell’inflazione rimane di rialzo moderato.

Stati Uniti. La riunione del FOMC si è conclusa, come atteso con un rialzo di 25 pb del tasso sui fed funds votato all’unanimità. La forward guidance è eliminata completamente. Il comunicato non include più l’indicazione di attento monitoraggio dell’inflazione effettiva. Inoltre, e più rilevante, viene cancellata la frase in cui si segnalava l’aspettativa di ulteriori, graduali rialzi dei tassi e il probabile mantenimento di un livello dei fed funds “per un certo tempo” al di sotto di quello di più lungo termine. Il testo del comunicato mantiene solo la valutazione di politica monetaria che “rimane accomodante”. Il FOMC vuole avere le mani libere e ridurre la dipendenza da segnali espliciti che vincolino il sentiero dei tassi: d’ora in poi, navigazione a vista, in un contesto positivo, ma anche incerto. Il messaggio della riunione è modestamente hawkish, con lo spostamento dei rialzi attesi nel 2018 da 3 a 4 (v. sotto), anche se il punto di arrivo dei tassi rimane invariato. La modifica della mediana per il 2018 rappresenta un attestato di fiducia nella solidità della ripresa e di volontà di evitare rischi di surriscaldamento. Tuttavia, non si modifica l’approccio di cautela e gradualità nella determinazione della politica monetaria.

Stati Uniti. L’amministrazione Trump annuncerà domani la lista dei beni importati dalla Cina (per un totale di 50 mld di dollari) che saranno soggetti ai nuovi dazi, alzando la pressione sul fronte del commercio internazionale. 

Cina. I dati di attività reale per il mese di maggio pubblicati nella notte (produzione industriale, investimenti fissi, vendite al dettaglio, disoccupazione) sono stati per lo più inferiori alle attese.

Fonte: BONDWorld.it


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