Flash: L’indice INSEE è atteso in ripresa a giugno a 110

Nella zona euro, il focus sarà sulle indagini di fiducia presso le imprese: INSEE, PMI e della Banca del Belgio. ….

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L’indice INSEE è atteso in ripresa a giugno a 110 grazie ad un recupero del libro ordini nel mese precedente, ci aspettiamo altresì un calo ulteriore del PMI composito, per effetto di un ulteriore cedimento dell’indice per il manifatturiero. In Belgio, dovrebbe vedersi un rimbalzo dell’indice per il manifatturiero. Nel complesso, le indagini dovrebbero confermare che l’economia Eurozona cresce (0,4% t/t) a ritmi più blandi rispetto alle attese di pochi mesi fa. Ulteriori allentamenti della fiducia dai livelli recenti indicherebbero il rischio che la crescita sta tornando più velocemente del previsto verso il potenziale.

La settimana ha pochi dati di rilievo in uscita negli Stati Uniti. I nuovi cantieri residenziali e le vendite di case esistenti a maggio dovrebbero essere in moderato rialzo. L’indice della Philadelphia Fed di giugno dovrebbe correggere dopo il forte rialzo di aprile, restando su livelli elevati. Dalla Fed, sono già in programma molti discorsi, fra cui un intervento di Powell, che dovrebbero rafforzare il messaggio della riunione del FOMC.

Venerdì sui mercati

Stati Uniti. L’indice Empire della NY Fed a giugno aumenta a 25 da 20.1 di maggio. Lo spaccato dell’indagine è positivo e gli indici a 6 mesi risalgono, dopo il forte calo di aprile, ma si mantengono al di sotto dei livelli visti fra fine 2017 e inizio 2018. L’Empire è in linea con le altre indagini di settore, che puntano a espansione solida nel resto del 2018.

Stati Uniti. La produzione industriale a maggio cala di -0,1% m/m, dopo +0,9% m/mdi aprile (rivisto da 0,7% m/m). L’output nel manifatturiero corregge di -0,7% m/m, dopo +0,6% m/m, sulla scia di un crollo nel segmento. La variazione complessiva della produzione è sostenuta dalle utility (+1,1% m/m) e dall’estrattivo (+1,8% m/m). Per ora non ci sono indicazioni di svolta nel manifatturiero, come evidente anche dai dati dell’Empire (v. sopra). 

Stati Uniti. La fiducia dei consumatori rilevata dall’Univ. of Michigan a giugno (prel.) sale a 99,3 da 98 di maggio, con un incremento delle condizioni correnti (a 117,9 da 111,8) e di una correzione delle aspettative (a 87,4 da 89,1). Le aspettative di inflazione salgono di 1 decimo a 2,9% per l’orizzonte a 12 mesi e a 2,6% per quello a 5-10 anni. Il direttore dell’indagine sottolinea che i consumatori risentono positivamente della riduzione delle imposte e del rialzo del reddito disponibile, ma sono preoccupati per gli effetti futuri dei dazi. Le previsioni di crescita del reddito annuo sono in rialzo (a 2,5% da 1,8% di maggio) e concentrate nei due terzi inferiori della distribuzione del reddito, con indicazioni di espansione solida dei consumi nel 2018.  

Stati Uniti. L’amministrazione Trump ha annunciato, come atteso, che imporrà dazi del 25% su 1102 prodotti importati dalla Cina per circa 50 mld di dollari (poco più dell’1% delle importazioni totali). Secondo la Casa Bianca, i beni colpiti dai dazi “contengono tecnologie significative dal punto di vista industriale” (macchinari industriali, robotica, comunicazioni, industria aerospaziale e auto) e sono rilevanti per il piano “Made in China 2025”, ma escludono beni acquistati dai consumatori come telefoni cellulari o televisioni. Immediatamente dopo l’annuncio americano, la Cina ha a sua volta comunicato che introdurrà dazi “di uguale dimensione e forza” su importazioni dagli USA, aggiungendo che tutti i risultati raggiunti nei negoziati condotti finora saranno “non validi”. Non è ancora stata annunciata la lista di beni su cui la Cina imporrà i dazi ritorsivi, ma un elenco pubblicato in precedenza includeva soia, sorgo e aerei di piccola dimensione. Nei mesi scorsi, Trump aveva minacciato di imporre dazi su altri 100 mld di dollari di importazioni dalla Cina nel caso in cui ci fosse stata ritorsione a fronte dei dazi sui primi 50 mld di dollari di import. Gli eventi di oggi aumentano in misura significativa la probabilità di una vera e propria guerra commerciale.

Questa potenziale guerra include non solo la Cina, ma anche gli alleati degli USA, come Canada, Messico e UE, soggetti dal 1° giugno ai dazi sulle importazioni di acciaio e alluminio. Secondo stime della Tax Foundation, l’introduzione dei dazi su 50 mld di dollari di importazioni dalla Cina, insieme a quelli già attuati su alluminio, acciaio, pannelli solari e lavatrici, avrebbe un effetto restrittivo sulla crescita americana di medio termine pari a -0,06 pp. Il FMI stima che un aumento generalizzato del 10% dei dazi sulle importazioni USA accompagnato da ritorsione equivalente da parte di tutti i partner contro gli Stati Uniti causerebbe una correzione della crescita mondiale di -0,5pp e di quella americana di -1pp.

Fonte: BONDWorld.it


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